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Legge regionale: n. 7 del 08/06/2018 “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 dicembre 2016, n. 24 (Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito)”.

Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 19 dicembre 2016, n. 24 (Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito)

INDICE

Art. 1Sostituzione dell’articolo 1 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 2Modifiche all’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 3Inserimento dell’articolo 2 bis alla legge regionale n. 24 del 2016

Art. 4Inserimento dell’articolo 2 ter nella legge regionale n. 24 del 2016

Art. 5Sostituzione dell’articolo 3 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 6Sostituzione dell’articolo 4 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 7Sostituzione dell’articolo 5 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 8Sostituzione dell’articolo 6 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 9Sostituzione dell’articolo 7 della legge regionale n. 24 del 2016

Art. 10Disposizione transitorie e finali

Art. 11Abrogazioni

Art. 12Entrata in vigore

 

Art. 1

Sostituzione dell’articolo 1 della legge regionale n. 24 del 2016

1. L’articolo 1 della legge regionale 19 dicembre 2016, n. 24 (Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito), è sostituito dal seguente:

“Art. 1

Oggetto e finalità

1. La Regione Emilia-Romagna, al fine di dare attuazione ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4, 30, 31, 32, 33, 34 e 38 della Costituzione, nonché agli articoli 33 e 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, istituisce il reddito di solidarietà (RES) e sostiene il sistema territoriale dei Centri per l’impiego e di interventi e servizi sociali a contrasto della povertà sulla base delle indicazioni della programmazione regionale in materia di servizi e politiche per il lavoro, del Piano sociale e sanitario regionale e del Piano regionale per la lotta alla povertà previsto all’articolo 14 del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147 (Disposizioni per l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà).

2. Il RES consiste in una misura regionale volta a contrastare, in integrazione con gli interventi nazionali, la povertà, l’esclusione sociale e la disuguaglianza, nonché a promuovere la crescita sociale ed economica, la valorizzazione delle competenze e dei saperi delle persone, l’acceso al lavoro.”.

Art. 2

Modifiche all’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016

1. La rubrica dell’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016 è sostituita dalla seguente: “Reddito di solidarietà e competenze dei Comuni e dei Centri per l’impiego”.

2. Il comma 1 dell’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“1. Il RES consiste in una misura regionale diretta ad integrare la misura nazionale, incrementandone l’ammontare del beneficio così come previsto all’articolo 14, comma 6, del decreto legislativo n. 147 del 2017, e può prevedere, sulla base della valutazione multidimensionale, specifiche ed ulteriori misure per l’inserimento lavorativo e l’attivazione sociale, anche mediante il raccordo con associazioni di volontariato.”.

3. Dopo il comma 1 dell’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016 è inserito il seguente:

“1 bis. Il benefico economico è erogato nell’ambito di un progetto personalizzato, di attivazione sociale e di inserimento lavorativo, di cui all’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà del richiedente e del relativo nucleo familiare.”.

4. Il comma 2 dell’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“2. I Comuni o le loro Unioni svolgono anche per il RES le funzioni loro attribuite dall’articolo 13 del decreto legislativo n. 147 del 2017, autorizzano la spesa e l’erogazione del contributo economico a favore del richiedente nella misura stabilita dal RES. Possono inoltre integrare il progetto con propri interventi, anche derivanti da risorse loro assegnate e non vincolate ad altre destinazioni.”.

Art. 3

Inserimento dell’articolo 2 bis alla legge regionale n. 24 del 2016

1. Dopo l’articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2016 è inserito il seguente:

“Art. 2 bis

Piano regionale per la lotta alla povertà

1. L’Assemblea legislativa approva il Piano regionale triennale per la lotta alla povertà, di cui all’articolo 14 del decreto legislativo n. 147 del 2017, in cui vengono definiti gli specifici rafforzamenti del sistema di interventi e servizi per il contrasto alla povertà finanziabili a valere sulla quota del Fondo Povertà nazionale e sui fondi regionali ed europei.

2. Il Piano dà altresì indicazioni per il coordinamento dei servizi e per la programmazione territoriale.”.

Art. 4

Inserimento dell’articolo 2 ter nella legge regionale n. 24 del 2016

1. Dopo l’articolo 2 bis della legge regionale n. 24 del 2016 è inserito il seguente:

“Art. 2 ter

Finanziamenti

1. Ai sensi dell’articolo 14, comma 6, del decreto legislativo n. 147del 2017, la Regione integra con proprie risorse il Fondo Povertà nazionale per l’erogazione del RES agli aventi diritto. A tal fine le modalità di utilizzo delle risorse e i rapporti finanziari sono regolati ai sensi dell’articolo 14, comma 7, del decreto legislativo n. 147 del 2017.

2. I finanziamenti regionali sono altresì destinati ai Comuni o alle loro Unioni per la realizzazione di interventi e servizi sociali a contrasto della povertà, secondo le modalità previste dalla legge regionale 12 marzo 2003, n. 2 (Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).”.

Art. 5

Sostituzione dell’articolo 3 della legge regionale n. 24 del 2016

1. L’articolo 3 della legge regionale 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“Art. 3

Beneficiari del RES

1. Possono accedere al RES i nuclei familiari, ammessi alla misura nazionale di cui al decreto legislativo n. 147 del 2017, residenti in Emilia-Romagna da almeno ventiquattro mesi continuativi.”.

Art. 6

Sostituzione dell’articolo 4 della legge regionale n. 24 del 2016

1. L’articolo 4 della legge regionale 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“Art. 4

Ammontare del RES e norme di attuazione

1. La Giunta regionale, sentita la Cabina di regia regionale per le politiche sanitarie e sociali di cui all’articolo 59 della legge regionale 30 luglio 2015, n. 13 (Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni), nella sua composizione allargata come prevista all’articolo 9, previo parere della competente Commissione assembleare, stabilisce le modalità di attuazione della presente legge, in particolare definisce l’ammontare del RES e le risorse da destinare ai Comuni.

2. Il RES ha la stessa durata della misura nazionale prevista dal decreto legislativo n. 147 del 2017, pari a diciotto mesi, superati i quali il sostegno non potrà essere richiesto se non trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo beneficio percepito.

3. L’ammontare del RES, ad integrazione di quanto previsto all’articolo 4 del decreto legislativo n. 147 del 2017, è calcolato in base alla scala di equivalenza di cui all’allegato 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159 (Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)), al netto delle maggiorazioni ivi previste. L’importo massimo erogabile come RES è pari a quello spettante ad una famiglia di sei componenti, indipendentemente dal numero anche superiore dei componenti il nucleo familiare beneficiario.”.

Art. 7

Sostituzione dell’articolo 5 della legge regionale n. 24 del 2016

1. L’articolo 5 della legge regionale n. 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“Art. 5

Modalità di accesso al RES

1. La richiesta del RES è presentata da uno dei componenti il nucleo familiare presso il Comune o l’Unione dei comuni territorialmente competente, mediante il modello di “domanda unica RES – REI” completo del requisito di residenza in un comune dell’Emilia-Romagna da almeno ventiquattro mesi continuativi.

2. Gli enti competenti all’istruttoria del RES sono gli stessi previsti dal decreto legislativo n. 147 del 2017.”.

Art. 8

Sostituzione dell’articolo 6 della legge regionale n. 24 del 2016

1. L’articolo 6 della legge regionale n. 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“Art. 6

Progetto personalizzato di attivazione sociale ed inserimento lavorativo

1. I Comuni nella predisposizione dei progetti personalizzati di cui all’articolo 6 del decreto legislativo n. 147 del 2017 tengono conto della misura aggiuntiva regionale RES.

2. Il progetto è unico e viene realizzato con i medesimi strumenti e le stesse modalità previste per la misura nazionale.”.

Art. 9

Sostituzione dell’articolo 7 della legge regionale n. 24 del 2016

1. L’articolo 7 della legge regionale n. 24 del 2016 è sostituito dal seguente:

“Art. 7

Cause di decadenza del RES

1. Si decade o si è sospesi dal RES se si decade o si è sospesi dalla misura nazionale prevista dal decreto legislativo n. 147 del 2017.

2. Si decade dal solo RES nel caso in cui si perda la residenza in un comune dell’Emilia-Romagna.”.

Art. 10

Disposizione transitorie e finali

1. A decorrere dal 1° luglio 2018:

a) non sarà più possibile fare domanda del RES secondo i precedenti requisiti;

b) i beneficiari del RES avranno facoltà di presentare domanda per la misura nazionale al fine di ottenere entrambi i benefici;

c) qualora non abbiano diritto alla misura prevista dal decreto legislativo n. 147 del 2017, proseguiranno con le precedenti modalità e regole a ricevere il beneficio regionale fino alla scadenza naturale;

d) coloro che siano già beneficiari della misura nazionale e non del RES potranno ottenere il nuovo RES fino alla scadenza prevista per la misura nazionale.

2. Ai fini di dare continuità alle misure di contrasto alla povertà, sono fatte salve, in quanto compatibili con la nuova disciplina nazionale e regionale, le disposizioni contenute nel protocollo d’intesa fra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e la Regione Emilia-Romagna per l’attuazione del sostegno per l’inclusione attiva (SIA) e la sua integrazione con il reddito di solidarietà (RES) del 27 giugno 2017 e nel protocollo d’intesa tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero dell’economia e delle finanze e Regione Emilia-Romagna del 14 luglio 2017, fino a nuova sottoscrizione relativa all’integrazione del RES con le analoghe misure previste dallo Stato.

3. Il RES è aggiornato conformemente alle eventuali modifiche del decreto legislativo n. 147 del 2017, con particolare riferimento ai criteri di ammissione al beneficio e alla durata dello stesso.

Art. 11

Abrogazioni

1. L’articolo 8 della legge regionale n. 24 del 2016 è abrogato.

2. Il regolamento regionale 6 aprile 2017, n. 2 (Regolamento di attuazione ai sensi dell’art. 8 legge regionale n. 24/2016 “Misure di contrasto alla povertà e sostegno al reddito”) è abrogato. Le disposizioni contenute nello stesso regolamento regionale continuano ad applicarsi nei casi previsti all’articolo 10, comma 1, lettera c), della presente legge, fino alla scadenza naturale del beneficio regionale.

Art. 12

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore il 1° luglio 2018.

Taruffi, Caliandro, Calvano, Sabattini, Iotti, Bagnari, Poli, Campedelli, Mumolo, Prodi, Zoffoli, Torri, Lori, Rossi, Marchetti Francesca, Bessi, Pruccoli, Serri, Montalti

Legge regionale: n. 6 del 11/05/2018 “Modifiche alla Legge Regionale 28 luglio 2008, n. 16 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale)”

L’Assemblea legislativa regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta regionale promulga
la seguente legge:

Art. 1

1.

Nel titolo della legge regionale 28 luglio 2008, n. 16 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale) e di conseguenza nelle rubriche del titolo I e del capo II della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“formazione e attuazione del diritto comunitario”

sono sostituite dalle seguenti:

“formazione e attuazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea”.

Art. 2

1.

La rubrica dell’articolo 1 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituita dalla seguente:

“Finalità e principi generali”.

2.

Al comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“del diritto comunitario”

sono sostituite dalle seguenti:

“delle politiche e del diritto dell’Unione europea”.

3.

Dopo il comma 1 dell’articolo 1 della legge regionale n. 16 del 2008 è aggiunto il seguente:

“1 bis. Le attività disciplinate dalla presente legge sono regolate dai principi di sussidiarietà, leale collaborazione, partecipazione democratica e trasparenza.”.

Art. 3

1.

Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole:

“Anche ai fini del miglioramento della qualità della legislazione”

sono soppresse.

2.

Al comma 1 dell’articolo 3 della legge regionale n. 16 del 2008 dopo le parole

“cooperazione interistituzionale”

sono aggiunte le seguenti:

“e si informano reciprocamente sui risultati di tali attività”.

Art. 4

1.

Prima dell’articolo 4, nel capo II del titolo I della legge regionale 16 del 2008, è inserito il seguente:

“Art. 3 bis
Qualità della legislazione
1. La Regione Emilia-Romagna partecipa alla formazione e attuazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea perseguendo gli obiettivi di qualità della legislazione e i principi europei per “Legiferare meglio”.
2. La Giunta e l’Assemblea legislativa, nel rispetto delle rispettive competenze, partecipano attivamente ai processi di formazione delle politiche e degli atti dell’Unione europea al fine di rendere più efficace e tempestivo il successivo adeguamento dell’ordinamento regionale.
3. Con riferimento alla fase ascendente, la Giunta e l’Assemblea legislativa partecipano, ove possibile in maniera congiunta e nel rispetto delle rispettive competenze, alle consultazioni promosse dalle istituzioni e dagli organi dell’Unione europea, con particolare attenzione a quelle che riguardano iniziative e proposte di atti legislativi dell’Unione europea segnalati nella sessione europea annuale dell’Assemblea legislativa prevista dall’articolo 5 e si informano reciprocamente sugli esiti.
4. La Regione partecipa alle iniziative attivate a livello nazionale ed europeo finalizzate a consolidare l’analisi dell’impatto delle iniziative e delle proposte di atti legislativi dell’Unione europea e a rafforzare l’analisi dell’impatto territoriale nelle valutazioni di impatto predisposte dalla Commissione europea.
5. Ai fini dello svolgimento delle attività previste dagli articoli 6 e 7, a seguito della trasmissione della relazione prevista dall’articolo 6, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 Sito esterno (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea), la Commissione competente in materia di rapporti con l’Unione europea può chiedere alla Giunta regionale elementi conoscitivi sul possibile impatto delle iniziative e delle proposte legislative dell’Unione europea, considerate di particolare rilevanza per il territorio regionale, sulle attività della Regione, degli enti locali, degli operatori economici e dei cittadini.
6. Con riferimento alla fase discendente, la Regione persegue gli obiettivi di qualità della legislazione ricorrendo alla consultazione delle parti interessate, contribuendo alla riduzione degli oneri amministrativi ed evitando disposizioni supplementari non necessarie. La relazione della competente Commissione assembleare sul progetto di legge europea regionale fa riferimento al perseguimento di tali obiettivi.”.

Art. 5

1.

Dopo l’articolo 3 bis del capo II del titolo I della legge regionale n. 16 del 2008, è inserito il seguente:

“Art. 3 ter
Partecipazione
1. La Regione Emilia-Romagna garantisce la partecipazione degli enti locali, dei portatori di interesse e dei cittadini del territorio emiliano-romagnolo alle proprie attività di partecipazione alla formazione e attuazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea.
2. Con riferimento alla fase ascendente, la Commissione assembleare competente in materia di rapporti con l’Unione europea, a seguito della presentazione del programma di lavoro da parte della Commissione europea, convoca in udienza conoscitiva i soggetti interessati. Le Commissioni assembleari tengono conto degli esiti dell’udienza conoscitiva nell’ambito dei lavori relativi alla sessione europea annuale dell’Assemblea legislativa.
3. La Giunta e l’Assemblea legislativa promuovono, anche mediante strumenti informatici, consultazioni sulle singole iniziative e proposte di atti legislativi dell’Unione europea, in particolare su quelle segnalate in esito ai lavori della sessione europea dell’Assemblea legislativa, e tengono conto dei risultati delle consultazioni nell’ambito delle attività di partecipazione alla fase ascendente di cui agli articoli 6 e 7.
4. Ai fini dell’attuazione del presente articolo, la Regione si avvale anche della Rete europea regionale, d’ora in poi Rete. Alla Rete possono partecipare gli enti locali e i portatori di interesse del territorio emiliano-romagnolo. La Rete è convocata almeno due volte l’anno, prima dell’avvio dei lavori della sessione europea e dopo l’approvazione del relativo atto di indirizzo, per la programmazione delle attività di partecipazione e delle consultazioni di cui al comma 3. Negli atti deliberativi di cui all’articolo 21 quinquies, comma 1, sono stabilite le modalità per la costituzione e il funzionamento della Rete. La partecipazione alle attività della Rete non dà luogo ad alcun compenso o rimborso.
5. Le attività della Rete sono coordinate da una Cabina di regia, composta dal Presidente della Giunta e dal Presidente dell’Assemblea legislativa, o loro delegati, che si avvale del supporto tecnico delle strutture di cui all’articolo 21 quinquies, comma 2, e promuove il coinvolgimento delle reti di informazione europea attive sul territorio regionale.
6. L’Assemblea legislativa garantisce la partecipazione ricorrendo agli strumenti previsti dal titolo V del regolamento interno e dalla legge regionale 9 febbraio 2010, n. 3 (Norme per la definizione, riordino e promozione delle procedure di consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali). L’Assemblea legislativa valorizza la partecipazione attiva alle attività previste dalla presente legge e, a tal fine, si impegna a promuovere l’attivazione di consultazioni, anche informatiche, sulle iniziative e proposte legislative dell’Unione europea di particolare interesse, stabilendo le modalità negli atti deliberativi di cui all’articolo 21 quinquies, comma 1.”.

Art. 6

1.

L’articolo 4 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“Art. 4
Rapporti Giunta – Assemblea legislativa
1. Ai sensi dell’articolo 12 dello Statuto, la Giunta informa l’Assemblea legislativa sulla partecipazione regionale alla formazione e attuazione delle politiche e degli atti dell’Unione europea nelle materie di competenza regionale, con particolare riferimento:
a) alle posizioni assunte a livello europeo, nazionale e in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulle iniziative e proposte di atti dell’Unione europea sui quali la Regione ha formulato osservazioni ai sensi dell’articolo 24, comma 3, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno e agli eventuali ulteriori contributi della Regione al processo decisionale europeo;
b) al seguito dato alla richiesta della Regione di convocazione della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ai fini del raggiungimento dell’intesa prevista dall’articolo 24, comma 4, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno;
c) al seguito dato alla richiesta della Regione alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano di apposizione della riserva di esame prevista dall’articolo 24, comma 5, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno;
d) alle risultanze delle riunioni del Comitato interministeriale per gli affari europei (CIAE) di cui all’articolo 2, comma 2, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno, finalizzate alla definizione della posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti dell’Unione europea quando si trattano materie che interessano la Regione Emilia-Romagna;
e) all’iter di formazione degli atti come comunicato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e ai documenti di indirizzo politico presentati dalla Regione Emilia-Romagna in ambito nazionale;
f) agli esiti della sessione europea della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano di cui all’articolo 22 della legge n. 234 del 2012 Sito esterno;
g) alle direttive europee che intervengono in materie di competenza regionale individuate in Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ai sensi dell’articolo 40, comma 5, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno;
h) ai provvedimenti regionali di recepimento delle direttive europee in materie di competenza regionale da comunicare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi dell’articolo 40, comma 2, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno;
i) agli atti adottati dalla Giunta per l’attuazione in via amministrativa di obblighi europei;
j) all’esecuzione di una decisione della Commissione europea o del Consiglio dell’Unione europea da parte della Giunta, nonché all’eventuale ricorso giurisdizionale avverso la decisione;
k) alle eventuali procedure di infrazione aperte a carico dello Stato per inadempienze imputabili alla Regione;
l) alla richiesta al Governo di impugnazione di un atto normativo europeo ai sensi dell’articolo 5, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131 Sito esterno (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3 Sito esterno).
2. La Giunta assicura l’informazione di cui al presente articolo principalmente in occasione della sessione europea annuale dell’Assemblea legislativa prevista dall’articolo 5. Al fine di consentire un’informazione tempestiva senza eccessivi oneri organizzativi e procedurali, la Giunta e l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa definiscono le modalità attuative del presente articolo ai sensi dell’articolo 21 quinquies.”.

Art. 7

1.

Dopo l’articolo 4 della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente:

“Art. 4 bis
Rapporto conoscitivo per la sessione europea dell’Assemblea legislativa
1. La Giunta presenta ogni anno, preferibilmente entro il mese di febbraio, il rapporto conoscitivo per la sessione europea dell’Assemblea legislativa sulla partecipazione della Regione alla formazione e attuazione delle politiche e degli atti dell’Unione europea.
2. Il rapporto conoscitivo, approvato con deliberazione di Giunta, è trasmesso all’Assemblea legislativa e contiene in sezioni distinte:
a) gli orientamenti e le priorità politiche che la Giunta intende perseguire nell’anno in corso con riferimento alle strategie e alle politiche dell’Unione europea di interesse regionale, elaborati anche in base alle priorità del programma di lavoro annuale della Commissione europea;
b) le iniziative, legislative e non, nonché le Comunicazioni contenenti le strategie, segnalate nel programma di lavoro annuale della Commissione europea che rientrano in materie di competenza regionale e considerate di maggior interesse ai fini della successiva partecipazione alla fase ascendente secondo le modalità previste dagli articoli 6 e 7;
c) l’aggiornamento sullo stato di adeguamento dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea, tenuto conto delle informazioni contenute nella relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea predisposta ai sensi dell’articolo 29, comma 3, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno;
d) l’indicazione dei possibili strumenti di adeguamento dell’ordinamento regionale agli obblighi europei, con particolare riferimento alla presentazione del progetto di legge europea regionale, e tenuto conto degli eventuali indirizzi formulati dall’Assemblea legislativa nell’ambito della sessione europea annuale precedente;
e) l’elenco delle eventuali procedure di infrazione aperte a carico dello Stato per inadempienze imputabili alla Regione, dello stato della procedura in cui si trovano e delle misure già adottate e che si prevede di adottare per chiuderle;
f) le informazioni relative ai risultati della partecipazione della Regione alla formazione e attuazione delle politiche e degli atti dell’Unione europea nelle materie di competenza regionale previste dall’articolo 4, commi 1 e 2;
g) l’aggiornamento sullo stato di avanzamento dei programmi operativi regionali relativi ai fondi strutturali, che dà conto dell’attività di valutazione svolta, fornendo informazioni sull’attuazione e sui risultati ottenuti dagli interventi finanziati unitamente alle metodologie di analisi utilizzate.”.

Art. 8

1.

L’articolo 5 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“Art. 5
Sessione europea
1. Entro il mese di marzo di ogni anno, l’Assemblea legislativa si riunisce in sessione europea in occasione dell’esame congiunto del programma di lavoro annuale della Commissione europea e della relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea presentata ai fini dell’articolo 29, comma 3, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno.
2. Per lo svolgimento della sessione europea entro il termine previsto nel comma 1, la Giunta regionale presenta il rapporto conoscitivo di cui all’articolo 4 bis.
3. L’Assemblea legislativa garantisce l’informazione, finalizzata anche alla partecipazione dei cittadini, degli enti locali e dei portatori di interesse, dando ampia diffusione al programma di lavoro annuale della Commissione europea, alla relazione sullo stato di conformità dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea e al rapporto conoscitivo della Giunta per la sessione europea. A tale fine l’Assemblea legislativa promuove forme di consultazione e di partecipazione attiva anche attraverso strumenti informatici.
4. L’esame degli atti di cui ai commi 1 e 2 può essere contestuale all’esame del progetto di legge europea regionale, presentato dalla Giunta ai sensi dell’articolo 8. L’Assemblea legislativa può concludere la sessione europea approvando apposito atto di indirizzo e riservandosi di esprimere le osservazioni su singoli atti, come previsto dall’articolo 6, comma 2.”.

Art. 9

1.

L’articolo 6 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“Art. 6
Partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente del diritto dell’Unione europea
1. La Giunta regionale e l’Assemblea legislativa garantiscono, nel rispetto delle rispettive competenze, l’adozione di una posizione unitaria della Regione sugli atti e sulle iniziative dell’Unione europea.
2. In attuazione dell’articolo 24, comma 3, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno, le osservazioni sugli atti trasmessi dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome sono di norma espresse dall’Assemblea legislativa, sulla base dell’istruttoria svolta congiuntamente dalle competenti strutture dell’Assemblea e della Giunta, con apposita risoluzione approvata dalla Commissione competente in materia di rapporti con l’Unione europea, nel rispetto dei tempi indicati dalla legge.
3. Per la formulazione di osservazioni ai sensi dell’articolo 24, comma 3, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno la Giunta può richiedere il parere alla Commissione competente in materia di rapporti con l’Unione europea che tiene conto del parere delle Commissioni competenti per materia. In caso di osservazioni della Giunta per le quali non sia stato richiesto il parere alla Commissione competente in materia di rapporti con l’Unione europea, le osservazioni stesse sono preventivamente trasmesse alla medesima Commissione.
4. L’Assemblea legislativa può chiedere alla Giunta di richiedere la convocazione della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ai fini del raggiungimento dell’intesa prevista dall’articolo 24, comma 4, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno nonché per richiedere l’apposizione della riserva di esame prevista dall’articolo 24, comma 5, della stessa legge.
5. Nei casi previsti dalla legge, la Giunta individua gli esperti della Regione Emilia-Romagna che partecipano nelle delegazioni del Governo alle attività dei gruppi di lavoro e dei comitati del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea, tenendo conto delle buone pratiche di collaborazione tecnica Giunta – Assemblea legislativa. I nominativi degli esperti sono comunicati all’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa.
6. Ai fini della formazione della posizione italiana, le osservazioni formulate ai sensi del presente articolo sono trasmesse, ai sensi dell’articolo 24, comma 3, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno, al Governo, al Parlamento nazionale, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative e delle Province autonome.
7. Per favorire l’ampia diffusione della posizione espressa dalla Regione sugli atti e le iniziative dell’Unione europea, le osservazioni di cui al presente articolo sono trasmesse agli altri soggetti istituzionali che intervengono nei processi decisionali europei.”.

Art. 10

1.

L’articolo 7 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“Art. 7
Sussidiarietà
1. L’Assemblea legislativa verifica il rispetto del principio di sussidiarietà nei progetti di atti legislativi dell’Unione europea in conformità all’articolo 6, primo paragrafo, del Protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato al Trattato sull’Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e, in attuazione dell’articolo 25 della legge n. 234 del 2012 Sito esterno, trasmette i risultati alle Camere in tempo utile per l’esame parlamentare dandone contestuale comunicazione alla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.
2. Gli esiti del controllo di sussidiarietà sono approvati con risoluzione della Commissione competente in materia di rapporti con l’Unione europea e comunicati alla Giunta ai fini della definizione della posizione regionale. La Giunta regionale segnala all’Assemblea legislativa eventuali valutazioni relative alla compatibilità con il principio di sussidiarietà delle proposte di atti legislativi dell’Unione europea.
3. L’Assemblea legislativa esercita il controllo del rispetto del principio di sussidiarietà anche nelle sedi di collaborazione e di cooperazione interistituzionale, in ambito nazionale ed europeo, di cui fa parte.
4. Per quanto riguarda il controllo del principio di sussidiarietà in sede giurisdizionale, l’Assemblea legislativa svolge le funzioni assegnate dall’articolo 11 in corrispondenza al proprio ruolo in fase ascendente.”.

Art. 11

1.

Dopo l’articolo 7 della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente:

“Art. 7 bis
Partecipazione al dialogo politico
1. L’Assemblea legislativa e la Giunta trasmettono alle Camere del Parlamento nazionale le osservazioni approvate ai sensi dell’articolo 6 anche ai fini della partecipazione al dialogo politico con le Istituzioni europee di cui all’articolo 9 della legge n. 234 del 2012 Sito esterno.”.

Art. 12

1.

Al comma 1 dell’articolo 8 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“ordinamento comunitario”

sono sostituite dalle seguenti:

“ordinamento europeo”

e le parole

“sessione comunitaria”

sono sostituite dalle seguenti:

“sessione europea”.

2.

Il comma 2 dell’articolo 8 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“2. La legge europea regionale, predisposta dalla Giunta, è la legge con cui la Regione persegue l’adeguamento dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea sulla base della verifica di conformità di cui al comma 1 e tenendo conto degli indirizzi formulati dall’Assemblea legislativa nella sessione europea. La Giunta può presentare il progetto di legge all’Assemblea legislativa in occasione della sessione europea. Il progetto di legge reca nel titolo l’intestazione “Legge europea regionale” con l’indicazione dell’anno di riferimento. La Commissione competente consulta i soggetti interessati, in particolare associazioni ed enti locali, convocando apposita udienza conoscitiva, con la facoltà di convocare ulteriori incontri tecnici.”.

3.

Il comma 3 dell’articolo 8 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“3. Resta salva la possibilità di prevedere specifiche misure di attuazione della normativa europea anche in altre leggi regionali. Le leggi e i provvedimenti regionali di recepimento indicano nel titolo il numero identificativo della direttiva europea recepita e sono immediatamente comunicate dalla Giunta al Governo secondo le modalità previste dall’articolo 40, comma 2, della legge n. 234 del 2012 Sito esterno.”.

Art. 13

1.

Nella rubrica e all’alinea del comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale n. 16 del 2008 la parola

“comunitaria”

è sostituita dalla seguente:

“europea”.

2. Alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale n. 16 del 2008:

a)

dopo le parole

“provvede al recepimento”

sono inserite le seguenti parole:

“e all’attuazione”;

b)

le parole

“direttive comunitarie”

sono sostituite dalle seguenti:

“direttive europee”.

3.

Alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“regolamenti comunitari”

sono sostituite dalle seguenti:

“regolamenti europei”.

4.

Alle lettere c) ed e) del comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“atti comunitari”

sono sostituite dalle seguenti:

 “atti dell’Unione europea”.

5.

Alla lettera f) del comma 1 dell’articolo 9 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“atti normativi comunitari”

sono sostituite dalle seguenti:

“atti normativi dell’Unione europea”.

6.

Nell’ultimo periodo del comma 2 dell’articolo 9 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“gli altri termini”

sono sostituite dalle seguenti:

“i termini”

e le parole

“all’ordinamento comunitario”

sono sostituite dalle seguenti:

“all’ordinamento dell’Unione europea”.

Art. 14

1.

Al comma 1 dell’articolo 10 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“circa le”

e

“circa i”

sono sostituite rispettivamente dalle parole

“sulle”

e

“sui”

e le parole

“Consiglio UE”

sono sostituite dalle seguenti:

“Consiglio dell’Unione europea”.

Art. 15

1.

Nella rubrica dell’articolo 11 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“atti normativi comunitari”

sono sostituite dalle seguenti:

“atti normativi dell’Unione europea”.

2.

Ai commi 1 e 2 dell’articolo 11 della legge regionale n. 16 del 2008 le parole

“atto normativo comunitario”

sono sostituite dalle seguenti:

“atto normativo dell’Unione europea”.

Art. 16

1.

Dopo l’articolo 11 della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente capo:

“Capo II bis
Programmazione e procedure di notifica”

Art. 17

1.

L’articolo 12 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“Art. 12
Partecipazione della Regione Emilia-Romagna a progetti e programmi promossi dall’Unione europea
1. La Regione Emilia-Romagna, nell’ambito delle proprie competenze e nel perseguimento delle finalità statutarie, partecipa ai programmi e progetti promossi dall’Unione europea.
2. La Giunta e l’Assemblea legislativa promuovono la conoscenza delle attività dell’Unione europea presso gli enti locali e gli altri soggetti pubblici e privati del territorio regionale e favoriscono la partecipazione degli stessi ai programmi e progetti promossi dall’Unione europea.
3. La Giunta e l’Assemblea legislativa si informano reciprocamente sulle iniziative di partecipazione ai programmi e progetti dell’Unione europea intraprese.”.

Art. 18

1.

Dopo l’articolo 12 della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente:

“Art. 12 bis
Programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei
1. Al momento della presentazione da parte della Commissione europea delle proposte di regolamento che stabiliscono le priorità, gli obiettivi e le regole per la programmazione, gestione e controllo dei fondi strutturali e di investimento europei, si attivano le procedure di fase ascendente previste dagli articoli 6 e 7. La Giunta informa l’Assemblea legislativa, anche in occasione dei lavori della sessione europea annuale, sulle posizioni assunte a livello nazionale ed europeo e sull’andamento dei negoziati che si concludono con l’approvazione dei regolamenti sui fondi strutturali e di investimento europei.
2. Nell’ambito dei lavori della sessione europea annuale di cui all’articolo 5, la Giunta informa l’Assemblea legislativa sull’avanzamento dei negoziati condotti a livello nazionale e con la Commissione europea finalizzati alla programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei e propedeutici alla predisposizione dei programmi operativi regionali e nazionali.
3. In attuazione dell’articolo 28, comma 4, lettera d), dello Statuto regionale, la Giunta trasmette le proposte dei programmi operativi regionali sui fondi strutturali e di investimento europei all’Assemblea legislativa per l’approvazione, secondo la procedura prevista dal Regolamento interno. I programmi operativi approvati dall’Assemblea legislativa sono trasmessi alla Commissione europea per le successive verifiche. La Giunta informa l’Assemblea legislativa sulle modifiche sostanziali apportate ai programmi operativi regionali a seguito delle eventuali osservazioni formulate dalla Commissione europea dopo la loro approvazione con decisione.
4. Con riferimento all’implementazione delle politiche di coesione, in ottemperanza al principio di sussidiarietà, la Regione garantisce il coinvolgimento degli enti locali e delle loro forme associative utilizzando tutte le sedi e gli strumenti che garantiscano la loro più ampia partecipazione.”.

Art. 19

1.

Dopo l’articolo 12 bis della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente:

“Art. 12 ter
Notifica delle discipline per le attività di servizi
1. La Regione notifica alla Commissione europea tramite la Presidenza del Consiglio dei Ministri i progetti di legge e di regolamento e le proposte di provvedimenti amministrativi che subordinano l’accesso a un’attività di servizi o il suo esercizio al rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti nella direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato interno, secondo le modalità stabilite dal decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 Sito esterno (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno).
2. La Giunta, tramite le strutture competenti, notifica, successivamente alla loro approvazione, i progetti di legge e di regolamento di propria iniziativa, nonché le proposte di provvedimenti amministrativi che prevedono le condizioni e i requisiti di cui al comma 1 e ne informa l’Assemblea legislativa.
3. L’Assemblea legislativa notifica i progetti di legge e di regolamento di iniziativa assembleare e i progetti di legge di iniziativa popolare che prevedono le condizioni ed i requisiti di cui al comma 1 dopo l’esame in sede referente da parte della Commissione competente per materia.”.

Art. 20

1.

Dopo l’articolo 12 ter della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente:

“Art. 12 quater
Notifica aiuti di Stato
1. La Regione assicura il rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 107, 108 e 109 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) in materia di aiuti di Stato.
2. Nella predisposizione di progetti di atti volti a istituire aiuti di Stato, la Giunta e l’Assemblea legislativa verificano la possibilità di istituire i regimi di aiuto previsti nei regolamenti di esenzione per categoria dell’Unione europea e predispongono regimi di aiuto soggetti a obbligo di notifica solo laddove strettamente necessario ai fini del raggiungimento dell’obiettivo.
3. La Regione notifica alla Commissione europea i progetti di legge, le proposte di regolamento e di atti amministrativi che istituiscono o modificano aiuti di Stato soggetti ad obbligo di notifica. A tal fine la Giunta, attraverso la struttura competente, trasmette alla Commissione europea, tramite la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, la notifica di tali atti, secondo le modalità previste dalla normativa europea e nazionale di riferimento.
4. Qualora la proposta subisca durante l’iter deliberativo modifiche sostanziali rispetto al testo originariamente notificato alla Commissione europea, la notifica è rinnovata, a cura della Giunta, con le stesse procedure.
5. Alle misure notificate non può essere data esecuzione prima dell’adozione della decisione di autorizzazione da parte della Commissione europea; a tal fine i relativi atti contengono la clausola che ne sospende l’efficacia sino alla decisione di autorizzazione dell’aiuto da parte della Commissione europea.
6. La Giunta, attraverso la struttura competente, trasmette alla Commissione europea, tramite la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, le comunicazioni previste dalla normativa europea per i regimi di aiuto di Stato non soggetti a notifica.
7. Per gli atti di iniziativa dell’Assemblea legislativa, la Giunta, mediante la struttura competente, trasmette la notifica o la comunicazione degli atti alla Commissione europea su richiesta del Presidente dell’Assemblea legislativa che informa la Commissione assembleare competente per materia.”.

Art. 21

1.

Dopo l’articolo 21 della legge regionale n. 16 del 2008 è inserito il seguente titolo:

“Titolo II bis
PROMOZIONE E SOSTEGNO DELLA CITTADINANZA EUROPEA E DELLA STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA”

Art. 22

1.

Nel titolo II bis della legge regionale n. 16 del 2008, dopo l’articolo 21 è inserito il seguente:

“Art. 21 bis
Finalità
1. La Regione Emilia-Romagna riconosce l’importanza di promuovere la conoscenza dei diritti e doveri derivanti dalla cittadinanza europea, così come regolata dalla Parte seconda del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), relativa alla “Non discriminazione e cittadinanza dell’Unione”, nonché la diffusione della conoscenza della storia dell’integrazione europea.
2. Per le finalità di cui al comma 1, la Regione sostiene altresì la partecipazione dei cittadini, delle istituzioni scolastiche, delle associazioni e degli enti locali a progetti e programmi promossi dall’Unione europea.”.

Art. 23

1.

Nel titolo II bis della legge regionale n. 16 del 2008, dopo l’articolo 21 bis è inserito il seguente:

“Art. 21 ter
Tipologia degli interventi
1. Per le finalità di cui all’articolo 21 bis, la Giunta e l’Assemblea legislativa promuovono e sostengono, anche attraverso la corresponsione di contributi, i seguenti interventi:
a) iniziative culturali, didattiche e formative finalizzate alla diffusione e conoscenza della storia dell’integrazione europea e dei diritti e doveri derivanti dalla cittadinanza europea, nonché delle opportunità offerte dai programmi europei, anche in collaborazione con istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, enti locali, università, associazioni, fondazioni e altri soggetti senza scopo di lucro anche a livello europeo e internazionale;
b) progetti realizzati da istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, enti locali, università, associazioni, fondazioni e altri soggetti senza scopo di lucro, con sede in Emilia-Romagna, volti a diffondere la conoscenza dei diritti e doveri derivanti dalla cittadinanza europea, nonché a far conoscere la storia dell’integrazione europea, la memoria degli eventi storici che dal dopoguerra ad oggi hanno caratterizzato il percorso di integrazione europea e le vicende dei protagonisti del percorso di integrazione europea, con particolare attenzione alle personalità emiliano-romagnole che a vario titolo hanno dato il loro contributo;
c) visite educative degli studenti presso le principali Istituzioni dell’Unione europea promosse dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado;
d) iniziative e progetti per facilitare la conoscenza e la partecipazione di cittadini, enti locali, istituzioni scolastiche e associazioni a progetti e programmi promossi dall’Unione europea.”.

Art. 24

1.

Nel titolo II bis della legge regionale n. 16 del 2008, dopo l’articolo 21 ter è inserito il seguente:

“Art. 21 quater
Attuazione degli interventi
1. L’Assemblea legislativa approva, su proposta della Giunta, di norma ogni tre anni, il programma pluriennale per l’attuazione degli interventi di competenza della Giunta di cui al presente titolo.
2. Il programma stabilisce:
a) gli obiettivi da perseguire;
b) gli ambiti d’intervento e i soggetti beneficiari;
c) le modalità per l’attuazione degli interventi e i criteri per la concessione dei contributi;
d) i parametri per valutare i risultati dell’intervento regionale.
3. L’Assemblea legislativa, nell’ambito di quanto previsto dall’articolo 21 ter, attua gli interventi di sua competenza direttamente o in collaborazione con istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, enti locali, università, associazioni, fondazioni e altri soggetti senza scopo di lucro anche a livello europeo e internazionale.
4. La Giunta e l’Assemblea legislativa individuano le modalità per garantire il coordinamento degli interventi di rispettiva competenza.
5. Per l’attuazione degli interventi di cui al presente titolo, la Giunta e L’Assemblea legislativa possono raccordarsi con le rappresentanze delle Istituzioni europee in Italia e le reti di informazione europea attive sul territorio regionale.
6. In occasione della sessione europea, la Giunta informa l’Assemblea legislativa sull’attuazione del programma. L’Assemblea legislativa può adottare, contestualmente all’atto di indirizzo approvato ai sensi dell’articolo 5, comma 4, indirizzi alla Giunta sulle attività di cui al presente titolo.”.

Art. 25

1.

Nel titolo III della legge regionale n. 16 del 2008, prima dell’articolo 22 è inserito il seguente articolo:

“Art. 21 quinquies
Norme attuative
1. Per lo svolgimento delle attività previste dall’articolo 12 dello Statuto e dai capi I e II del titolo I della presente legge, con delibera di Giunta e con delibera dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa, assunte d’intesa, previa informazione alla Commissione assembleare competente, sono disciplinati:
a) gli aspetti organizzativi interni alla Giunta e all’Assemblea legislativa che consentano il raccordo tra le strutture esistenti all’interno della Regione Emilia-Romagna, nonché tra queste e le analoghe strutture a livello nazionale ed europeo;
b) le modalità per la costituzione e il funzionamento della Rete europea regionale prevista dall’articolo 3 ter, comma 4;
c) le modalità per l’attivazione delle consultazioni informatiche previste dall’articolo 3 ter, comma 6;
d) le modalità per garantire l’informazione tempestiva e senza eccessivi oneri organizzativi e procedurali previste dall’articolo 4, comma 2.
2. Il coordinamento della partecipazione della Regione alla formazione e attuazione del diritto e delle politiche dell’Unione europea è assegnato alla struttura individuata dalla direzione generale, per l’Assemblea legislativa, e a quella che si occupa di affari legislativi, per la Giunta. La Giunta e l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa individuano nell’atto organizzativo di cui al comma 1 un gruppo di lavoro congiunto, coordinato dai responsabili di tali strutture, di cui fa altresì parte il responsabile della struttura regionale di delegazione della Regione Emilia-Romagna con sede a Bruxelles.
3. Per dare attuazione alla presente legge, inoltre, ciascuna direzione generale della Giunta individua, nell’ambito di un gruppo di lavoro coordinato dal responsabile della struttura che si occupa di affari legislativi, uno o più referenti che garantiscono il raccordo con le strutture di appartenenza, assicurano il monitoraggio delle attività di rilevanza europea di competenza e collaborano alla predisposizione dei rispettivi contributi, delle relazioni da trasmettere all’Assemblea legislativa o ad altri soggetti istituzionali e li comunicano ai coordinatori di cui al comma 2.
4. Per lo svolgimento delle attività previste dall’articolo 12 dello Statuto e dai capi I e II del titolo I della presente legge, la struttura regionale di delegazione della Regione Emilia-Romagna presso l’Unione europea con sede a Bruxelles assicura il supporto all’Assemblea legislativa.
5. Per garantire l’adeguata informazione e consentire la partecipazione dei soggetti interessati e dei cittadini alle attività di fase ascendente e discendente della Regione, l’Assemblea legislativa istituisce apposita sezione sul proprio sito dedicata alle attività di partecipazione della Regione alla formazione e attuazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea.
6. L’Assemblea legislativa e la Giunta concordano le modalità per rendere più agevole il reciproco accesso alle banche dati istituzionali in materia europea.”.

Art. 26

1.

L’articolo 22 della legge regionale n. 16 del 2008 è sostituito dal seguente:

“Art. 22
Clausola valutativa
1. L’Assemblea legislativa esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine, con cadenza triennale, in occasione della discussione del rapporto conoscitivo per la sessione europea, la Giunta presenta alla competente Commissione assembleare una relazione che fornisca informazioni sui seguenti aspetti:
a) esiti della partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente;
b) attuazione e funzionamento della partecipazione degli enti locali, dei portatori di interesse e dei cittadini alle attività di partecipazione alla formazione e attuazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea;
c) eventuali criticità riscontrate nell’attuazione delle procedure previste per la partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione delle politiche e del diritto dell’Unione europea;
d) attuazione degli interventi previsti per la promozione e il sostegno della cittadinanza europea e della storia dell’integrazione europea, evidenziando la destinazione delle risorse stanziate, risultati raggiunti ed eventuali criticità riscontrate.
2. Le competenti strutture di Assemblea e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.
3. La Regione può promuovere forme di valutazione partecipata coinvolgendo cittadini e soggetti attuatori degli interventi previsti.”.

Art. 27
Disposizioni finali

1. Le deliberazioni sugli aspetti organizzativi di cui all’articolo 21 quinquies, comma 1, della legge regionale n. 16 del 2008 sono approvate entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

Art. 28
Abrogazioni

1. Sono abrogate le seguenti disposizioni:

a) l’articolo 28 della legge regionale 6 settembre 1993, n. 32 (Norme per la disciplina del procedimento amministrativo e del diritto di accesso);

2) gli articoli 2 e 13 della legge regionale n. 16 del 2008.
La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Emilia-Romagna.

LEGGE REGIONALE 17 novembre 2017, n. 21 NORME IN MATERIA DI PRODUZIONE E VENDITA DEL PANE E DEI PRODOTTI DA FORNO E PER LA LORO VALORIZZAZIONE

L’Assemblea legislativa regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta regionale promulga
la seguente legge:

Art. 1
Finalità

1. La Regione Emilia-Romagna, al fine di valorizzare la professionalità artigiana, nonché di promuovere la modernizzazione e lo sviluppo dell’attività di panificazione e di garantire il diritto all’informazione del consumatore, disciplina l’attività di produzione e vendita del pane.

2. Per le finalità di cui al comma 1, in conformità alla normativa comunitaria e statale vigente, vengono individuate le denominazioni di “pane”, “pane fresco”, “pane conservato”, “prodotto intermedio di panificazione”, “panificio”, “impresa di panificazione”, “forno regionale artigianale”, “responsabile dell’attività produttiva”.

3. Le disposizioni della presente legge non si applicano al pane prodotto dall’imprenditore agricolo nell’esercizio dell’attività agricola.

Art. 2
Definizioni

1. Ai sensi dell’articolo 14 della legge 4 luglio 1967, n. 580 Sito esterno (Disciplina per la lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e delle paste alimentari), è denominato “pane” il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua e lievito, con o senza aggiunta di sale comune (cloruro di sodio).

2. Nella produzione del pane possono essere altresì impiegati, oltre agli ingredienti previsti dal comma 1, altri ingredienti alimentari, quali spezie, erbe aromatiche, olio di oliva, olio extravergine di oliva e grasso di suino (strutto), secondo quanto previsto dall’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998, n. 502 Sito esterno (Regolamento recante norme per la revisione della normativa in materia di lavorazione e di commercio del pane, a norma dell’articolo 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146 Sito esterno).

3. In conformità all’articolo 4 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223 Sito esterno (Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 Sito esterno, si intende:

a) per “panificio” l’impresa di panificazione che svolge l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale. Ai fini della presente legge, l'”impresa di panificazione” è intesa come il complesso di beni e servizi organizzati dall’imprenditore per la produzione di pane, impasti da pane, prodotti da forno dolci e salati. Il termine panificio può designare anche il punto vendita di proprietà o collegato all’impianto di produzione della stessa azienda. Il panificio può svolgere l’intero ciclo di produzione anche degli impasti da pane e dei prodotti da forno assimilati;

b) per “pane fresco” il pane che sia stato preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento, alla surgelazione e ad altri trattamenti con effetto conservante di materie prime, dei prodotti intermedi della panificazione e degli impasti, eccezion fatta per le tecniche mirate al solo rallentamento del processo di lievitazione, senza additivi conservanti e che sia posto in vendita al consumatore finale entro un termine che tenga conto delle tipologie panarie esistenti a livello territoriale e comunque non oltre le ventiquattro ore dal momento in cui sia stato completato il processo produttivo. E’ ritenuto continuo, ai fini della denominazione in oggetto, il processo di produzione per il quale non intercorra un intervallo di tempo superiore a settantadue ore dall’inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto;

c) per “pane conservato” il prodotto che non ha le caratteristiche di cui alla precedente lettera b). Non rientra in tale definizione il pane sottoposto a successivi processi di lavorazione finalizzati all’essiccamento, tostatura e biscottatura del prodotto.

4. Si intende altresì:

a) per “forno regionale artigianale” l’esercizio di vendita annesso, ovvero i locali di produzione e stoccaggio, non necessariamente attigui, ma riconducibili al panificio iscritto all’albo delle imprese artigiane ai sensi della legge 8 agosto 1985, n. 443 Sito esterno (Legge-quadro per l’artigianato) e avente sede legale o operativa in Emilia-Romagna;

b) per prodotto “intermedio di panificazione” l’impasto, preformato o non, lievitato o non, destinato alla conservazione prolungata e alla successiva cottura per l’ottenimento del prodotto finale pane. È da considerarsi tale l’impasto sottoposto a congelamento, surgelazione o ad altri metodi di conservazione che mantengano inalterate le caratteristiche del prodotto intermedio per prolungati periodi di tempo, determinando un’effettiva interruzione del ciclo produttivo.

5. È comunque vietato l’utilizzo di denominazioni quali pane di giornata, pane appena sfornato e pane caldo, nonché di qualsiasi altra denominazione che possa indurre in inganno il consumatore.

Art. 3
Attività di panificio

1. L’apertura di un nuovo panificio, il trasferimento e la trasformazione di panifici già esistenti sono soggetti a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 Sito esterno(Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), da inoltrarsi al Comune competente per territorio, nonché al rispetto della vigenti norme in materia igienico-sanitaria, edilizia, ambientale e di sicurezza nei luoghi di lavoro.

2. Il panificio di cui all’articolo 2, comma 3, lettera a), produce il pane fresco con metodi tradizionali oppure mediante tecnologie alternative o innovative idonee a garantire al consumatore un prodotto di qualità.

3. Il panificio può svolgere anche attività di produzione e vendita di prodotti da forno, di impasti e di prodotti semilavorati refrigerati, congelati o surgelati, nonché attività di vendita dei prodotti di propria produzione per il consumo immediato, utilizzando locali e arredi dell’azienda, con esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle norme igienico-sanitarie.

Art. 4
Responsabile dell’attività produttiva

1. Il responsabile dell’attività produttiva garantisce il rispetto delle regole di buona pratica professionale, l’utilizzo di materie prime in conformità alle norme vigenti, l’osservanza delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro, nonché la qualità del prodotto finito. Garantisce, altresì, il rispetto dei termini temporali di cui all’articolo 2, comma 3, lettera b).

2. Il responsabile dell’attività produttiva:

a) è il titolare, ovvero un collaboratore familiare, socio o lavoratore dell’impresa di panificazione, appositamente designato dal legale rappresentante dell’impresa stessa all’atto della presentazione della SCIA;

b) deve essere individuato per ogni panificio e per ogni unità locale di un impianto di produzione ove è presente il laboratorio di panificazione;

c) deve frequentare con esito positivo un corso di formazione professionale. I contenuti, la durata e le modalità di svolgimento del corso sono stabiliti con provvedimento della Giunta regionale, che definisce anche le modalità di aggiornamento periodico, ai sensi della legge regionale 30 giugno 2003, n. 12 (Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro).

3. Non è tenuto a frequentare il corso di cui al comma 2, lettera c), il responsabile dell’attività produttiva che risulti in possesso di uno dei seguenti requisiti:

a) avere prestato la propria opera per almeno due anni presso un’impresa di panificazione con la qualifica di operaio panettiere o una qualifica superiore secondo la disciplina dei vigenti contratti;

b) avere esercitato per almeno due anni l’attività di panificazione in qualità di titolare, collaboratore familiare o socio prestatore d’opera;

c) essere in possesso di un diploma di scuola media superiore in materie attinenti l’attività di panificazione;

d) essere in possesso del diploma professionale quadriennale, conseguito presso il Sistema di istruzione e formazione professionale (IeFP) in materie attinenti l’attività di panificazione, unitamente a un periodo di attività lavorativa di panificazione di almeno un anno presso imprese del settore;

e) essere in possesso di una qualifica professionale, rilasciata da una Regione, attinente l’attività di panificazione, unitamente a un periodo di attività lavorativa di panificazione della durata di almeno un anno svolta presso imprese del settore, oppure di due anni qualora l’attestato sia stato conseguito prima del compimento della maggiore età.

4. L’elenco dei diplomi di cui al comma 3, lettere c) e d), è individuato dalla Giunta regionale.

5. Le attività di cui al comma 3, lettere a) e b), devono essere accertate presso l’Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS), l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), il Centro per l’impiego o la Camera di commercio, industria, artigianato, agricoltura (CCIAA).

6. Le modalità di aggiornamento professionale periodico del responsabile dell’attività produttiva sono definite con provvedimento della Giunta regionale.

7. Il responsabile dell’attività produttiva svolge la propria attività in completa autonomia relativamente alla gestione, organizzazione e attuazione della produzione.

Art. 5
Modalità di vendita

1. Il pane fresco è venduto entro ventiquattro ore dalla conclusione del processo produttivo in scaffali riservati e contrassegnati dalla dicitura “pane fresco”.

2. Il pane conservato è posto in vendita confezionato, in scaffali separati dal pane fresco e contrassegnati dalla dicitura “pane conservato” e riporta lo stato e il metodo di conservazione utilizzato, il luogo di origine o di provenienza dell’impasto e del prodotto, la data di produzione, la ragione sociale del produttore, nonché le eventuali modalità di conservazione e di consumo.

3. Il prodotto intermedio di panificazione è commercializzato già confezionato e riporta sulla confezione le indicazioni previste dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 Sito esterno (Attuazione della direttiva 89/395/CEE e della direttiva 89/396/CEE concernenti l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari), ivi comprese le modalità di conservazione e di utilizzo.

4. L’impresa che provvede alla lievitazione, alla cottura o completamento di cottura, ovvero alla sola cottura o completamento di cottura del prodotto di cui al comma 3, è tenuta ad esporre in modo visibile nei propri locali l’avviso che la stessa provvede esclusivamente alle fasi di cottura o di completamento di cottura.

5. Il prodotto di cui al comma 4 è posto in vendita in scaffali separati dal pane fresco ed eventualmente coincidenti con quelli dedicati al pane conservato, contrassegnati dalla dicitura “pane ottenuto da cottura di impasti” e riporta lo stato e il metodo di conservazione utilizzato, il luogo di origine o di provenienza dell’impasto e del prodotto, la data di produzione, la ragione sociale del produttore.

6. Al processo di completamento di cottura di pane parzialmente cotto, surgelato e non, si applicano le disposizioni dell’articolo 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1998, n. 502 Sito esterno (Regolamento recante norme per la revisione della normativa in materia di lavorazione e di commercio del pane, a norma dell’articolo 50 della legge 22 febbraio 1994, n. 146 Sito esterno). Nel caso di prodotto surgelato, l’etichetta dovrà riportare inoltre le indicazioni previste dalla normativa vigente in materia di prodotti alimentari surgelati.

7. Il pane, ed il prodotto di cui al comma 4, ottenuti dalla miscelazione di diversi tipi di sfarinati, compresi quelli miscelati con sfarinati di grano, devono essere posti in vendita con l’aggiunta alla denominazione di pane della specificazione del vegetale da cui proviene la farina impiegata, secondo quanto disposto all’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 502 del 1998 Sito esterno.

8. Qualora nella produzione del pane siano impiegati, oltre agli sfarinati di grano o di altri cereali, altri ingredienti alimentari, la denominazione di vendita deve essere completata dalla menzione dell’ingrediente utilizzato e, nel caso di più ingredienti, di quello o di quelli caratterizzanti secondo quanto disposto all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 502 del 1998 Sito esterno.

9. Fermo restando quanto previsto dal decreto legislativo n. 109 del 1992 Sito esterno, nonché dalla normativa in materia di igiene degli alimenti, è fatto obbligo, nella vendita del pane sfuso, di disporre di apposite attrezzature per la vendita dello stesso, distinte e separate da altri generi alimentari. È consentita la vendita di pane sfuso in aree pubbliche, nelle costruzioni stabili e nei negozi mobili, purché l’esercente sia dotato di apposite attrezzature per l’esposizione, con idonee caratteristiche igienico-sanitarie. In assenza di tali attrezzature è consentita solo la vendita di pane preconfezionato all’origine dall’impresa produttrice.

Art. 6
Valorizzazione

1. La Regione, al fine di promuovere e valorizzare il pane ed i prodotti da forno realizzati dai forni di cui all’articolo 2, comma 4, lettera a), può sostenere con specifici contributi le iniziative promozionali da tenersi durante la “Giornata del pane e dei prodotti da forno”, che si svolge ogni anno nel mese di ottobre.

2. Per l’attività di valorizzazione e di promozione di cui all’articolo 1, comma 1, la Giunta regionale predispone, fra l’altro, azioni finalizzate alla tracciabilità del prodotto, anche supportando accordi intercategoriali di filiere.

3. La data dell’evento, l’ammontare e le modalità di concessione dei contributi di cui al presente articolo, sono definite con atto della Giunta regionale.

Art. 7
Vigilanza

1. La vigilanza sull’applicazione della presente legge è esercitata dai Comuni, a cui spettano i proventi delle sanzioni amministrative previste dall’articolo 8. Resta salva la competenza dell’Azienda USL (AUSL) per le violazioni in materia sanitaria, nonché relative alla tutela e alla sicurezza del lavoro.

Art. 8
Sanzioni

1. In caso di violazioni sanabili alle previsioni di cui alla presente legge che non riguardino la previsione di cui all’articolo 3, comma 1, si applica l’istituto della diffida amministrativa, come disciplinato dall’articolo 7 bis della legge regionale 28 aprile 1984, n. 21 (Disciplina dell’applicazione delle sanzioni amministrative di competenza regionale).

2. Fatte salve le ulteriori sanzioni previste dalla normativa nazionale, per le violazioni delle disposizioni della presente legge si applicano le seguenti sanzioni amministrative:

a) da 2.500 a 10.000 euro nel caso di attività produttiva di panificazione svolta senza presentare la Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA);

b) da 2.500 a 10.000 euro per la mancata o errata identificazione del pane fresco, del pane conservato e del prodotto derivante dalla cottura del prodotto intermedio di panificazione nelle strutture di vendita;

c) da 1.000 a 8.000 euro per il panificio che non svolga nel proprio ambito l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime fino alla cottura finale;

d) da 1.000 a 4.000 euro per il non rispetto di ogni ulteriore obbligo di cui all’articolo 5, non già ricadente nella previsione di cui alla lettera b);

e) da 1.000 a 4.000 euro nel caso di mancata indicazione del responsabile dell’attività produttiva o di sua inottemperanza all’obbligo formativo o all’aggiornamento professionale.

3. In caso di recidiva le sanzioni di cui al comma 2 sono raddoppiate e, in caso di particolare gravità, il sindaco può disporre la sospensione dell’attività di vendita per un periodo non superiore a venti giorni.

Art. 9
Aiuti di Stato

1. Gli atti adottati in attuazione dell’articolo 6, che prevedano l’attivazione di interventi configurabili come aiuti di Stato, ad eccezione dei casi in cui detti aiuti siano erogati in conformità a quanto previsto dai regolamenti comunitari di esenzione, sono oggetto di notifica ai sensi degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Art. 10
Disposizioni transitorie

1. I panifici attivi alla data di entrata in vigore della presente legge comunicano, entro centottanta giorni, allo Sportello unico attività produttive (SUAP) il nominativo del responsabile dell’attività produttiva ai fini dell’annotazione nel registro delle imprese.

2. In sede di prima applicazione della presente legge, i responsabili dell’attività produttiva, ad eccezione dei soggetti di cui all’articolo 4, comma 3, sono tenuti alla formazione di cui all’articolo 4, comma 2, lettera c), entro il termine massimo di dodici mesi dall’attivazione dei corsi.

Art. 11
Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge la Regione fa fronte, per l’esercizio 2017, mediante l’istituzione nella parte spesa del bilancio regionale di appositi capitoli o apportando eventuali variazioni a capitoli esistenti, nell’ambito di missioni e programmi specifici, la cui copertura è assicurata dai fondi a tale scopo accantonati nell’ambito del fondo speciale, di cui alla Missione 20 Fondi e accantonamenti – Programma 3 Altri fondi “Fondo speciale per far fronte agli oneri derivanti da provvedimenti legislativi regionali in corso di approvazione – Spese correnti” del bilancio di previsione 2017 – 2019.

2. La Giunta regionale è autorizzata a provvedere, con proprio atto, alle variazioni di bilancio che si rendessero necessarie.

3. Per gli esercizi successivi al 2017 agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si fa fronte nell’ambito delle autorizzazioni di spesa annualmente disposte dalla legge di approvazione del bilancio ai sensi di quanto previsto dall’articolo 38 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 Sito esterno (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42 Sito esterno).
La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.
E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Emilia-Romagna.

 

A firma dei Consiglieri: Lori, Rontini, Caliandro, Bagnari, Mumolo, Poli, Molinari, Tarasconi, Cardinali, Marchetti Francesca, Montalti, Ravaioli, Rossi Nadia, Sabattini, Campedelli, Serri, Pruccoli, Zoffoli

LEGGE REGIONALE 23 giugno 2017, n. 11 SOSTEGNO ALL’EDITORIA LOCALE

L’Assemblea legislativa regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta regionale promulga
la seguente legge:
Art. 1
Oggetto e finalità
1. L’informazione libera e plurale è alla base di una società democratica e aperta e come tale rappresenta un bene d’interesse pubblico da tutelare. Per questo la regione Emilia-Romagna sostiene le imprese operanti nel settore in ambito locale, in primo luogo per la loro qualificazione e innovazione, perseguendo l’obiettivo di una sempre maggiore informazione ai cittadini e della loro partecipazione attiva alla formazione dei processi decisionali.
2. Per le finalità di cui al comma 1 la Regione promuove appositi interventi volti a scongiurare l’impoverimento del panorama dell’informazione locale e la standardizzazione dei contenuti, contrastare eventuali squilibri territoriali, sostenere l’innovazione organizzativa e tecnologica, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali, contrastare la precarizzazione del lavoro giornalistico e dell’intera filiera tecnica di produzione dell’informazione tutelandone la qualità e la professionalità, sostenere l’avvio d’imprese fondate o composte da giovani giornalisti.
Art. 2
Definizioni
1. Ai sensi e per gli effetti della presente legge sono imprese dell’informazione operanti in ambito locale le imprese, aventi qualsiasi forma giuridica, iscritte nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) che svolgono la propria attività in uno dei seguenti ambiti:
a) emittenza televisiva digitale terrestre (DTT);
b) emittenza radiofonica con trasmissione di segnale con tecnologia analogica e digitale ovvero con tecnologie DAB/DAB+ o DRM/DRM+;
c) emittenza radio ed emittenza radio-televisiva via web, streaming/applicazione on demand su diverse piattaforme o con trasmissione di segnale con tecnologie satellitari;
d) stampa quotidiana cartacea;
e) testate giornalistiche online;
f) agenzie di stampa quotidiana;
g) stampa periodica regionale e locale.
Art. 3

(soppresse parole: lettera a) punto 2, lettera b) punto 2, lettera c) punto 2, lettera d) punto 2, lettera e) punto 1, lettera f) punto 1, lettera g) punto 2 del comma 2 da art. 40 L.R. 18 luglio 2017, n. 14)

Requisiti per l’accesso a contributi e incentivi
1. Sono destinatari degli interventi di cui all’articolo 6, comma 1, le imprese dell’informazione di cui all’articolo 2 iscritte da almeno un anno nel ROC, che operano nella regione Emilia-Romagna e che:
a) svolgono l’attività disponendo di una testata giornalistica regolarmente registrata al tribunale competente, con un direttore responsabile iscritto all’Ordine dei giornalisti;
b) dispongono di una redazione giornalistica composta da giornalisti, professionisti o pubblicisti, dipendenti con rapporto di lavoro a tempo pieno o part-time;
c) si avvalgono, per l’attività giornalistica, esclusivamente di personale iscritto all’Albo dei giornalisti di cui all’articolo 26 della legge 3 febbraio 1963, n. 69 Sito esterno (Ordinamento della professione di giornalista), assunto nel rispetto della contrattazione collettiva nazionale del comparto o retribuito mediante equo compenso così come definito dalla legge 31 dicembre 2012, n. 233 Sito esterno (Equo compenso nel settore giornalistico) coerentemente con i principi stabiliti dal Patto per il lavoro;
d) sono in regola con il versamento dei contributi all’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI) per il personale giornalistico;
e) sono in regola con il versamento dei contributi previdenziali per il restante personale;
f) sono in regola con il pagamento degli stipendi. In caso contrario, a pena di decadenza dal contributo o altro incentivo riconosciuto e con recupero delle somme eventualmente erogate ai sensi dell’articolo 10 comma 4, hanno l’obbligo di rientrare in una situazione di regolarità entro tre mesi dalla data di riconoscimento del contributo o incentivo stesso; nelle more del periodo necessario alla regolarizzazione, l’effettiva erogazione del contributo o di altro incentivo è sospesa;
g) dedicano all’informazione locale autoprodotta una foliazione o un numero di articoli pubblicati o un numero di lanci d’agenzia (take) o una fascia oraria complessiva del proprio palinsesto diurno (ore 7-24.00) pari a una quota complessiva di almeno il 60 per cento dell’attività giornalistica svolta dalla propria redazione;
h) sono in regola con le norme che disciplinano il diritto al lavoro dei disabili avendo ottemperato alle disposizioni contenute nella legge 12 marzo 1999, n. 68 Sito esterno (Norme per il diritto al lavoro dei disabili);
i) sono in regola con gli adempimenti previsti dalle norme sulla sicurezza e salute dei luoghi di lavoro;
j) non hanno effettuato negli ultimi sei mesi licenziamenti per motivi economici di personale adibito alle stesse mansioni cui si riferiscono le assunzioni;
k) non hanno in atto provvedimenti di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro di personale adibito alle stesse mansioni cui si riferiscono le assunzioni.
2. Fermi restando i requisiti di cui al comma 1, per usufruire degli interventi previsti le imprese dell’informazione devono essere in possesso dei seguenti ulteriori requisiti:
a) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a) – DTT:
1) segnale di copertura del territorio ricadente per almeno il 70 per cento in territorio emiliano-romagnolo o, in alternativa, per il 90 per cento del territorio emiliano-romagnolo per chilometri quadrati illuminati, o comunque garantire la piena copertura del territorio provinciale in cui ha sede l’emittente;
2) redazione giornalistica con almeno due giornalisti dipendenti e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti … e comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
3) trasmettere contenuti riferibili alla televendita in misura non superiore alle percentuali stabilite dalla normativa nazionale per i contributi annuali statali alle tv e alle radio locali;
b) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b) – Emittenza radiofonica con trasmissione di segnale con tecnologia analogica e digitale ovvero con tecnologie DAB/DAB+ o DRM/DRM+:
1) segnale di copertura del territorio ricadente per almeno il 70 per cento in territorio emiliano-romagnolo o, in alternativa, per il 90 per cento del territorio emiliano-romagnolo per chilometri quadrati illuminati, o comunque garantire la piena copertura del territorio provinciale in cui ha sede l’emittente;
2) redazione giornalistica con almeno un giornalista dipendente e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
c) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c) – Emittenza radio ed emittenza radio-televisiva via web, streaming/applicazione on demand su diverse piattaforme o con trasmissione di segnale con tecnologie satellitari:
1) operano in Emilia-Romagna;
2) redazione giornalistica con almeno un giornalista dipendente e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
d) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera d) – Stampa quotidiana cartacea:
1) giornale diffuso a pagamento e in modo autonomo in almeno il 30 per cento dei comuni dell’Emilia-Romagna e per non meno di duecentocinquantacinque giorni l’anno;
2) redazione giornalistica con almeno tre giornalisti dipendenti e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
e) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e) – Testate giornalistiche online:
1) redazione giornalistica con almeno due giornalisti dipendenti e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
f) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f) – Agenzie di stampa quotidiana:
1) redazione giornalistica con almeno cinque giornalisti dipendenti e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
g) per le imprese di cui all’articolo 2, comma 1, lettera g) – Stampa periodica regionale e locale:
1) periodico, non di frequenza quotidiana e che non figuri come supplemento di altri giornali o pubblicazioni, diffuso a pagamento in almeno il 30 per cento dei comuni dell’Emilia-Romagna o in almeno il 20 per cento dei comuni dei territori provinciali in cui ha sede il periodico e per non meno di quarantadue uscite all’anno per i settimanali, ventuno uscite per i quindicinali, dieci uscite per i mensili;
2) redazione giornalistica con almeno tre giornalisti dipendenti e un numero di praticanti non superiore alla metà dei giornalisti comunque assunti nel rispetto dei contratti di lavoro nazionali giornalistici;
3. Sono, in ogni caso, escluse dai contributi e dagli incentivi di cui alla presente legge le imprese riconducibili a partiti e movimenti politici, organizzazioni sindacali, professionali e di categoria secondo la normativa vigente.
4. Sono, altresì, escluse:
a) le imprese che sono state sanzionate dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) per violazione del titolo IV, capo II del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 Sito esterno (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici), in materia di tutela dei minori, compiuta successivamente all’entrata in vigore della presente legge, nei dodici mesi antecedenti il termine per la presentazione delle domande relative agli interventi di cui all’articolo 6;
b) le imprese che trasmettono o promuovono programmi con contenuti vietati ai minori;
d) le imprese i cui titolari o editori hanno riportato condanna, anche non definitiva, per i reati di cui al libro II, titolo II, capo II (Dei delitti dei privati contro la pubblica amministrazione) ovvero al titolo XIII, capo II (Dei delitti contro il patrimonio mediante frode) del codice penale;
e) le imprese che pubblicizzano il gioco d’azzardo.
Art. 4
Elenchi delle imprese ammissibili a contributi e incentivi
1. La Regione istituisce l’elenco di merito degli operatori economici che svolgono la propria attività nel settore dell’informazione locale.
2. L’iscrizione nell’elenco è volontaria e ad esso possono essere iscritti i soggetti che siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3 e che dichiarino il proprio impegno a garantire lo svolgimento dei controlli di cui all’articolo 10.
3. Il Comitato regionale per le comunicazioni della Regione Emilia-Romagna (CORECOM), previo accertamento dell’effettiva sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 3, cura la tenuta dell’elenco delle imprese ammissibili agli interventi di cui all’articolo 6, comma 1, indicando, per ognuna di esse, i punteggi relativi ai requisiti richiesti.
4. La Giunta regionale, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, definisce con proprio atto i requisiti e le modalità di iscrizione, formazione, aggiornamento e organizzazione dell’elenco.
5. L’iscrizione nell’elenco può essere assunta quale presupposto per ulteriori misure premiali definite dalla Giunta regionale.
Art. 5
Ambiti oggetto d’intervento
1. In coerenza con le finalità di cui all’articolo 1, gli interventi di cui all’articolo 6, comma 1, sono volti a sostenere:
a) l’innovazione tecnologica delle attrezzature e dei locali;
b) la conversione delle strumentazioni per la produzione di contenuti web;
c) la modernizzazione del sistema regionale di produzione, distribuzione e vendita della stampa locale, quotidiana e periodica;
d) gli abbonamenti alle agenzie di stampa per la fornitura alle redazioni giornalistiche delle emittenti radiotelevisive locali e alle testate on line di un flusso informativo completo e costantemente aggiornato;
e) la produzione e la trasmissione di notiziari radiotelevisivi su base locale nonché di programmi specificatamente dedicati ai giovani;
f) iniziative di autoproduzione radiofonica e televisiva finalizzate alla conoscenza e alla valorizzazione delle tradizioni, della cultura e della storia emiliano-romagnola, con anche una maggiore definizione e specializzazione dei palinsesti in tal senso;
g) progetti editoriali per la valorizzazione del giornalismo partecipativo (contenuti realizzati dai lettori e dagli utenti, blog, condivisione dati, web forum, tv di strada), con l’indispensabile ruolo di mediazione e verifica delle informazioni garantito dalla redazione e dai giornalisti iscritti all’Ordine dei giornalisti, attraverso l’interattività garantita dalla rete e dai nuovi media in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti;
h) l’assunzione di personale giornalistico, tecnico, amministrativo e la stabilizzazione del rapporto di lavoro del personale giornalistico, con particolare riferimento all’occupazione giovanile e femminile;
i) la formazione e l’aggiornamento dei propri dipendenti, giornalisti e personale tecnico, nell’ambito dei programmi di cui alla legge regionale 30 giugno 2003, n. 12 (Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro) e alla legge regionale 1 agosto 2005, n. 17 (Norme per la promozione dell’occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro);
j) nell’ambito di fusioni di imprese e sinergie editoriali nonché reinternalizzazione di attività editoriali precedentemente esternalizzate che portino al consolidamento aziendale, all’uscita da situazioni di crisi, al rafforzamento delle quote di mercato, alla salvaguardia dei livelli occupazionali, alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro e a nuove assunzioni, l’innovazione tecnologica, la conversione delle strumentazioni, la modernizzazione dei processi lavorativi e della distribuzione del prodotto, l’assunzione e stabilizzazione di personale giornalistico e tecnico e la realizzazione di prodotti informativi e giornalistici originali;
k) il cofinanziamento della vendita alle medio-piccole imprese emiliano-romagnole di spazi pubblicitari a tariffe regolamentate e agevolate, a condizione che il loro utilizzo sia finalizzato alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico della regione.
Art. 6
Tipologia e programmazione degli interventi
1. Gli interventi di cui all’articolo 1, comma 2, sono costituiti:
a) dalla concessione di contributi in conto capitale;
b) dalla concessione di contributi in conto interessi;
c) da prestazioni di garanzie per l’accesso al credito;
d) dagli incentivi per l’occupazione di cui all’articolo 7;
e) dall’erogazione di contributi per la vendita dei programmi di pubblicità di cui all’articolo 5, comma 1, lettera k);
f) da incentivi per il sostegno all’avvio d’imprese di giovani giornalisti di cui all’articolo 8.
2. Gli interventi di cui al comma 1 sono riconosciuti fino a esaurimento delle risorse agli stessi destinate dal programma annuale degli interventi da finanziare.
3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge regionale di bilancio la Giunta regionale, sentita la competente commissione assembleare e acquisito il parere del CORECOM, definisce il programma annuale degli interventi da finanziare, che:
a) specifica, per ogni intervento, la tipologia di spese ammissibili e la misura massima di agevolazione in percentuale della spesa ammessa;
b) definisce, in conformità all’articolo 12 della legge 7 agosto 1990, n. 241 Sito esterno (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 123 Sito esterno (Disposizioni per la razionalizzazione degli interventi di sostegno pubblico alle imprese, a norma dell’articolo 4, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59 Sito esterno), le modalità e i termini di riconoscimento di contributi e incentivi;
c) definisce le modalità dei controlli di cui all’articolo 10;
d) individua i soggetti gestori delle procedure;
e) definisce i titoli di priorità per gli anni successivi conseguiti dalle imprese escluse dagli interventi di cui al comma 1 in ragione della mancanza di fondi.
4. La Regione promuove protocolli d’intesa tra il sistema bancario regionale e il Fondo nazionale per l’editoria per favorire l’accesso tempestivo ai contributi del fondo.
Art. 7
Incentivi per l’occupazione nel settore radiotelevisivo e dell’editoria
1. La Regione riconosce ai soggetti di cui all’articolo 2 incentivi per l’occupazione nella seguente misura massima:
a) 50 per cento (75 per cento in caso di lavoratori disabili ai sensi della legge n. 68 del 1999 Sito esterno) della retribuzione annua lorda imponibile a fini previdenziali per ogni reinserimento con contratto di lavoro a tempo indeterminato di personale giornalista iscritto all’albo dei giornalisti di cui all’articolo 26 della legge n. 69 del 1963 Sito esterno. Sono escluse le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, da causa mista in altri contratti, da tempo parziale a tempo pieno o viceversa, da tempo ripartito a normale contratto subordinato;
b) 50 per cento della retribuzione annua lorda imponibile a fini previdenziali per ogni nuova assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato di personale giornalista iscritto all’Albo dei giornalisti di cui all’articolo 26 della legge n. 69 del 1963 Sito esterno;
c) 30 per cento della retribuzione annua lorda imponibile a fini previdenziali per ogni nuova assunzione a tempo determinato di personale giornalista iscritto all’Albo dei giornalisti di cui all’articolo 26 della legge n. 69 del 1963 Sito esterno, nel rispetto di quanto previsto dal decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34 Sito esterno (Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese) convertito, con modificazioni, dalla legge 16 maggio 2014, n. 78 Sito esterno.
2. Per beneficiare degli incentivi di cui al comma 1 i soggetti interessati sono tenuti a stipulare i contratti di lavoro entro un anno dalla data di assegnazione del contributo e a garantire che la durata dei contratti su cui ricevono il contributo sia superiore alla durata del contributo stesso.
3. Per beneficiare degli incentivi di cui al comma 1 i soggetti interessati sono tenuti a stipulare i contratti di lavoro entro un anno dalla data di assegnazione del contributo e a garantire che la durata dei contratti su cui ricevono il contributo sia superiore alla durata del contributo stesso.
4. Fatto salvo quanto previsto dal comma 5, l’incentivo non può, comunque, superare l’importo massimo di euro 20.000,00, ovvero di euro 30.000,00 in caso di lavoratori disabili ai sensi della legge n. 68 del 1999 Sito esterno, per ogni contratto di lavoro concluso.
5. La misura degli incentivi di cui al comma 1 è aumentata di trenta punti percentuali qualora le assunzioni riguardino personale giornalista iscritto all’Albo dei giornalisti di cui all’articolo 26 della legge n. 69 del 1963 Sito esterno, rientrante in una delle seguenti categorie:
a) giovani con età inferiore a 35 anni;
b) svantaggiati, così come definiti dalla normativa nazionale;
c) disabili, cosi come definiti dalla normativa nazionale.
6. Gli incentivi di cui al comma 1 non sono di norma cumulabili con analoghi contributi, sgravi o agevolazioni, comunque denominati, tranne nel caso dei contributi erogati ai sensi della legge n. 68 del 1999 Sito esterno, purché tale cumulo non comporti un’intensità di aiuto superiore al 100 per cento dei costi ammissibili a contributo.
7. Gli incentivi non possono essere riconosciuti alle assunzioni che violano il diritto di precedenza all’assunzione di altri lavoratori previsti dalla normativa nazionale o contrattuale.
Art. 8
Sostegno all’avvio d’imprese di giovani giornalisti
1. La Regione favorisce la nascita d’imprese, aventi qualsiasi forma giuridica, partecipate da giornalisti iscritti all’Albo dei giornalisti di cui all’articolo 26 della legge n. 69 del 1963 Sito esterno che abbiano meno di trentacinque anni all’atto di costituzione dell’impresa.
2. Tali imprese devono operare in Emilia-Romagna e svolgere attività di:
a) produzione di contenuti e prodotti giornalistici e informativi per quotidiani e periodici, emittenti radiotelevisive, web tv e web radio, testate web;
b) ufficio stampa;
c) campagne di comunicazione;
d) consulenza editoriale.
3. Contestualmente alle attività indicate nel comma 2 tali imprese devono realizzare e gestire un portale dedicato all’informazione regionale e locale per una quota di almeno il 70 per cento dei suoi contenuti.
Art. 9
Comunicazione istituzionale
1. Attraverso la propria comunicazione istituzionale, la regione Emilia-Romagna diffonde un messaggio di interesse pubblico diretto all’esterno dell’Amministrazione, sia per informare i cittadini, gli enti territoriali e le articolazioni della società regionale sull’attività istituzionale dell’Ente, sia per promuovere campagne informative di pubblica utilità, con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone e soggetti sociali.
2. Le iniziative di comunicazione di pubblica utilità sono dirette:
a) a far conoscere l’attività legislativa, amministrativa e di programmazione della Regione e in particolare l’applicazione da parte della stessa delle leggi e degli altri atti di rilevanza sociale, dei programmi e dei piani di sviluppo, nonché delle direttive comunitarie e degli altri atti dell’Unione europea;
b) a promuovere l’immagine dell’Emilia-Romagna;
c) a migliorare la conoscenza dei servizi pubblici prestati in ambito regionale e delle modalità di accesso ai medesimi;
d) a realizzare nell’ambito delle competenze regionali azioni di comunicazione sociale dirette alla crescita civile della società;
e) a educare alla difesa della salute, dell’ambiente, del patrimonio culturale ed artistico e dei beni pubblici.
3. Nel caso l’attività di comunicazione abbia carattere pubblicitario, la Regione tiene conto delle leggi e dei regolamenti in materia e si attiene a particolari criteri di correttezza, con riguardo alla chiara identificazione dell’autore del messaggio, alla sensibilità degli utenti e al rispetto delle opinioni altrui. Per lo svolgimento di questa attività la Regione può avvalersi di strutture specializzate, attenendosi, nella scelta delle agenzie e dei mezzi, a meri criteri tecnico-professionali.
4. Per informare i cittadini sulla propria attività istituzionale, sulle decisioni, le leggi e gli atti di propria competenza e sul loro processo di formazione, garantendo così il diritto dei cittadini a essere informati e assicurare un’effettiva partecipazione e piena trasparenza, la Regione cura la realizzazione di trasmissioni televisive e radiofoniche, che diffonde tramite le emittenti che operano in Emilia-Romagna e che sono iscritte al ROC.
5. I contenuti delle trasmissioni televisive e radiofoniche sono a cura delle competenti strutture di Giunta e Assemblea legislativa, rispettano il principio dell’obiettività e in essi viene garantito eguale spazio alle diverse posizioni e opinioni politiche.
6. Rientra nella responsabilità dei direttori delle strutture di cui al comma 5 stipulare, nel rispetto della normativa vigente e nei limiti delle disponibilità di bilancio a loro assegnate, accordi con le emittenti per la realizzazione e diffusione, o per la sola diffusione, delle trasmissioni televisive e radiofoniche, con l’obbligo di garantire la copertura dell’intero territorio regionale, nell’ambito della predisposizione dei piani editoriali e dei piani annuali delle attività sottoposti all’esame e all’approvazione della Giunta regionale e dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa, in relazione alle rispettive competenze.
7. La Regione realizza campagne di comunicazione istituzionale su temi d’interesse pubblico e di utilità per la collettività e la comunità regionali attraverso l’acquisto di spazi sugli organi d’informazione (televisioni, radio, giornali, periodici, siti internet, giornali on line) iscritti al ROC, campagne a cura delle strutture di cui al comma 2.
Art. 10
Controlli, decadenza e revoca
1. Le strutture individuate dal programma di cui all’articolo 6, comma 3, quali soggetti gestori delle procedure per la realizzazione degli interventi ivi previsti sono deputate al controllo sulla corretta gestione degli stessi da parte dei beneficiari, secondo le modalità previste dagli atti stessi.
2. La perdita dei requisiti di cui all’articolo 3 nel periodo intercorrente fra il riconoscimento del contributo o dell’incentivo e la sua completa erogazione costituisce causa di decadenza dai contributi e dagli incentivi, con recupero delle somme eventualmente erogate ai sensi del comma 4.
3. Il mancato adempimento, totale o parziale, degli obblighi assunti dal beneficiario costituisce causa di revoca dei contributi o degli incentivi, con recupero degli importi eventualmente erogati ai sensi del comma 4.
4. In caso di revoca o decadenza dai contributi o dagli incentivi di cui alla presente legge il beneficiario deve restituire, entro quindici giorni dalla comunicazione dell’atto di revoca, le somme eventualmente erogate, maggiorate degli interessi legali maturati nel periodo intercorrente tra la data di erogazione e quella di adozione dell’atto, calcolati al tasso previsto dall’articolo 1284 del codice civile.
5. Il CORECOM provvede alla rilevazione e alla messa a disposizione dei dati necessari per il controllo della permanenza dei requisiti di cui all’articolo 3.
Art. 11
Norma sugli aiuti di Stato
1. Gli interventi di cui alla presente legge, ove configurino aiuti di Stato, sono concessi nel rispetto delle condizioni previste dal regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato ovvero dal regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti “de minimis” e nel rispetto delle deliberazioni regionali recanti modalità applicative del regolamento (UE) n. 651/2014 e del regolamento (UE) n. 1407/2013 nel caso in cui si eroghino incentivi nell’ambito delle politiche attive del lavoro.
Art. 12
Clausola valutativa e rapporto sullo stato delle imprese d’informazione
1. L’Assemblea legislativa esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine, con cadenza triennale, la Giunta regionale presenta alla competente commissione assembleare una relazione che contiene le seguenti informazioni:
a) le somme stanziate e l’importo dei finanziamenti concessi, distinti per tipologia di beneficiario;
b) il numero di domande presentate, accolte, finanziate ed i risultati ottenuti;
c) la modalità di svolgimento dei controlli ed i relativi esiti;
d) Il numero di imprese avviate grazie alle iniziative attivate in base all’articolo 8 della presente legge.
2. Entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge la Giunta presenta alla competente commissione assembleare una relazione sullo stato di attuazione della legge.
3. Con cadenza triennale l’Assemblea legislativa, d’intesa con il CORECOM, realizza un rapporto sullo stato delle imprese d’informazione emiliano-romagnole. Il rapporto distingue le imprese a seconda della dimensione e della distribuzione territoriale delle stesse e contiene, in particolare, informazioni su:
a) il numero d’imprese e la tipologia di servizio offerto;
b) il numero d’imprese che si sono costituite nel triennio di riferimento e quelle che hanno cessato l’attività;
c) il numero di addetti e la tipologia di contratto;
d) il fatturato distinto per tipologia di attività, con particolare riferimento alle entrate derivanti da pubblicità.
4. Le competenti strutture di Assemblea legislativa e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.
Art. 13
Abrogazioni
1. La legge regionale 20 ottobre 1992, n. 39 (Norme per l’attività di comunicazione della Regione e per il sostegno del sistema dell’informazione operante in Emilia-Romagna) è abrogata.
2. Ai procedimenti e alle convenzioni in corso alla data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi le disposizioni di cui alla legge regionale n. 39 del 1992.
Art. 14
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione dell’articolo 9 per gli esercizi finanziari 2017-2019 la Regione fa fronte con gli stanziamenti del bilancio di previsione 2017-2019 di cui alla Missione 1 – Servizi istituzionali, generali e di gestione – Programma 1 – Organi istituzionali – e Programma 11 – Altri servizi generali. Per gli oneri riferiti alla comunicazione istituzionale dell’Assemblea legislativa si provvede nell’ambito delle risorse previste nel bilancio autonomo dell’Assemblea legislativa ai sensi dell’articolo 67 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 Sito esterno (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42 Sito esterno).
2. Agli oneri derivanti dall’attuazione degli articoli 6, 7 e 8 per l’esercizio finanziario 2017 la Regione fa fronte mediante l’istituzione nella parte di spesa del bilancio di previsione regionale di appositi capitoli nell’ambito di Missioni e Programmi specifici, la cui copertura è assicurata dai fondi a tale scopo accantonati nell’ambito del fondo speciale, di cui alla Missione 20 Fondi e accantonamenti – Programma 3 Altri fondi del bilancio di previsione 2017-2019.
3. La Giunta regionale è autorizzata a provvedere, con proprio atto, alle relative variazioni di bilancio che si rendessero necessarie.
4. Per gli esercizi successivi la Regione provvede al finanziamento degli interventi di cui alla presente legge nei limiti degli stanziamenti annualmente autorizzati ai sensi di quanto disposto dall’articolo 38 del decreto legislativo n. 118 del 2011 Sito esterno.

MISURE DI RIDUZIONE DELLA SPESA E DESTINAZIONE DEI RISPARMI IN CONTINUITÀ CON LA LEGGE REGIONALE 12 MARZO 2015, N. 1

L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE HA APPROVATO

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PROMULGA

la seguente legge:

Capo I

Riduzione temporanea degli assegni vitalizi e modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale)

Art. 1

Inserimento dell’articolo 13.1 della legge regionale n. 42 del 1995

1. Dopo l’articolo 13, e prima dell’articolo 13 bis, della legge regionale n. 42 del 1995 è inserito il seguente articolo:

“Art. 13.1

Innalzamento dell’età per l’assegno vitalizio

1. Per i consiglieri regionali che hanno diritto all’assegno vitalizio, ai sensi dell’articolo 5, comma 2, della legge regionale 23 dicembre 2010, n. 13 (Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale)) e che non hanno compiuto sessanta anni di età entro la data di entrata in vigore della presente legge, l’età anagrafica per il conseguimento del diritto all’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata all’età per il diritto alla pensione di vecchiaia valevole per la generalità dei lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), iscritti ai regimi esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, fatto salvo quanto previsto per i nati dal 1957 al 1963 dal comma 2.

2. Per i consiglieri che hanno diritto all’assegno vitalizio ai sensi dell’articolo 5, comma 2, della legge regionale n. 13 del 2010, che siano nati tra il 1957 ed il 1963 e che non abbiano compiuto il sessantesimo anno di età entro la data di entrata in vigore della presente legge, si applicano le disposizioni di cui alle seguenti lettere:

a) per i nati nell’anno 1957 l’età anagrafica per il conseguimento dell’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata a sessantuno anni. Se intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 3% lordo dello stesso;

b) per i nati nell’anno 1958 l’età anagrafica per il conseguimento dell’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata a sessantadue anni. Se intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 6% lordo dello stesso;

c) per i nati nell’anno 1959 l’età anagrafica per il conseguimento dell’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata a sessantatré anni. Se intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 9% lordo dello stesso;

d) per i nati nell’anno 1960 l’età anagrafica per il conseguimento dell’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata a sessantaquattro anni. Se intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 12% lordo dello stesso;

e) per i nati nell’anno 1961 l’età anagrafica per il conseguimento dell’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata a sessantacinque anni. Se intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 15% lordo dello stesso;

f) per i nati nell’anno 1962 l’età anagrafica per il conseguimento dell’assegno vitalizio, di cui all’articolo 13, è innalzata a sessantasei anni. Se intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 18% lordo dello stesso;

g) per i nati nell’anno 1963 che intendono anticipare al compimento del sessantesimo anno di età il percepimento dell’assegno vitalizio viene applicata una riduzione permanente dell’importo pari al 21% lordo dello stesso.

3. Tutti i consiglieri di cui al comma 2, hanno la facoltà di optare per la riduzione dell’assegno vitalizio pari al 3% lordo per ogni anno mancante rispetto all’età fissata per il diritto al vitalizio stesso.”.

Art. 2

Riduzione temporanea degli assegni vitalizi in pagamento

1. Ai fini del contenimento della spesa pubblica, tutti gli assegni vitalizi in pagamento, compresi gli assegni di reversibilità e quelli erogati nella quota prevista dall’articolo 20 della legge regionale n. 42 del 1995, sono ridotti, per la durata di trentasei mesi dal mese successivo all’entrata in vigore della presente legge, nella misura di seguito riportata da applicare all’importo lordo mensile:

a) nessuna riduzione fino a 1.000,00 euro;

b) 6% per la parte oltre 1.000,00 euro e fino a 1.500,00 euro;

c) 9% per la parte oltre 1.500,00 euro e fino a 3.500,00 euro;

d) 12% per la parte oltre 3.500,00 euro.

Art. 3

Inserimento dell’articolo 13 ter della legge regionale n. 42 del 1995

1. Dopo l’articolo 13 bis della legge regionale n. 42 del 1995 è inserito il seguente:

“Art. 13 ter

Divieto di cumulo

1. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 13, comma 2, l’assegno vitalizio, anche di reversibilità o erogato nella quota prevista dall’articolo 20, non è cumulabile con analoghi istituti previsti per gli eletti alla carica di parlamentare europeo, di parlamentare della Repubblica italiana, di consigliere o di assessore di altra Regione.

2. Su richiesta del servizio competente dell’Assemblea legislativa, il soggetto avente diritto all’erogazione del vitalizio da parte della Regione Emilia-Romagna è tenuto a produrre dichiarazione sostitutiva di certificazione, ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), attestante di non beneficiare di altri analoghi istituti per aver svolto la carica di parlamentare europeo, di parlamentare della Repubblica italiana, di consigliere o di assessore di altra Regione.

3. In assenza di tale dichiarazione il vitalizio non può essere erogato e al soggetto avente diritto è restituita la somma dei contributi versati a titolo di vitalizio, senza rivalutazione monetaria, né corresponsione di interessi, fatto salvo quanto previsto al comma 6.

4. Qualora, a seguito dei controlli effettuati dal servizio competente dell’Assemblea legislativa, risultino dichiarazioni non veritiere, il servizio provvede al recupero delle somme eventualmente erogate maggiorate degli interessi legali e della rivalutazione monetaria.

5. L’erogazione dell’assegno vitalizio regionale cessa alla data in cui il soggetto inizia a percepire altri analoghi istituti di cui al comma 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 6.

6. Il soggetto che ha versato contributi per un importo superiore al totale lordo degli assegni vitalizi percepiti, presenta domanda per la restituzione della quota pari alla differenza tra contributi versati e assegno vitalizio già percepito al lordo delle ritenute di legge, senza rivalutazione monetaria, né corresponsione di interessi. A tal fine si considerano gli importi effettivamente versati nel periodo di riferimento.”.

Art. 4

Modifiche all’articolo 17 della legge regionale n. 42 del 1995

1. Il comma 4 dell’articolo 17 della legge regionale n. 42 del 1995 è sostituito dai seguenti:

“4. L’erogazione dell’assegno vitalizio, anche di reversibilità o erogato nella quota prevista dall’articolo 20, è sospesa nei seguenti casi:

a) in caso di elezione al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale, ad altro Consiglio regionale, a sindaco;

b) in caso di nomina a componente del Governo nazionale (Presidente del Consiglio dei ministri, ministro, viceministro, sottosegretario di Stato), della Commissione europea, di una Giunta regionale (presidente, assessore, sottosegretario), di una Giunta comunale.

4 bis. La sospensione dell’assegno vitalizio, in relazione alle cariche di cui al comma 4, interviene esclusivamente quando l’importo lordo delle relative indennità di carica, o di indennità equivalenti, calcolato su base annuale sia pari o superiore al 40 per cento dell’indennità di carica lorda mensile dei consiglieri regionali calcolata su base annuale.

4 ter. Nei casi in cui è prevista la sospensione ai sensi del comma 4 bis, è fatta salva la facoltà di optare per l’assegno vitalizio in luogo degli emolumenti spettanti per la carica ricoperta, qualora la vigente normativa di riferimento consenta al titolare di rinunciare agli emolumenti connessi alla carica.

4 quater. In caso di elezione o nomina ad una delle cariche di cui al comma 4, il consigliere regionale ne deve dare comunicazione, entro trenta giorni, al competente servizio dell’Assemblea legislativa, che può procedere d’ufficio in ogni momento alla verifica della sussistenza di una delle cause di sospensione.

4 quinquies. Per le cariche assunte successivamente all’entrata in vigore della presente legge, la sospensione dell’erogazione dell’assegno vitalizio ha effetto dalla data di assunzione della carica.

4 sexies. L’erogazione dell’assegno vitalizio è ripristinata alla cessazione delle cariche di cui al comma 4.”.

Art. 5

Destinazione dei risparmi

1. In continuità con la destinazione dei risparmi previsti dall’articolo 16 della legge regionale 12 marzo 2015, n. 1 (Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale)), alla legge regionale 26 luglio 2013, n. 11 (Testo unico sul funzionamento e l’organizzazione dell’Assemblea legislativa: stato giuridico ed economico dei consiglieri regionali e dei gruppi assembleari e norme per la semplificazione burocratica e la riduzione dei costi dell’Assemblea), alla legge regionale 21 dicembre 2012, n. 18 (Istituzione, ai sensi dell’art. 14, co. 1, lett. e) del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) – convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 – del Collegio regionale dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente) e alla legge regionale 26 novembre 2001, n. 43 (Testo unico in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nella Regione Emilia-Romagna), i risparmi di spesa conseguenti alle misure previste nel presente capo della legge sono destinati prioritariamente al finanziamento delle politiche di: sicurezza, legalità e qualità del lavoro, sostegno al microcredito per lo sviluppo dell’imprenditorialità, reinserimento lavorativo e inclusione sociale.

2. La Giunta e l’Assemblea legislativa concordano le modalità ed i criteri di destinazione delle risorse di cui al comma 1.

Art. 6

Pubblicazione dei dati relativi ai beneficiari di assegno vitalizio

1. Sono pubblicati, sul sito istituzionale dell’Assemblea legislativa, i nominativi dei componenti dell’Assemblea e della Giunta regionale cessati dalla carica che beneficiano dell’assegno vitalizio, nonché l’importo lordo mensile per ciascuno di essi erogato.

2. In caso di decesso dei soggetti di cui al comma 1, è indicata, in forma anonima, a fianco del nominativo, la presenza di eventuali aventi titolo beneficiari dell’assegno vitalizio.

3. I nominativi e i dati di cui ai commi 1 e 2 vengono pubblicati per la durata dell’erogazione dell’assegno vitalizio.

Capo II

Disposizioni transitorie e finali

Art. 7

Disposizioni transitorie

1. Rispetto alle erogazioni del vitalizio sospese alla data di entrata in vigore della presente legge sulla base del previgente comma 4 dell’articolo 17 della legge regionale n. 42 del 1995 e del relativo regolamento attuativo dell’Ufficio di Presidenza, la sospensione prosegue senza soluzione di continuità se la causa di sospensione è contenuta all’interno dell’elencazione del comma 4 dell’articolo 17 della legge regionale n. 42 del 1995, come modificato dalla presente legge.

Art. 8

Applicazione ai componenti della Giunta regionale

1. Ai sensi della legge regionale 24 marzo 2000, n. 17 (Disposizioni in materia di indennità agli assessori della Giunta regionale non consiglieri regionali), le disposizioni della presente legge si applicano anche ai componenti della Giunta regionale e al sottosegretario, ivi inclusi quelli che non abbiano rivestito la carica di consigliere regionale.

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Emilia-Romagna.

Bologna, 11 maggio 2017 STEFANO BONACCINI

LEGGE REGIONALE 6 MARZO 2017, N.3 VALORIZZAZIONE DELLE MANIFESTAZIONI STORICHE DELL’EMILIA-ROMAGNA

L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE HA APPROVATO

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

Finalità

1. La Regione Emilia-Romagna, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera c) dello Statuto, promuove e valorizza le associazioni e le manifestazioni di rievocazione storica locali, di seguito denominate manifestazioni storiche, riconoscendone il ruolo di promozione culturale, di conoscenza storica del territorio, di sviluppo di forme di turismo compatibile, di crescita associazionistica in ambito sociale ed educativo e dispone misure di sostegno e di promozione a loro favore.

2. La Regione Emilia-Romagna collabora con gli enti locali e con altri soggetti pubblici e privati per il coinvolgimento delle associazioni e dei soggetti organizzatori delle manifestazioni storiche, quali fondamentali rappresentanti del territorio regionale in Italia e nel mondo.

3. La Regione Emilia-Romagna valorizza le manifestazioni storiche anche al fine di favorire:

a) la ricerca storica e culturale e la diffusione della conoscenza delle tradizioni e del territorio regionale;

b) la promozione della qualità, la realizzazione, la conservazione e la salvaguardia degli elementi costitutivi, quali arredi, manufatti, costumi e musiche, di carattere storico, strettamente legati e pertinenti allo svolgimento delle manifestazioni stesse;

c) la promozione dei territori sede delle manifestazioni storiche;

d) l’aggregazione e la coesione sociale;

e) il coinvolgimento del mondo della scuola e lo stimolo all’apprendimento scolastico.

Art. 2

Definizioni

1. Le associazioni di rievocazione storica, che possono identificarsi fra l’altro in contrade, borghi, rioni e sestieri, hanno per finalità statutaria la conservazione della memoria storica del proprio territorio, rispettando i criteri di veridicità storica mediante molteplici forme di studio, espressione artistica, realizzazione di attività ed eventi storici, fra cui:

a) l’arte della bandiera;

b) l’arte del tiro con l’arco e la balestra;

c) la musica;

d) la danza;

e) il costume;

f) le arti militari e le battaglie;

g) i palii, i giochi, i tornei, le giostre e le quintane;

h) gli sport della tradizione.

2. Le manifestazioni storiche consistono in rappresentazioni:

a) rievocative di rilevanti avvenimenti storici le cui origini sono comprovate da fonti documentali;

b) che ripropongono usi, costumi e tradizioni propri dell’immagine e dell’identità del territorio di appartenenza, caratterizzate da particolare valore storico e culturale.

Art.3

Elenco regionale

1. È istituito presso l’assessorato competente l’elenco delle associazioni di rievocazione storica di cui all’articolo 2, comma 1.

2. Possono iscriversi all’elenco di cui al comma 1 esclusivamente le associazioni già inserite nel registro di cui all’articolo 4 della legge regionale 9 dicembre 2002, n. 34 (Norme per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale. Abrogazione della legge regionale 7 marzo 1995, n. 10 (Norme per la promozione e la valorizzazione dell’associazionismo)).

3. La domanda per ottenere l’iscrizione all’elenco di cui al comma 1 deve essere corredata dalla seguente documentazione:

a) atto costitutivo e statuto da cui devono risultare le finalità di cui all’articolo 2, comma 1;

b) relazione sul periodo storico di riferimento e sulle attività svolte;

c) documentazione fotografica delle attività svolte;

d) bilancio dei due anni antecedenti alla data di presentazione della domanda di iscrizione.

4. L’ elenco di cui al comma 1 è pubblicato sul sito Internet della Regione Emilia-Romagna ed è tenuto costantemente aggiornato.

Art. 4

Calendario annuale delle manifestazioni storiche e logo identificativo

1. Secondo le modalità di cui all’articolo 5, comma 1, lettera d), la Giunta regionale approva il calendario annuale delle manifestazioni storiche della Regione Emilia-Romagna, organizzate dagli enti locali o dalle associazioni iscritte all’elenco di cui all’articolo 3, comma 1 e relativo all’anno successivo.

2. Le manifestazioni di cui al comma 1 possono essere contraddistinte, nelle proprie attività promozionali, da un logo identificativo recante la dicitura “Manifestazione storica della Regione Emilia-Romagna”.

3. Requisito per la menzione nel calendario di cui al comma 1 è la regolarità dello svolgimento della manifestazione, secondo la periodicità che la contraddistingue, da almeno dieci anni.

4. Al calendario di cui al comma 1 è data ampia diffusione dalla Regione Emilia-Romagna, sia attraverso la pubblicazione sul sito istituzionale, sia nell’ambito delle proprie attività ordinarie di comunicazione.

Art. 5

Competenze della Giunta

1. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge la Giunta, previo parere della competente commissione assembleare, con proprio atto definisce:

a) le modalità d’iscrizione e di aggiornamento dell’elenco di cui all’articolo 3, comma 1;

b) la grafica e le modalità per l’autorizzazione e la revoca all’uso del logo di cui all’articolo 4, comma 2;

c) le modalità e criteri per l’erogazione dei contributi di cui all’articolo 7, commi 1 e 2;

d) le modalità e i criteri per l’approvazione del calendario di cui all’articolo 4, comma 1.

2. L’atto di cui al comma 1 disciplina altresì ogni ulteriore aspetto necessario all’attuazione della presente legge.

Art. 6

Revoca dell’iscrizione dall’elenco regionale

1. Le funzioni di vigilanza sul rispetto, da parte delle associazioni, delle condizioni di iscrizione previste all’articolo 3 sono svolte annualmente dalla stessa Giunta regionale, che può avvalersi della collaborazione, a titolo non oneroso, dell’Associazione Emilia-Romagna Rievocazioni Storiche (AERRS) o di analoghe strutture associative delle associazioni di rievocazione storica.

2. La verifica della sopravvenuta mancanza delle condizioni di iscrizione previste all’articolo 3 comporta la revoca dell’iscrizione.

Art. 7

Concessione contributi

1. La Regione, con proprio bando, concede contributi per concorrere all’organizzazione delle manifestazioni storiche inserite nel calendario di cui all’articolo 4, comma 1, anche valorizzando le iniziative che realizzano sia circuiti fra manifestazioni storiche d’interesse locale, sia le manifestazioni che coinvolgano città europee con le loro tradizioni e culture.

2. La Regione, con proprio bando, concede contributi per progetti di conservazione, restauro e integrazione del patrimonio costumistico e del patrimonio costituito da attrezzature e materiali necessari alle attività di rievocazione storica, che siano presentati, anche in forma associata, dalle associazioni iscritte nell’elenco di cui all’articolo 3, comma 1.

Art. 8

Norma di rinvio

1. Alle attività di somministrazione di alimenti e bevande effettuate in occasione delle manifestazioni storiche di cui all’articolo 2 si applica la disciplina di cui all’articolo 10 della legge regionale 24 luglio 2003, n. 14 (Disciplina dell’esercizio delle attività di somministrazione di alimenti e bevande).

Art. 9

Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge la Regione fa fronte, per l’esercizio 2017, mediante l’istituzione nella parte spesa del bilancio regionale di appositi capitoli o apportando eventuali variazioni a capitoli esistenti, nell’ambito di missioni e programmi specifici, la cui copertura è assicurata dai fondi a tale scopo specifico accantonati nell’ambito del fondo speciale, di cui alla Missione 20 Fondi e accantonamenti – Programma 3 Altri fondi “Fondo speciale per far fronte agli oneri derivanti da provvedimenti legislativi regionali in corso di approvazione – Spese correnti” del bilancio di previsione 2017 – 2019. La Giunta regionale è autorizzata a provvedere, con proprio atto, alle variazioni di bilancio che si rendessero necessarie.

2. Per gli esercizi successivi al 2017 agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si fa fronte nell’ambito delle autorizzazioni di spesa annualmente disposte dalla legge di approvazione del bilancio ai sensi di quanto previsto dall’articolo 38 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42).

Art. 10

Clausola valutativa

1. L’Assemblea legislativa esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine, con cadenza triennale, la Giunta presenta alla competente commissione assembleare una relazione che fornisca informazioni sui seguenti aspetti:

a) numero e dislocazione geografica delle associazioni iscritte all’elenco regionale di cui all’articolo 3, finanziamenti a queste erogati ai sensi dell’articolo 7, comma 2 e progetti con essi supportati;

b) numero e dislocazione geografica delle manifestazioni storiche inserite nel calendario annuale di cui all’articolo 4 e finanziamenti a queste erogati ai sensi dell’articolo 7, comma 1.

2. Le competenti strutture di Assemblea e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Emilia-Romagna.

Bologna, 6 marzo 2017 STEFANO BONACCINI

LEGGE REGIONALE 19 DICEMBRE 2016, N.24 MISURE DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ E SOSTEGNO AL REDDITO

L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE HA APPROVATO

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PROMULGA

la seguente legge:

INDICE

Art. 1 – Oggetto e finalità

Art. 2 – Reddito di solidarietà

Art. 3 – Beneficiari e requisiti di accesso

Art. 4 – Ammontare e durata

Art. 5 – Modalità di accesso

Art. 6 – Progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo

Art. 7 – Obblighi dei beneficiari e cause di decadenza

Art. 8 – Regolamento di attuazione

Art. 9 – Governance della programmazione e gestione delle attività di erogazione del reddito di solidarietà

Art. 10 – Monitoraggio e clausola valutativa

Art. 11 – Abrogazioni

Art. 12 – Disposizioni finanziarie

Art. 1

Oggetto e finalità

1. La Regione Emilia-Romagna istituisce il reddito di solidarietà, al fine di dare attuazione ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4, 30, 31, 32, 33, 34 e 38 della Costituzione, nonché agli articoli 33 e 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

2. Il reddito di solidarietà costituisce una misura regionale diretta a contrastare la povertà, l’esclusione sociale e la disuguaglianza, nonché a promuovere la crescita sociale ed economica, la valorizzazione delle competenze e dei saperi delle persone, l’accesso al lavoro.

Art. 2

Reddito di solidarietà

1. Il reddito di solidarietà consiste in un sostegno economico, erogato nell’ambito di un progetto di attivazione sociale e di inserimento lavorativo concordato, finalizzato a superare le condizioni di difficoltà del richiedente e del relativo nucleo familiare, come definito all’articolo 3, comma 1.

2. I Comuni o le loro Unioni svolgono l’istruttoria al fine del riconoscimento del reddito di solidarietà, nel rispetto delle norme che seguono, in collaborazione, quanto alla realizzazione del progetto di attivazione sociale e di inserimento lavorativo, con i Centri per l’impiego nonché con altri soggetti pubblici e privati del territorio, nell’ambito dei limiti di spesa di cui all’articolo 12.

3. Sulla programmazione ed integrazione degli interventi i servizi territoriali, sociali e del lavoro si avvalgono anche degli strumenti individuati dalla legge regionale 30 luglio 2015, n. 14 (Disciplina a sostegno dell’inserimento lavorativo e dell’inclusione sociale delle persone in condizione di fragilità e vulnerabilità, attraverso l’integrazione tra i servizi pubblici del lavoro, sociali e sanitari). Possono altresì essere attivati i servizi, le misure e gli strumenti compatibili previsti dalla legge regionale 1 agosto 2005, n. 17 (Norme per la promozione dell’occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro), coerenti con le finalità del comma 1.

Art. 3

Beneficiari e requisiti di accesso

1. Possono accedere al reddito di solidarietà i nuclei familiari, anche unipersonali, come definiti ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159 (Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)), di cui almeno un componente sia residente in regione da almeno ventiquattro mesi, con Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) in corso di validità, ovvero ISEE corrente, ai sensi dell’articolo 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, inferiore o uguale a 3.000 euro.

2. Nel caso di godimento da parte di componenti il nucleo familiare di altri trattamenti economici, anche fiscalmente esenti, di natura previdenziale, indennitaria e assistenziale, a qualunque titolo concessi dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni, il valore complessivo per il nucleo familiare dei medesimi trattamenti percepiti nel mese antecedente la richiesta o le erogazioni deve essere inferiore a 600 euro mensili. L’importo può essere aggiornato annualmente nell’ambito del regolamento di cui all’articolo 8.

3. L’accesso al reddito di solidarietà è incompatibile con la fruizione da parte di ciascun membro del nucleo familiare della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI) di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183), ovvero dell’Assegno di disoccupazione (ASDI) di cui all’articolo 16 del decreto legislativo n. 22 del 2015, o di altro ammortizzatore sociale con riferimento agli strumenti di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria, ovvero del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) disciplinato dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 26 maggio 2016 (Avvio del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) su tutto il territorio nazionale), ovvero del beneficio della Carta acquisti sperimentale disciplinato dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, 10 gennaio 2013 (Attuazione della sperimentazione della nuova carta acquisti).

4. Sono esclusi dall’accesso al reddito di solidarietà i nuclei familiari nei quali il richiedente sia stato destinatario di provvedimenti di decadenza dalla misura medesima o da altre prestazioni sociali, ai sensi della vigente normativa in materia di rilascio di dichiarazioni mendaci e uso di atti falsi, nei diciotto mesi antecedenti la presentazione della domanda.

Art. 4

Ammontare e durata

1. L’ammontare massimo mensile del reddito di solidarietà è pari a 400 euro per nucleo familiare.

2. L’intervento è concesso per un periodo definito dal regolamento di cui all’articolo 8 e comunque non superiore a dodici mesi, superati i quali il sostegno non potrà essere richiesto se non trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo beneficio percepito.

3. L’importo massimo mensile di cui al comma 1, il periodo di interruzione di cui al comma 2 e la soglia ISEE di cui all’articolo 3 possono essere aggiornati nell’ambito del regolamento di cui all’articolo 8, in riferimento agli esiti del monitoraggio ai sensi dell’articolo 10 comma 1.

Art. 5

Modalità di accesso

1. La richiesta del reddito di solidarietà è presentata da uno dei componenti il nucleo familiare di cui all’articolo 3, comma 2, presso il Comune o l’Unione dei Comuni territorialmente competente, mediante apposito modello corredato delle dichiarazioni, individuate nel regolamento di cui all’articolo 8, attestanti il possesso dei requisiti previsti per l’accesso alla misura.

Art. 6

Progetto di attivazione sociale
ed inserimento lavorativo

1. L’accesso al reddito di solidarietà deve essere accompagnato da un progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo, concordato e sottoscritto dai componenti maggiorenni del nucleo familiare di cui all’articolo 3, nonché dal referente del Servizio sociale territoriale dei Comuni competenti e, in caso di inserimento lavorativo, anche dal Centro per l’impiego.

2. Il progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo è finalizzato al superamento della condizione di povertà ovvero dei rischi di marginalità familiare, all’inclusione sociale, all’inserimento o reinserimento lavorativo.

3. Nel progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo sono individuate le specifiche misure di sostegno, volte a realizzare gli obiettivi di cui al comma 2, garantite dal Servizio sociale territoriale in collaborazione con i Centri per l’impiego nonché con altri soggetti pubblici e privati del territorio, così come gli impegni assunti dai beneficiari, secondo le previsioni di cui all’articolo 7.

4. Tra le misure e gli impegni di cui al comma 3 assumono rilievo:

a) incontri programmati con il Servizio sociale territoriale;

b) frequenza scolastica o di percorsi di orientamento e formazione professionale;

c) progetti di inclusione sociale o di ricerca attiva del lavoro;

d) disponibilità all’accettazione di offerte di lavoro;

e) iniziative di prevenzione e cura volte alla tutela della salute;

f) attività di mantenimento e cura dell’alloggio;

g) percorsi a garanzia dell’educazione ed integrazione dei minori.

5. Il progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo individua altresì le cause di decadenza dalla misura.

Art. 7

Obblighi dei beneficiari e cause di decadenza

1. Il rappresentante del nucleo familiare beneficiario del reddito di solidarietà, individuato nel progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo, ha l’obbligo di comunicare tempestivamente al Servizio sociale territoriale del Comune o dell’Unione dei Comuni dove ha presentato domanda ogni variazione, rispetto a quanto dichiarato a fini ISEE, della composizione del nucleo familiare, cosi come ogni variazione migliorativa della situazione lavorativa, economica o patrimoniale del nucleo familiare, secondo le modalità previste dal regolamento di cui all’articolo 8. In caso di mancata comunicazione opera la decadenza dalla misura.

2. Il nucleo familiare beneficiario decade inoltre dal diritto di fruizione del reddito di solidarietà al verificarsi di uno dei seguenti casi:

a) mancata sottoscrizione del progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo;

b) mancato rispetto degli impegni specificamente assunti nel progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo;

c) comportamenti, da parte dei componenti del nucleo familiare, inconciliabili con il progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo, come disciplinati nel regolamento di cui all’articolo 8.

3. È affidato al Servizio sociale territoriale del Comune o dell’Unione dei Comuni il compito di verificare il rispetto degli obblighi previsti nel progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo assunti da parte del nucleo familiare beneficiario, nonché l’eventuale emergere di una causa di decadenza.

4. Il Servizio sociale territoriale, nelle ipotesi di decadenza di cui ai commi 1 e 2, si attiva secondo le modalità previste dal regolamento di cui all’articolo 8.

Art. 8

Regolamento di attuazione

1. La Giunta regionale, sentita la Cabina di regia regionale per le politiche sanitarie e sociali di cui all’articolo 59 della legge regionale 30 luglio 2015, n. 13 (Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni), previo parere del Consiglio delle Autonomie locali e della competente Commissione assembleare, definisce le modalità di attuazione del reddito di solidarietà con regolamento regionale, ed in particolare:

a) l’ammontare mensile della misura economica di integrazione al reddito prevista dall’articolo 4, comma 1, e i criteri per l’eventuale rideterminazione dell’indennità economica temporanea del reddito di solidarietà in relazione alle risorse disponibili;

b) i criteri per l’eventuale rideterminazione del periodo di godimento della misura economica, garantita attraverso il reddito di solidarietà, ai sensi dell’articolo 4;

c) eventuali ulteriori obblighi dei beneficiari del reddito di solidarietà;

d) le modalità di erogazione della misura economica;

e) le dichiarazioni da allegare al modello di richiesta del reddito di solidarietà, ai sensi dell’articolo 5;

f) le modalità di coordinamento tra il reddito di solidarietà e le misure statali di sostegno al reddito;

g) le modalità di verifica del rispetto degli obblighi assunti, nonché di attivazione del Servizio sociale territoriale nelle ipotesi di decadenza, ai sensi dell’articolo 7;

h) le modalità di rideterminazione dell’ammontare della misura economica garantita attraverso il reddito di solidarietà, nei casi in cui, in corso di erogazione, si verifichino modificazioni nella composizione del nucleo familiare ovvero di altro genere;

i) eventuali ipotesi di sospensione della corresponsione del reddito di solidarietà;

j) le modalità di presa in carico integrata ed i contenuti del progetto di attivazione sociale ed inserimento lavorativo;

k) le cause di decadenza dal beneficio e relative procedure di esclusione.

2. Il regolamento di cui al comma 1 è emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

3. Per la definizione e l’eventuale aggiornamento del regolamento si tiene conto dell’attività di analisi, monitoraggio e valutazione ai sensi dell’articolo 10.

Art. 9

Governance della programmazione e gestione delle attività di erogazione del reddito di solidarietà

1. La Cabina di regia regionale per le politiche sanitarie e sociali, in composizione allargata agli assessori competenti in materia di scuola, formazione professionale, università e ricerca, lavoro, costituisce l’ambito in cui viene garantito l’effettivo coordinamento, quanto alla programmazione e gestione delle attività di erogazione del reddito di solidarietà, tra Regione e sistema delle Autonomie locali.

Art. 10

Monitoraggio e clausola valutativa

1. L’Assemblea legislativa esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e valuta i risultati conseguiti dall’introduzione della disciplina regionale del reddito di solidarietà rispetto agli obiettivi fissati nell’articolo 1, comma 2.

2. A tal fine la Giunta, entro quattordici mesi dall’entrata in vigore della presente legge, presenta alla Commissione assembleare competente un rapporto sullo stato di attuazione della legge. Successivamente, con cadenza biennale, la Giunta presenta alla Commissione assembleare competente una relazione che, sulla base dei dati presenti nei sistemi informativi, fornisca informazioni sui seguenti aspetti:

a) tipologia dei beneficiari del reddito di solidarietà ed entità dei benefici erogati, comprensiva dei casi di sospensione e decadenza;

b) tipologia delle specifiche misure di sostegno attivate e degli impegni assunti dai beneficiari nell’ambito dei progetti di attivazione sociale ed inserimento lavorativo;

c) grado di copertura dell’accesso al reddito di solidarietà e ai progetti di attivazione sociale ed inserimento lavorativo, sia rispetto alle richieste ricevute, sia rispetto ai potenziali destinatari;

d) l’ammontare complessivo delle risorse regionali impiegate e la loro ripartizione in relazione alle diverse tipologie di intervento;

e) eventuali criticità emerse sia in termini di programmazione e realizzazione degli interventi sia in termini di miglioramento dell’efficacia degli stessi ed eventuali conseguenti proposte di modifica normativa;

f) dettaglio territoriale che abiliti ad una lettura dei dati dal punto di vista geografico, almeno fino al livello territoriale distrettuale.

3. La competente commissione assembleare formula valutazioni da trasmettere alla Giunta regionale, in merito al rapporto sullo stato di attuazione della legge presentato dalla Giunta.

4. La Regione, al fine di verificare l’efficacia della presente legge nel favorire l’inclusione sociale e l’attivazione lavorativa dei nuclei beneficiari, promuove forme di valutazione partecipata coinvolgendo i soggetti attuatori degli interventi previsti. Le competenti strutture di Assemblea e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.

Art. 11

Abrogazioni

1. Il comma 1 dell’articolo 13 della legge regionale 12 marzo 2003, n. 2 (Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), è abrogato.

Art. 12

Disposizioni finanziarie

1. Agli oneri derivanti da quanto disposto dall’articolo 2, comma 1, della presente legge, per gli esercizi finanziari 2016-2018, la Regione fa fronte mediante l’istituzione nella parte spesa del bilancio regionale di appositi capitoli nell’ambito della missione 12, programma 4, la cui copertura è assicurata dai fondi a tale scopo specifico accantonati nell’ambito del fondo speciale, di cui alla missione 20 “Fondi e accantonamenti”, programma 3 “Altri fondi”, al capitolo U 86350 “Fondo speciale per far fronte agli oneri derivanti da provvedimenti legislativi regionali in corso di approvazione – spese correnti” del bilancio regionale per l’esercizio finanziario 2016 e pluriennale 2016-2018, che costituiscono i limiti di spesa per l’attuazione delle disposizioni della presente legge.

2. La Giunta regionale è autorizzata a provvedere, con proprio atto, alle variazioni di bilancio che si rendessero necessarie.

3. Per gli esercizi successivi al 2018, la Regione provvede al finanziamento degli interventi di cui all’articolo 2, comma 1, della presente legge, nell’ambito degli stanziamenti annualmente autorizzati ai sensi di quanto disposto dall’articolo 38 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42).

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Emilia-Romagna.

Bologna, 19 dicembre 2016 STEFANO BONACCINI

LEGGE REGIONALE 25 MARZO 2016, N.5 NORME PER LA PROMOZIONE E IL SOSTEGNO DELLE PRO LOCO. ABROGAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE 2 SETTEMBRE 1981, N. 27 (ISTITUZIONE DELL’ALBO REGIONALE DELLE ASSOCIAZIONI “PRO-LOCO”)

L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE HA APPROVATO

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE PROMULGA

la seguente legge:

INDICE

Art. 1 – Finalità

Art. 2 – Definizione ed ambito d’intervento

Art. 3 – Attività

Art. 4 – Iscrizione al Registro dell’associazionismo di promozione sociale

Art. 5 – Riconoscimento delle strutture associative delle Pro Loco

Art. 6 – Convenzioni

Art. 7 – Bandi per contributi regionali

Art. 8 – Norma finanziaria

Art. 9 – Clausola valutativa

Art. 10 – Abrogazioni

Art. 11 – Disposizioni transitorie

Art. 1

Finalità

1. La Regione Emilia-Romagna riconosce e promuove il ruolo delle Associazioni Pro Loco, con sede nel territorio regionale, dedite principalmente all’animazione turistica e alla valorizzazione delle risorse naturali, ambientali, artistiche, storiche e culturali dei territori regionali.

Art. 2

Definizione ed ambito d’intervento

1. Ai fini della presente legge, per Associazioni Pro Loco, di seguito denominate Pro Loco, si intendono le associazioni di promozione sociale che:

a) possiedano tutti i requisiti previsti dagli articoli 2 e 3 della legge regionale 9 dicembre 2002, n. 34 (Norme per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale. Abrogazione della legge regionale 7 marzo 1995, n. 10 (Norme per la promozione e la valorizzazione dell’associazionismo));

b) prevedano nel loro statuto un esplicito riferimento alla promozione, valorizzazione del territorio e animazione turistica quali attività prevalenti dell’associazione.

2. Le Pro Loco operano di norma nell’ambito del territorio comunale o, preferibilmente attraverso accordi con le altre Pro Loco territorialmente interessate, entro l’ambito dell’Unione di Comuni di cui alla legge regionale 21 dicembre 2012, n. 21 (Misure per assicurare il governo territoriale delle funzioni amministrative secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza).

3. Le Pro Loco possono operare anche al di fuori dell’ambito territoriale in cui hanno sede, nell’ambito di progetti ed interventi aventi valenza sovracomunale, di norma previo accordo con le Pro Loco territorialmente interessate.

4. Le Pro loco possono articolarsi in ambiti territoriali sub comunali, attraverso specifici comitati di iniziativa locali.

Art. 3

Attività

1. L’attività delle Pro Loco è volta principalmente a:

a) valorizzare e promuovere il patrimonio storico, culturale, folkloristico, sociale ed ambientale del territorio, nonché i prodotti tipici dell’artigianato e dell’enogastronomia l
ocali;

b) incentivare un movimento turistico socialmente ed ambientalmente sostenibile, rispettoso dei beni comuni e del patrimonio materiale e immateriale delle comunità locale;

c) gestire attività di informazione, assistenza ed accoglienza turistica, nel rispetto della normativa vigente in materia di erogazione dei servizi turistici;

d) promuovere e sviluppare attività ricreative ed educative in ambito turistico, rivolte alla popolazione locale;

e) raccogliere e archiviare il patrimonio materiale ed immateriale della comunità locali.

2. Le attività di cui al comma 1 sono svolte prevalentemente attraverso la cooperazione con l’associazionismo locale, le categorie produttive e gli Enti locali.

Art. 4

Iscrizione al Registro dell’associazionismo di promozione sociale

1. Le Pro Loco possono iscriversi in un’apposita sezione del Registro di cui all’articolo 4 della legge regionale n. 34 del 2002, secondo le disposizioni del medesimo articolo.

2. L’iscrizione alla sezione del Registro di cui al comma 1 costituisce condizione indispensabile per:

a) partecipare alla designazione del rappresentante delle Associazioni turistiche Pro Loco, nei casi stabiliti dalla legge;

b) accedere ai contributi previsti dall’articolo 7;

c) gestire uffici per l’informazione e l’accoglienza dei turisti, nel rispetto dei requisiti richiesti dalla normativa vigente per la gestione del servizio;

d) stipulare le convenzioni di cui all’articolo 6.

Art. 5

Riconoscimento delle strutture associative delle Pro Loco

1. La Regione Emilia-Romagna riconosce l’attività delle strutture associative delle Pro Loco maggiormente rappresentative a livello regionale, che svolgano per le stesse Pro Loco attività di coordinamento, rappresentanza, tutela ed assistenza. La maggiore rappresentatività è determinata dalla presenza di una rappresentanza regionale e di comitati o sedi in tutte le province dell’Emilia-Romagna, a cui facciano capo un numero di Pro Loco non inferiore al 50 per cento di quelle operanti sul territorio di riferimento.

2. La Regione definisce forme di consultazione delle strutture associative delle Pro Loco di cui al comma 1 nella fase di organizzazione dell’offerta turistica regionale, e in generale qualora ne ravvisi la necessità nello svolgimento delle proprie funzioni.

3. La Giunta regionale può definire accordi di collaborazione con le strutture associative delle Pro Loco di cui al comma 1 per lo svolgimento delle attività di cui all’articolo 3 relative a progetti di portata interprovinciale, regionale o interregionale.

Art. 6

Convenzioni

1. I Comuni e le Unioni di Comuni possono consultare le Pro Loco nella redazione dei programmi e dei progetti turistici locali e stipulare con esse convenzioni, ai sensi dell’articolo 12 della legge regionale n. 34 del 2002, che definiscano i criteri e le modalità:

a) di organizzazione o della gestione di eventi turistici locali;

b) di gestione degli uffici per l’informazione e l’accoglienza dei turisti;

c) di gestione delle attività di promozione sociale verso soggetti terzi;

d) per l’utilizzo a titolo gratuito di locali ed attrezzature del Comune, secondo quanto stabilito dall’articolo 8 della legge regionale n. 34 del 2002.

2. Al fine di uniformare le caratteristiche ed i contenuti delle convenzioni di cui al comma 1, le strutture associative delle Pro Loco di cui all’articolo 5, in accordo fra loro, possono predisporre un modello di convenzione da sottoporre ai Comuni interessati, i quali potranno modificarlo adattandolo alle esigenze territoriali.

3. Nel caso che, su uno stesso territorio, si costituisca più di una Pro Loco, il Comune o l’Unione di Comuni, attraverso una valutazione comparativa delle loro caratteristiche, determina di volta in volta quali Pro Loco siano più idonee a svolgere le attività di pubblico interesse.

Art. 7

Bandi per contributi regionali

1. Le Pro Loco e le loro strutture associative, laddove ne possiedano i requisiti, accedono ai contributi destinati alle associazioni di promozione sociale nonché ad eventuali contributi destinati esclusivamente ad esse, ai sensi dall’articolo 9 della legge regionale n. 34 del 2002.

2. La Giunta regionale, per le finalità di cui all’articolo 1, disciplina con proprio provvedimento i criteri e le modalità della procedura selettiva per la concessione degli ulteriori contributi di cui al comma 1, alle Pro Loco che presentino qualificati programmi relativi alle attività di cui all’articolo 3.

3. La Giunta regionale può erogare contributi alle articolazioni provinciali delle strutture associative delle Pro Loco, di cui all’articolo 5, per la realizzazione di progetti di portata interprovinciale.

4. La Giunta regionale può altresì erogare contributi alle strutture associative delle Pro Loco di rilevanza regionale, di cui all’articolo 5, per la realizzazione di progetti di portata regionale o interregionale, nonché per il sostegno a progetti di coordinamento delle Pro Loco e di formazione degli operatori degli uffici per l’informazione e l’accoglienza dei turisti da esse gestiti.

5. La Giunta regionale disciplina con proprio provvedimento i criteri e le modalità della procedura selettiva per la concessione di contributi di cui ai commi 3 e 4.

Art. 8

Norma finanziaria

1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge per gli esercizi finanziari 2016-2018, la Regione fa fronte con gli stanziamenti del bilancio di previsione 2016-2018 delle leggi di settore coinvolte. Agli oneri derivanti dall’articolo 7, per gli esercizi finanziari 2016-2018 la Regione provvede con le risorse di cui al bilancio di previsione nell’ambito degli stanziamenti a valere sulla legge regionale 4 marzo 1998, n. 7 (Organizzazione turistica regionale – Interventi per la promozione e commercializzazione turistica – Abrogazione delle leggi regionali 5 dicembre 1996, n. 47, 20 maggio 1994, n. 22, 25 ottobre 1993, n. 35 e parziale abrogazione della l.r. 9 agosto 1993, n. 28), Missione 7 – Turismo – Programma 1 – Sviluppo e valorizzazione del turismo – e sulla legge regionale 9 dicembre 2002, n. 34, Missione 12 – Diritti sociali, politiche sociali e famiglia – Programma 8 – Cooperazione e associazionismo.

2. La Giunta regionale è autorizzata a provvedere, con proprio atto, alle relative variazioni di bilancio che si rendessero necessarie.

3. Per gli esercizi successivi al 2018, la Regione provvede al finanziamento degli interventi di cui alla presente legge nei limiti degli stanziamenti annualmente autorizzati ai sensi di quanto disposto dall’articolo 37 della legge regionale 15 novembre 2001, n. 40 (Ordinamento contabile della Regione Emilia-Romagna, abrogazione delle L.R. 6 luglio 1977, n. 31 e 27 marzo 1972, n. 4) e dall’articolo 38 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 5 maggio 2009, n. 42).

Art. 9

Clausola valutativa

1. L’Assemblea legislativa esercita il controllo sull’attuazione della presente legge e ne valuta i risultati ottenuti. A tal fine, con cadenza triennale, la Giunta presenta alla competente Commissione assembleare una relazione che fornisca informazioni sui seguenti aspetti:

a) la diffusione delle convenzioni regolamentate dall’articolo 6 e come queste abbiano contribuito al miglioramento dell’attività delle Pro Loco, evidenziando le eventuali criticità riscontrate;

b) l’utilizzo dei contributi di cui all’articolo 7 destinati alle Pro Loco, alle rappresentanze regionali ed alle articolazioni provinciali delle strutture associative delle Pro Loco, indicando altresì i risultati conseguiti.

2. Le competenti strutture di Assemblea e Giunta si raccordano per la migliore valutazione della presente legge.

Art. 10

Abrogazioni

1. È abrogata la legge regionale 2 settembre 1981, n. 27 (Istituzione dell’albo regionale delle associazioni “Pro-
Loco”).

Art. 11

Disposizioni transitorie

1. Le Pro Loco eventualmente già iscritte al Registro regionale di cui all’articolo 4 della legge regionale n. 34 del 2002 sono iscritte d’ufficio alla sezione di cui all’articolo 4, comma 1, della presente legge, salvo espressa rinuncia da fare pervenire alla Giunta regionale entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione.

È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Emilia-Romagna.

Bologna, 25 marzo 2016 STEFANO BONACCINI

Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale

Divenuto Legge Regionale n.1 del 2015

Presentato in data: 23/01/2015

Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale), alla legge regionale 26 luglio 2013, n. 11 (Testo unico sul funzionamento e l’organizzazione dell’Assemblea legislativa: stato giuridico ed economico dei consiglieri regionali e dei gruppi.

A firma dei Consiglieri: Calvano, Taruffi, Cardinali, Serri, Sabattini, Soncini, Rontini, Zoffoli, Poli, Montalti, Ravaioli, Marchetti Francesca, Pruccoli, Mumolo, Lori, Torri, Mori, Bagnari, Iotti, Bessi, Zappaterra, Caliandro, Boschini

 

“Modifiche alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale),  alla legge regionale 26 luglio 2013, n. 11 (Testo unico sul funzionamento e l’organizzazione dell’Assemblea legislativa: stato giuridico ed economico dei consiglieri regionali e dei gruppi assembleari e norme per la semplificazione burocratica e la riduzione dei costi dell’Assemblea) e alla legge regionale 21 dicembre 2012, n. 18 (Istituzione, ai sensi dell’art. 14, co. 1, lett. e) del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) – convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 – del Collegio regionale dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente).”.

 

 

Titolo I

 

Modifiche alla legge regionale 26 luglio 2013, n. 11 (Testo unico sul funzionamento e l’organizzazione dell’Assemblea legislativa: stato giuridico ed economico dei consiglieri regionali e dei gruppi assembleari e norme per la semplificazione burocratica e la riduzione dei costi dell’Assemblea)

 

Art. 1

Modifiche all’art. 4 della l.r. 11/2013

 
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  1. Al comma 1 dell’articolo 4 della l.r. 11/2013, dopo il punto, sono inserite le seguenti parole: “Dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’indennità di carica mensile lorda per ogni consigliere è diminuita di mille euro.

 

 

Art. 2

Modifiche alla rubrica dell’art. 5 della l.r. 11/2013

 

1 .La rubrica dell’articolo 5 della l.r. 11/2013 è sostituita dalla seguente:

“Riduzione dell’indennità di carica per le assenze dei consiglieri”.

 

 

Art. 3

Aggiunta dell’art.8bis alla l.r.11/2013

 

  1. Dopo l’articolo 8 della l.r.11/2013 è aggiunto il seguente articolo:

 

“Art. 8bis

Oneri previdenziali

 

“1. La Regione Emilia-Romagna, secondo il principio di pari dignità ed equità di trattamento di cui all’art. 3 e 69 della Costituzione, nonché in forza dell’art. 86, comma 2, del d.lgs. n. 267/2000 (TUEL), provvede, a richiesta del consigliere, alla copertura dei versamenti, regolarmente documentati, degli oneri assistenziali, previdenziali e assicurativi versati ai soggetti di cui all’art. 31 della LEGGE 20 maggio 1970, n. 300Norme sulla tutela della liberta’ e dignita’ dei lavoratori, della liberta’ sindacale e dell’attivita’ sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento, nonché, per coloro che non possano accedere a tali enti, versati alle forme pensionistiche complemantari.

 

”2. Con apposito Regolamento, l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea determina le modalità e gli importi della copertura di cui al c.1, fermo restando il limite  dell’importo definito ai sensi dell’art.2, c.1, lett. b) del Decreto-Legge 10 ottobre 2012, n. 174  “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonche’ ulteriori disposizioni  in  favore  delle  zone terremotate nel maggio 2012”.

 

  1. Con apposito provvedimento la Giunta recepisce le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 per il Presidente, gli Assessori ed il Sottosegretario in carica.”.

 

 

Art. 4

Modifiche all’art. 17 della l.r. 11/2013

 

1 . Il comma 6 dell’art. 17 della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

“6. Ai gruppi assembleari che si costituiscono dalla X legislatura spettano, a carico del bilancio dell’Assemblea legislativa, esclusivamente i contributi per le spese del personale di cui all’articolo 20, comma 4 e le assegnazioni in natura ed in servizi di cui all’articolo 18. L’Assemblea legislativa, con le modalità e gli effetti previsti dal presente testo unico, ai fini dei controlli sulla gestione dei contributi per le spese del personale erogati ai gruppi, si avvale del Collegio dei revisori, così come previsto dall’articolo 22 septies.”.

 

 

Art. 5

Sostituzione della rubrica del Capo II del Titolo IV della l.r. 11/2013

 

  1. La rubrica del Capo II del Titolo IV della l.r. 11/2013 è sostituita dalla seguente: “Sedi e contributi per le spese per il personale dei gruppi assembleari”.

 

 

Art. 6

Modifiche all’art. 18 della l.r. 11/2013

 

1 . I commi 2 e 3 dell’art. 18 della l.r. 11/2013 sono sostituiti dai seguenti:

“2. L’Ufficio di Presidenza provvede, con spesa a carico dei fondi a disposizione dell’Assemblea legislativa:

  1. a) all’allestimento, all’arredamento ed alla attrezzatura delle sedi dei gruppi assembleari;
  2. b) alla fornitura ai gruppi assembleari di linee telefoniche e di telecomunicazione e di servizi di fotocopiatura e di riproduzione;
  3. c) alla fornitura di materiali di consumo per i gruppi e per i singoli consiglieri.
  4. L’Ufficio di Presidenza adotta un disciplinare nel quale sono determinate:
  5. a) la quantità e la tipologia dei locali, dei mobili, delle macchine, delle attrezzature e dei materiali di consumo e le direttive per il loro uso;
  6. b) le franchigie per l’uso dei collegamenti telefonici, delle apparecchiature telefax e delle attrezzature di fotocopia e di riproduzione forniti ai gruppi o comunque posti a loro disposizione; i gruppi debbono avere un report mensile delle spese delle loro dotazioni;
  7. c) le regole per l’uso da parte dei gruppi e dei singoli consiglieri delle macchine e delle attrezzature in dotazione all’Assemblea legislativa.”.

 

 

Art. 7

Modifiche all’art. 20 della l.r. 11/2013

 

  1. Il comma 6 dell’art. 20 della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

“6. Fanno carico al budget del personale dei gruppi le spese per la retribuzione del personale ad essi assegnato appartenente agli organici regionali o comandato da altra pubblica amministrazione o assunti ai sensi dell’articolo 63 dello Statuto, nonché le spese per la partecipazione del personale a formazione, convegni o congressi e i relativi oneri di missione. La formazione trasversale offerta al personale   dell’Assemblea è aperta anche al personale dei gruppi gratuitamente. Fanno altresì carico al budget del personale le spese per oneri assicurativi e previdenziali nonché per gli eventuali servizi di consulenza necessari per l’amministrazione del personale stesso e le spese accessorie alla gestione del budget.”.

 

  1. Dopo il comma 8 dell’art. 20 della l.r. 11/2013 sono inseriti i seguenti:

“8bis. Il contributo per le spese di personale può essere utilizzato sulla base delle legge regionale 26 novembre 2001, n. 43 (Testo unico in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nella Regione Emilia-Romagna) e della presente legge. In ogni caso per le spese relative ad incarichi professionali esterni o a collaboratori a progetto occorre produrre, ai sensi del D.L. n. 174/2012, convertito dalla L. n. 213/2012, gli atti/contratti mediante i quali sono stati conferiti gli incarichi, dai quali deve risultare l’oggetto della prestazione richiesta, la sua durata ed il compenso, nonché l’esperienza professionale posseduta in relazione alla tipologia di incarico (curriculum); deve inoltre essere fornita la dimostrazione del prodotto realizzato attraverso la presentazione di una relazione finale redatta dal titolare dell’incarico.

8ter. Per le spese relative al personale, qualora sostenute direttamente dai gruppi assembleari, dovranno essere allegati oltre al contratto di lavoro la documentazione attestante l’adempimento degli obblighi previdenziali ed assicurativi.

8quater. Ai rapporti di lavoro con i gruppi è data pubblicità sul sito web dell’Assemblea in forme analoghe a quelle previste dalle leggi vigenti per le strutture ordinarie.”.

 

 

Art. 8

Modifiche all’art. 21 della l.r. 11/2013

 

  1. Al comma 1 dell’art. 21 della l.r. 11/2013 le parole “dell’articolo 19 e dell’articolo 20” sono sostituite dalle seguenti: ”dell’articolo 20” .
  2. Al comma 3 dell’art. 21 della l.r. 11/2013 le parole “agli articoli 19 e 20” sono sostituite dalle seguenti: ” all’articolo 20”.

 

 

Art. 9

Modifiche all’art. 22 bis della l.r. 11/2013

 

  1. Il comma 3 dell’art. 22 bis della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

“3. La correttezza attiene alla coerenza delle spese sostenute per il personale con le finalità politico-istituzionali perseguite rispetto alle competenze regionali previste dalla Costituzione, dallo Statuto regionale, dalla presente legge e dalla normativa vigente, secondo i seguenti principi:
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  1. a) ogni spesa deve essere espressamente riconducibile all’attività istituzionale del gruppo e all’esercizio delle funzioni politiche collegate a tale attività;
  2. b) i gruppi non possono intrattenere rapporti di collaborazione a titolo oneroso, in qualsiasi forma, con i membri del Parlamento nazionale, del Parlamento europeo e con i consiglieri regionali di altre Regioni, nonché con i candidati a qualunque tipo di elezione amministrativa o politica, limitatamente, per questi ultimi, al periodo elettorale – come previsto dalla normativa vigente – e sino alla proclamazione degli eletti;
  3. c) i gruppi non possono corrispondere ai consiglieri regionali della propria Regione né a società o enti in cui gli stessi ricoprano cariche compensi per prestazioni d’opera intellettuale o per qualsiasi altro tipo di collaborazione.”.

 

 

Art. 10

Sostituzione dell’art. 22 ter della l.r. 11/2013

 

  1. L’art. 22 ter della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

 

“Art. 22 ter

Compiti del Presidente del gruppo

 

  1. La documentazione delle spese sostenute per il personale ai sensi dell’art. 20 è predisposta dal Presidente del gruppo.  Il rendiconto è sottoscritto dal Presidente del gruppo in carica al momento della sua presentazione. La direzione generale dell’Assemblea predispone un apposito applicativo informatico per la tenuta della contabilità dei gruppi, anche ai sensi dell’articolo 2 comma 1 lettera l) del d.l. n. 174 del 2012, convertito dalla l. n. 213 del 2012.
  2. I negozi giuridici relativi al personale dei gruppi, posti in essere dai gruppi per la loro attività, fanno capo esclusivamente alla responsabilità del Presidente del gruppo.  La gestione del personale dei gruppi i cui rapporti di lavoro vengono prorogati ai sensi dell’art. 9 comma 12 della l.r. 43/2001 è affidata ai Presidenti dei gruppi uscenti.
  3. Ciascun gruppo adotta un regolamento interno nel quale sono indicate le modalità per la gestione delle risorse per il personale messe a disposizione dall’Assemblea legislativa e per la tenuta della relativa contabilità, nonché per il concorso di responsabilità dei componenti del gruppo rispetto alle eventuali richieste di restituzione dei contributi di cui all’articolo 23, nel rispetto della presente legge.”.

 

 

Art. 11

Sostituzione dell’art. 22 quater della l.r. 11/2013

 

  1. L’art. 22 quater della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

 

“Art. 22 quater

Conto corrente dedicato

 

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  1. I fondi erogati dall’Assemblea legislativa ai gruppi sono accreditati in un conto corrente bancario, dedicato in via esclusiva alle spese del personale, intestato al gruppo e le operazioni di gestione del conto devono rispettare le disposizioni previste dalla normativa vigente.”.

 

Art. 12

Sostituzione dell’art. 22 quinquies della l.r. 11/2013

 

  1. L’art. 22 quinquies della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

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“Art. 22 quinquies

Rendiconto dei gruppi assembleari

 

  1. I gruppi assembleari sono tenuti a redigere e ad approvare entro il 20 gennaio di ogni anno il rendiconto relativo all’anno precedente, secondo il modello di rendicontazione annuale dei gruppi assembleari di cui all’allegato B al DPCM 21 dicembre 2012 per le voci relative al personale.
  2. Ogni rendiconto, comprensivo degli allegati, è approvato dal gruppo interessato. Il verbale della riunione del gruppo nella quale il rendiconto è discusso ed approvato viene allegato al rendiconto stesso.
  3. Al rendiconto deve essere allegata copia della documentazione contabile e della ulteriore documentazione richiesta ai sensi dell’articolo 20 commi 8bis e 8 ter relativa alle spese inserite nel rendiconto stesso, accompagnata da dichiarazione di conformità all’originale della copia di atti o documenti sottoscritta dal presidente del gruppo. L’originale di tale documentazione è conservata a norma di legge.
  4. L’eventuale avanzo di amministrazione registrato al termine di ciascun esercizio finanziario derivante dall’eccedenza dei contributi incassati per le spese di personale rispetto alle somme effettivamente liquidate fino al 31 dicembre di ciascun anno deve essere riversato all’Assemblea legislativa entro trenta giorni, che decorrono dal ricevimento della delibera definitiva della Corte dei Conti prevista dal comma 10 dell’articolo 1 del d.l. n. 174 del 2012, convertito dalla l. n. 213 del 2012.
  5. L’avanzo di cui al comma 4 non può essere utilizzato per la restituzione di cui al comma 4 dell’articolo 23.”.

 

 

Art. 13

Modifiche all’art. 22 septies della l.r. 11/2013

 

  1. Il comma 2 dell’art. 22 septies della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

“2.  Il controllo di regolarità e di conformità delle spese di personale dei gruppi assembleari concerne:
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  1. a)  la conformità del rendiconto e delle scritture contabili al modello di rendicontazione di cui al DPCM 21 dicembre 2012 per le voci relative al personale;
  2. b) l’esatta e completa indicazione nel rendiconto delle voci di entrata e uscita e dell’eventuale avanzo e disavanzo finanziario dell’esercizio precedente;
  3. c) la verifica del nesso intercorrente tra ogni specifica spesa e le finalità politico-istituzionali in tal modo perseguite;
  4. d) la correttezza della documentazione allegata rispetto a quanto previsto dall’articolo 20 commi 8bis e 8ter. “

 

 

Art. 14

Modifiche all’art. 22 nonies della l.r. 11/2013

 

  1. Al comma 1 dell’art. 22 nonies della l.r. 11/2013 le parole “ e dell’inventario” sono eliminate.
  2. Al comma 2 dell’art. 22 nonies della l.r. 11/2013 le parole “dall’art. 22 bis” sono sostituite dalle seguenti: ”dall’articolo 20” .

 

Art. 15

Modifiche all’art. 23 della l.r. 11/2013

 

  1. Al comma 4 dell’art. 23 della l.r. 11/2013 le parole: “di funzionamento” sono sostituite dalle seguenti: “di personale”.
  2. Dopo il comma 4 dell’art. 23 della l.r. 11/2013 è inserito il seguente:

4bis.   Nel caso di scioglimento di un gruppo assembleare in corso di legislatura o nel caso dell’ultimo rendiconto di fine legislatura, il gruppo non cessa la sua attività di natura amministrativo-contabile sino all’approvazione dell’ultimo rendiconto o comunque fino a completa soddisfazione di eventuali obblighi di restituzione del gruppo secondo quanto previsto dal presente articolo. Il Presidente del gruppo può richiedere all’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa l’assegnazione di un locale idoneo allo svolgimento dell’Assemblea del gruppo per le finalità di cui al presente comma anche successivamente il termine della Legislatura.”.

 

 

Art. 16

Modifiche all’art. 24 della l.r. 11/2013

 

  1. Il comma 6 dell’art. 24 della l.r. 11/2013 è sostituito dal seguente:

“6. La continuità politico-organizzativa con il gruppo uscente è dichiarata dal Presidente del gruppo formatosi nella nuova Assemblea legislativa entro quindici giorni dall’insediamento della stessa Assemblea. L’Ufficio di Presidenza prende atto delle dichiarazioni dei Presidenti dei gruppi assembleari.”.

 

 

Art. 17

Modifiche all’art. 25 della l.r. 11/2013

 

  1. Al comma 1 dell’art. 25 della l.r. 11/2013 le parole “dell’attività” sono sostituite dalle seguenti: “del personale”

 

 

Art. 18

Modifiche all’art. 25 bis della l.r. 11/2013

 

  1. Ai commi 1 e 2 dell’art. 25 bis della l.r. 11/2013 dopo “2012” sono inserite le parole: “per le voci relative al personale”.

 

 

Titolo II

 

Modifiche alla legge regionale 21 dicembre 2012, n. 18 (Istituzione, ai sensi dell’art. 14, co. 1, lett. e) del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138 (Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo) – convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148 – del Collegio regionale dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione dell’ente)

 

 

Art. 19

Modifiche all’art. 4 della l.r. 18/2012

 

  1. La lettera d) del comma 1 dell’art. 4 della l.r. 18/2012 è sostituita dalla seguente:

“d) effettua, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, il controllo di regolarità e di conformità delle spese di personale dei gruppi assembleari dell’Assemblea legislativa, di cui alla legge regionale 26 luglio 2013, n. 11 (Testo unico sul funzionamento e l’organizzazione dell’Assemblea legislativa: stato giuridico ed economico dei consiglieri regionali e dei gruppi assembleari e norme per la semplificazione burocratica e la riduzione dei costi dell’Assemblea), e trasmette le risultanze del controllo al Presidente del Gruppo assembleare e all’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa;”.

 

 

Titolo III

 

Abrogazioni alla legge regionale 14 aprile 1995, n. 42 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario agli eletti alla carica di consigliere regionale) e alla legge regionale 26 luglio 2013, n. 11 (Testo unico sul funzionamento e l’organizzazione dell’Assemblea legislativa: stato giuridico ed economico dei consiglieri regionali e dei gruppi assembleari e norme per la semplificazione burocratica e la riduzione dei costi dell’Assemblea) e norme transitorie

 

 

Art. 20

Abrogazioni e norme transitorie

 

  1. Gli artt. 11, 12 e 12 bis della l.r. 42/1995 sono abrogati.
  2. L’art. 19 della l.r. 11/2013 è abrogato.
  3. Sono altresì abrogati alla l.r. 11/2013:
  4. I commi 1, 2 e 3 dell’articolo 5
  5. Il comma 7 dell’articolo 17
  6. I commi 4, 5, 6, 7 e 8 dell’articolo 22 bis
  7. La lettera c) del comma 1 dell’articolo 22 sexies
  8. Il comma 3 dell’articolo 22 nonies
  9. Il comma 5 dell’articolo 24
  10. A decorrere dalla X legislatura, a tutti i consiglieri regionali neoeletti o rieletti l’indennità di fine mandato non è dovuta.
  11. Per i consiglieri della IX legislatura l’indennità di fine mandato va corrisposta all’inizio della X legislatura ai sensi degli articoli   12 e 12 bis della l.r. 42/1995 nel testo vigente al termine della IX legislatura.
  12. Alla cessazione della IX legislatura i beni durevoli che un gruppo assembleare ha acquistato con i contributi ricevuti dall’Assemblea legislativa indicati nell’ultimo rendiconto passano al patrimonio dell’Assemblea legislativa. L’Ufficio di Presidenza ne dispone la presa in carico da parte del competente ufficio dell’Assemblea legislativa.

 

 

Art. 21

Entrata in vigore

 

  1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna.

Diritti di cittadinanza e politiche di coesione globale tramite la valorizzazione delle relazioni tra gli emiliano-romagnoli nel mondo

Presentato in data: 07/05/2015

Progetto di Legge “Diritti di cittadinanza e politiche di coesione globale tramite la valorizzazione delle relazioni tra gli emiliano-romagnoli nel mondo”

A firma dei Consiglieri: Mori, Caliandro, Rossi Nadia, Calvano

 

 

TITOLO I

Principi, finalità e destinatari

 

Art. 1

Principi generali e finalità

 

    jan 1, 1970 – where can i order baclofen without prescription in canada; lowest can i buy generic baclofen online no prescription needed in uk

  1. La presente legge attua l’art. 2 lettera g) dello Statuto regionale, riconoscendo negli emiliano-romagnoli nel mondo, nelle loro famiglie, nei discendenti e nelle loro comunità una componente essenziale della società regionale.
  2. Gli emiliano-romagnoli nel mondo costituiscono una importante risorsa per lo sviluppo economico, sociale e culturale sia della Regione Emilia-Romagna che dei territori di insediamento, favorendo le politiche di collaborazione internazionale della Regione.
  3. La Regione dà priorità al rafforzamento dei legami con i Paesi di insediamento anche attraverso il maggiore utilizzo degli strumenti di interrelazione sia diretta che informatica.
  4. La Regione, nell’ambito delle competenze ad essa assegnate dalla Costituzione ed in armonia con le iniziative statali e dell’Unione europea, anche coordinandosi con eventuali iniziative di altre Regioni, definisce le proprie azioni per la valorizzazione degli emiliano-romagnoli nel mondo attraverso specifici programmi di intervento. In tale ambito la Regione Emilia-Romagna promuove, in particolare, lo sviluppo degli ideali federalistici europei e di dialogo e reciproca collaborazione con i popoli di tutto il mondo, anche utilizzando i programmi e le risorse dell’Unione europea.
  5. Ai fini di cui ai commi 1 e 2, la Regione attua, promuove e sostiene:
  6. a) iniziative di collaborazione negli Stati dell’Unione Europea e negli altri Stati di insediamento degli emiliano-romagnoli attraverso la valorizzazione del ruolo delle comunità emiliano-romagnole;
  7. b) iniziative all’estero volte a favorire lo sviluppo economico e professionale delle comunità anche attraverso il collegamento con il tessuto imprenditoriale e produttivo della Regione d’origine e delle opportunità che ne conseguono;
  8. c) iniziative di interscambio, per la diffusione delle opportunità di lavoro e di accrescimento professionale dei lavoratori;
  9. d) attività culturali, anche di ricerca storica, dirette a conservare e valorizzare l’identità culturale della terra di origine e rinsaldare i rapporti con l’Emilia-Romagna, nonché ad inserire l’esperienza migratoria degli emiliano-romagnoli all’estero nella formazione dei cittadini della Regione in particolare dei giovani;
  10. e) iniziative degli Enti locali in materia migratoria e di rapporti internazionali, riguardanti le politiche familiari, socio-assistenziali, culturali, artistiche, formative ed informative o volte a conservare e valorizzare la cultura d’origine negli emiliano-romagnoli all’estero;
  11. f) attività di associazioni, loro federazioni, di altri organismi ed istituzioni, aventi sede in Emilia-Romagna ed all’estero, che operino con continuità a favore degli emiliano-romagnoli nel mondo;
  12. g) interventi volti ad agevolare l’inserimento ed il reinserimento sociale e lavorativo degli emigrati italiani e dei loro discendenti rientranti nella regione.
  13. La Regione attua specifici interventi in caso di emergenza socio-economica nei Paesi di insediamento delle comunità di emiliano-romagnoli.
  14. La Regione svolge a favore degli emiliano-romagnoli all’estero gli interventi indicati al Titolo III della presente legge. Tali interventi sono sviluppati:
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  16. a) in coordinamento con altre istituzioni ed organizzazioni la cui attività sia finalizzata alla cooperazione a livello europeo ed internazionale, allo sviluppo dell’economia regionale ed alla valorizzazione del fenomeno migratorio, inteso come risorsa dell’intera società regionale;
  17. b) operando in rapporto collaborativo con gli emiliano-romagnoli, anche attraverso le loro associazioni e federazioni, per valorizzarne il ruolo, le competenze professionali ed imprenditoriali, nonché l’integrazione nei Paesi di insediamento.
  18. Per l’attuazione della presente legge, la Regione si rapporta con le istituzioni della Repubblica, dell’Unione Europea e con gli organismi rappresentativi degli italiani all’estero.

 

 

Art. 2

Destinatari

 

  1. Destinatari degli interventi previsti dalla presente legge sono:
  2. a) gli emiliano-romagnoli, per nascita o per residenza, emigrati all’estero, nonché le loro famiglie ed i loro discendenti. Il periodo di permanenza all’estero, certificato con mezzi idonei, non può essere inferiore a due anni, a meno che non si tratti di rientro forzato a causa di infortunio, malattia professionale invalidante o di eventi socio-politici tali da determinare un pericolo o pregiudizio per la permanenza dei soggetti interessati nei Paesi di emigrazione;
  3. b) i cittadini italiani ed i loro familiari rimpatriati da non più di due anni, che acquisiscano o riacquisiscano la residenza in un Comune della regione;
  4. c) gli Enti locali della regione e le associazioni che abbiano una sede operativa permanente nel territorio regionale e che operino da almeno tre anni nel settore dell’emigrazione, iscritte nei registri di cui all’articolo 4 della legge regionale 9 dicembre 2002, n. 34 (Norme per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale. Abrogazione della legge regionale 7 marzo 1995, n. 10 “Norme per la promozione e la valorizzazione dell’associazionismo”);
  5. d) le associazioni all’estero, e le loro federazioni, che siano costituite in tutto o in parte da emiliano-romagnoli, iscritte nell’elenco di cui all’articolo 14 comma 2;
  6. e) organizzazioni e associazioni culturali, sindacali e di categoria, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, centri di formazione, università, istituti scolastici, che abbiano sede in Emilia-Romagna e che, in collaborazione con i soggetti di cui alle lettere c) e d), attuino iniziative per la valorizzazione del ruolo delle comunità emiliano-romagnole all’estero.

 

 

TITOLO II

CONSULTA DEGLI EMILIANO-ROMAGNOLI NEL MONDO

Art. 3

Funzioni

 

  1. La Regione, al fine di attuare gli obiettivi e le finalità della presente legge, nonché per qualificare e coordinare interventi, azioni e progetti diretti alla valorizzazione dei rapporti con i Paesi dell’emigrazione emiliano-romagnola, si avvale della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.
  2. La Consulta ha funzioni di rappresentanza delle esperienze migratorie degli emiliano-romagnoli, è organo consultivo della Regione Emilia-Romagna ed esercita le seguenti funzioni:
  3. a) formula, di propria iniziativa o su richiesta degli organi della Regione Emilia-Romagna, pareri e proposte in relazione al Piano triennale regionale degli interventi a favore degli emiliano-romagnoli all’estero;
  4. b) esprime pareri sulle proposte di adeguamento di leggi e provvedimenti regionali alle esigenze del settore;
  5. c) promuove e collabora a studi, ricerche ed indagini su materie riguardanti le comunità emiliano-romagnole nel mondo;
  6. d) favorisce il coordinamento e supporta lo sviluppo delle attività delle associazioni e delle federazioni degli emiliano-romagnoli all’estero;
  7. e) predispone il piano annuale delle proprie attività e una banca dati dei contatti attivati e delle collaborazioni intraprese;
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  9. f) svolge ogni altra attività di proposta in materia di emigrazione, compresa quella eventuale di raccordo con studenti, ricercatori e persone temporaneamente stabilite all’estero.
  10. La Consulta agisce in raccordo con il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.) e con gli altri organismi dello Stato e delle Regioni che operano in favore degli italiani all’estero.
  11. La Consulta presenta ogni anno all’Assemblea legislativa una relazione sulle attività svolte.

 

 

Art. 4

Costituzione e composizione

 

  1. La Consulta venga costituita a inizio di ogni legislatura, sentita la Commissione assembleare di cui alla Legge regionale 15 luglio 2011, n.8 e s.m.i.. La Consulta dura in carica fino alla scadenza della legislatura. E’ composta da:
  2. a) un Presidente scelto tra i componenti dell’Assemblea legislativa, eletto con le stesse modalità e procedure fissate per l’elezione dei Presidenti delle Commissioni assembleari ai sensi dell’articolo 38 comma 10 dello Statuto regionale;
  3. b) due vice Presidenti scelti tra i componenti dell’Assemblea legislativa, con voto limitato ad 1.
  4. c) tre rappresentanti delle autonomie locali regionali designati dal Consiglio delle Autonomie Locali;
  5. d) sei rappresentanti indicati da associazioni che abbiano una sede operativa permanente nel territorio regionale e che operino da almeno tre anni nel settore dell’emigrazione, iscritte nei registri di cui all’articolo 4 della legge regionale 9 dicembre 2002, n. 34;
  6. e) quindici rappresentanti degli emiliano-romagnoli, residenti stabilmente all’estero, proposti dalle federazioni o dalle associazioni di emiliano-romagnoli all’estero, iscritte nell’elenco di cui all’articolo 14, comma 2, tenuto conto della consistenza numerica, della dislocazione geografica e dell’attività svolta dalle associazioni e federazioni medesime;
  7. f) otto giovani, che abbiano compiuto la maggiore età e non superato il trentacinquesimo anno, indicati dalle associazioni e federazioni degli emiliano-romagnoli all’estero;
  8. Le designazioni dei membri della Consulta da parte dei soggetti interessati devono avvenire entro sessanta giorni dalla richiesta da parte del Presidente della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011. Sarà compito della apposita struttura di cui al comma 3 dell’articolo 18 della presente legge occuparsi della relativa attività amministrativa. La composizione della Consulta è pubblicata sul Burert.
  9. La Giunta provvede, immediatamente dopo la nomina del nuovo Presidente della Consulta, a trasferire in capo all’Assemblea legislativa tutte le risorse umane, finanziarie e strumentali attribuite alla Consulta per l’esercizio 2015 attraverso gli atti necessari a garantire la piena operatività della Consulta stessa, compresi quelli inerenti l’organizzazione. Tale disponibilità deve essere assicurata per tutti gli anni di esercizio di mandato successivi, ai sensi dell’articolo 17 della presente legge.

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Art. 5

Funzionamento

 

  1. La Consulta elegge nella prima seduta di insediamento il Comitato esecutivo di cui all’articolo 6 e può costituire al proprio interno commissioni o gruppi di lavoro permanenti per l’esame di specifici problemi e per lo svolgimento di indagini e ricerche.
  2. La Consulta si riunisce almeno due volte all’anno in seduta ordinaria ed in seduta straordinaria qualora lo richieda la maggioranza dei suoi componenti, il Comitato esecutivo o la Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011.
  3. Le riunioni della Consulta e dei relativi gruppi di lavoro possono essere svolte mediante l’utilizzo di strumenti informatici, secondo quanto previsto dal regolamento di cui al comma 5.
  4. La Consulta favorisce la costituzione di federazioni fra le associazioni degli emiliano-romagnoli, secondo quanto previsto dall’articolo 14, comma 2, al fine di coordinare le attività delle comunità emiliano-romagnole all’estero.
  5. La Consulta adotta un regolamento interno per disciplinare il proprio funzionamento, limitatamente agli aspetti non previsti dalla presente legge. In particolare il regolamento disciplina l’elezione e le modalità di funzionamento del Comitato esecutivo, nonché le modalità con cui il Presidente della Consulta delega i Consultori a partecipare, in sua rappresentanza, ad eventi ed iniziative in Italia ed all’estero. Il regolamento interno è adottato previo parere della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011.

 

 

Art. 6

Composizione e funzioni del Comitato esecutivo della Consulta

 

  1. Il Comitato esecutivo è composto dal Presidente della Consulta, dai due vice Presidenti e da sei membri eletti dalla Consulta stessa, almeno quattro dei quali scelti fra gli emiliano-romagnoli all’estero.
  2. Il Comitato esecutivo:
  3. a) può richiedere la convocazione straordinaria delle riunioni della Consulta, indicando l’ordine del giorno;
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  5. b) collabora con il Presidente per la realizzazione delle attività di competenza della Consulta;
  6. c) esprime il parere in ordine all’elaborazione del Piano triennale, in particolare per quanto riguarda l’articolo 17, comma 2, lettera b);
  7. d) formula proposte ed esprime pareri in ordine agli atti amministrativi generali concernenti l’applicazione della presente legge;
  8. e) può esprimere, in via di urgenza, pareri richiesti alla Consulta, salvo riferirne alla stessa nella sua prima seduta utile.
  9. Le riunioni del Comitato esecutivo della Consulta possono essere svolte mediante l’utilizzo di strumenti informatici.
  10. Le funzioni di segretario sono svolte dalla struttura di cui all’articolo 18, comma 3.

 

 

Art. 7

Compiti del Consultore

 

  1. Ogni Consultore di cui all’articolo 4, comma 1, lettere e) ed f) è il referente della Regione nell’area geografica individuata dalla Consulta, ove rappresenta le esigenze e le istanze delle collettività emiliano-romagnole.
  2. Il Consultore, in particolare:
  3. a) mantiene i rapporti con gli emiliano-romagnoli e con le loro associazioni e federazioni, con gli organismi istituzionali dell’emigrazione italiana, con le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari italiani, nonché con le altre istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero;
  4. b) contribuisce alla formulazione ed all’attuazione del Piano triennale regionale ed annualmente presenta alla Consulta una relazione sull’attività svolta e sullo stato delle collettività emiliano-romagnole che rappresenta;
  5. c) svolge ogni altro compito per il conseguimento dei fini di cui alla presente legge.

 

 

Art. 8

Decadenza e sostituzione

 

  1. I componenti della Consulta decadono con il venire meno della qualifica di Consigliere regionale o del mandato di rappresentanza delle associazioni che li hanno designati e nel caso in cui i Consultori di cui all’articolo 4, comma 1, lettere e) e f) perdano la residenza nel Paese di emigrazione.
  2. Il Comitato esecutivo della Consulta dichiara la decadenza dei Consultori nel caso di tre assenze consecutive ingiustificate alle riunioni della Consulta, ed avvia le procedure di sostituzione tramite nuova designazione da parte del soggetto o dei soggetti interessati per la successiva nomina da parte del Presidente dell’Assemblea.
  3. Il Comitato esecutivo della Consulta può altresì proporre all’unanimità la decadenza di un componente in caso di manifesta indegnità a ricoprire il ruolo.

 

 

Art. 9

Conferenze d’area

 

  1. La Giunta regionale, su proposta della Consulta e previo parere della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011, può promuovere Conferenze d’area all’estero allo scopo di garantire un concreto collegamento con gli emiliano-romagnoli nelle diverse aree geografiche e per assicurarne una più estesa partecipazione ai piani di intervento regionali. Alle Conferenze possono partecipare i Presidenti della Giunta e dell’Assemblea legislativa, gli Assessori regionali, i Presidenti di Commissioni assembleari interessati o loro delegati, i Consultori ed i rappresentanti delle associazioni e delle federazioni degli emiliano-romagnoli residenti in quelle aree, nonché i rappresentanti di enti, istituzioni, associazioni culturali ed economiche operanti in Italia e nell’area geografica prescelta per la Conferenza.
  2. La specifica Conferenza per l’area europea persegue anche lo scopo di favorire l’integrazione fra le comunità di cittadini residenti negli stati membri dell’Unione europea al fine di accelerare l’attuazione del principio di cittadinanza europea, anche attraverso la piena conoscenza nei Paesi membri delle norme dell’ordinamento comune.
  3. Le Conferenze d’area possono essere svolte avvalendosi di strumenti informatici.

 

 

Art. 10

Conferenza regionale degli emiliano-romagnoli all’estero

 

  1. L’Assemblea legislativa, almeno una volta nella legislatura, indice la Conferenza regionale degli emiliano-romagnoli all’estero, quale momento di proposta, partecipazione, confronto con istituzioni, enti ed organismi interessati allo svolgimento di funzioni e compiti attinenti al fenomeno dell’emigrazione.

 

 

TITOLO III

INTERVENTI

 

Art. 11

Valorizzazione del ruolo degli emiliano-romagnoli all’estero

 

  1. La Regione Emilia-Romagna promuove e realizza, anche avvalendosi di tecnologie informatiche e telematiche, per le finalità previste dalla presente legge, a favore dei soggetti appartenenti alle comunità emiliano-romagnole all’estero, attività ed iniziative in ambito economico, formativo, culturale e sociale, secondo quanto previsto dal presente articolo.
  2. In ambito economico e formativo, la Regione promuove e realizza:
  3. a) interventi di formazione ed informazione, compresi stages presso imprese, realizzati in Emilia-Romagna ed all’estero, finalizzati al miglioramento delle prospettive lavorative e professionali e tesi allo sviluppo dei rapporti economici, sociali e culturali fra la regione ed i luoghi d’emigrazione;
  4. b) il sostegno ad iniziative ed attività di carattere economico e professionale delle comunità emiliano-romagnole, volte a rafforzare le relazioni economiche dell’Emilia- Romagna con i Paesi di residenza;
  5. c) iniziative tese a favorire, nel rispetto della legislazione italiana e del Paese di insediamento, l’inserimento scolastico e la partecipazione a corsi universitari e di specializzazione;
  6. d) iniziative che favoriscano esperienze formative e professionali dei giovani residenti in Emilia-Romagna presso le comunità emiliano-romagnole all’estero;
  7. e) iniziative volte a favorire la collaborazione fra i soggetti di cui all’articolo 2, lettera e) e gli analoghi soggetti delle aree di residenza delle comunità emiliano-romagnole all’estero la cui attività sia di beneficio delle comunità stesse.
  8. In ambito culturale e linguistico, la Regione promuove e realizza:
  9. a) iniziative e manifestazioni promozionali tese a diffondere la conoscenza della lingua italiana, nonché la conoscenza della storia, della cultura, della situazione sociale e dell’economia sia della regione Emilia-Romagna, che delle comunità emiliano-romagnole nel mondo anche in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura di cui alla legge 22 dicembre 1990 n. 401 (Riforma degli Istituti italiani di cultura e interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero);
  10. b) iniziative di interscambi culturali tra emiliano-romagnoli residenti in regione ed emigrati, compresi soggiorni nel territorio regionale;
  11. c) iniziative informative sulla legislazione regionale e nazionale riguardanti materie di interesse comune;
  12. d) iniziative volte a favorire la circolazione delle informazioni e della cultura fra gli emiliano-romagnoli all’estero, le loro comunità e fra queste e l’Emilia-Romagna.
  13. In ambito sociale, la Regione promuove e realizza:
  14. a) iniziative di solidarietà e di sostegno per gli emiliano-romagnoli all’estero che versino in stato di indigenza;
  15. b) iniziative informative e di raccordo sulla legislazione regionale e nazionale.

 

 

Art. 12

Interventi a favore degli italiani emigrati che rientrano in Emilia-Romagna

 

  1. La Regione favorisce l’accesso dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b), agli interventi in materia di supporto all’imprenditorialità, formazione professionale, assistenza e politica della casa previsti dalla vigente legislazione regionale. A tal fine la Regione può realizzare attività di studio, assistenza, consulenza, tutoraggio.
  2. La Regione, nei limiti dello specifico stanziamento di bilancio, provvede a favore dei soggetti di cui al comma 1, che versino in condizioni di accertata indigenza:
  3. a) al concorso alle spese di viaggio e di trasporto delle masserizie, sostenute per il definitivo rientro proprio e dei propri familiari in un Comune dell’Emilia-Romagna;
  4. b) al concorso alle spese sostenute per la traslazione in Emilia-Romagna di salme di emigrati o di loro familiari.
  5. A tal fine la Giunta regionale emana direttive ai Comuni affinché provvedano alla raccolta ed alla istruttoria delle richieste di cui al comma 2. La Giunta regionale, nell’ambito delle specifiche risorse annualmente stanziate nel bilancio regionale, con proprio atto, in base al risultato dell’istruttoria effettuata, definisce l’entità delle somme che ciascun Comune dovrà corrispondere ai soggetti richiedenti e le modalità di erogazione delle stesse, al fine di ottenere il rimborso da parte dell’amministrazione regionale.
  6. La Regione, di concerto con gli Enti locali, emana direttive per individuare modalità di coordinamento per eventuali altre provvidenze che volontariamente gli Enti locali intendano prevedere per gli stessi beneficiari.

 

 

Art. 13

Attività culturali, formative, di ricerca e informazione

 

  1. La Regione, al fine della migliore conoscenza del fenomeno migratorio emiliano-romagnolo, incentiva indagini e ricerche, sostiene attività culturali sul territorio regionale, promuove ed assegna borse ed assegni di studio, istituisce premi per tesi di laurea.
  2. La Regione valorizza le realizzazioni artistiche e culturali degli emiliano-romagnoli all’estero, nonché le esperienze degli emiliano-romagnoli all’estero che si sono particolarmente distinti nei settori scientifico, socio-economico, culturale e politico.

 

 

Art. 14

Interventi di sostegno all’associazionismo ed istituzione dell’elenco regionale

 

  1. La Regione riconosce e valorizza le attività e le funzioni di carattere sociale, culturale, formativo delle associazioni che operano, con continuità e senza fini di lucro, a favore degli emiliano-romagnoli all’estero, delle loro famiglie e dei loro discendenti.
  2. La Regione istituisce presso la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo un apposito elenco nel quale sono iscritte le associazioni e le federazioni fra associazioni di emiliano-romagnoli all’estero, aventi sede nei Paesi ospitanti, che abbiano uno Statuto a base democratica e presentino un programma biennale di attività. Le federazioni devono essere composte da almeno tre associazioni di emiliano-romagnoli all’estero.
  3. L’Assemblea legislativa, su proposta della Consulta, previo parere della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011, disciplina, con proprio atto, i requisiti per il riconoscimento, il funzionamento e la rappresentatività delle associazioni e delle federazioni.
  4. Nell’ambito delle funzioni di cui al comma 1, l’Assemblea legislativa, sulla base del Piano triennale regionale di cui all’articolo 17, concede contributi destinati a sostenere le attività:
  5. a) dei soggetti di cui al comma 2;
  6. b) dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c).
  7. c) dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e) con le collaborazioni e per le finalità previste dal medesimo comma.

 

 

Art. 15

Interventi straordinari

 

  1. In coerenza con i principi di solidarietà internazionale che la Regione persegue, la Giunta può realizzare, d’intesa con le competenti autorità statali, sentite la Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011 e la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, interventi di tipo umanitario e sociale a favore dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), qualora si verifichino calamità, conflitti armati o particolari emergenze sociali, economiche o politiche nei paesi ospitanti.

 

 

Art. 16

Concessione di benemerenze

 

  1. Il Presidente dell’Assemblea legislativa, sentito il Comitato esecutivo della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, conferisce annualmente diplomi di benemerenza agli emiliano-romagnoli all’estero che hanno reso particolare onore all’Emilia-Romagna nel mondo.

 

 

Articolo 17

Programmazione degli interventi ordinari

 

  1. L’Assemblea legislativa approva, su proposta del Presidente della Consulta, previo parere in sede referente della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011, il Piano triennale regionale degli interventi a favore degli emiliano-romagnoli all’estero. Con le stesse modalità di cui al periodo precedente sarà compito dell’Assemblea quantificare e assicurare le risorse necessarie all’espletamento del Piano triennale, ai sensi dell’articolo 4 comma 3. Tali risorse sono a carico della legge di bilancio della Regione.
  2. Il Piano triennale regionale individua:
  3. a) i criteri e le modalità per l’attuazione degli interventi da realizzarsi direttamente dalla Regione, in concorso con altre istituzioni od in collaborazione con le associazioni, anche mediante la stipula di apposite convenzioni con enti, società ed associazioni dotate della necessaria capacità ed esperienza;
  4. b) la misura, nell’ambito delle risorse annualmente previste dal bilancio regionale, i criteri e le modalità per l’assegnazione dei contributi ai soggetti di cui all’articolo 2, comma 1, lettere c), d) ed e);
  5. c) le aree geografiche, le modalità organizzative e di partecipazione inerenti le Conferenze d’area previste all’articolo 9, previa proposta della Giunta;
  6. d) le risorse da destinare a convegni, seminari e conferenze sia in Italia sia all’estero. I parametri scelti dovranno tenere conto delle normative vigenti in materia di missione dei consiglieri regionali.

 

 

TITOLO IV

DISPOSIZIONI FINANZIARIE E FINALI

Art. 18

Spese per il funzionamento della Consulta

 

  1. Alle spese per il funzionamento della Consulta e del Comitato esecutivo, nonché per l’assolvimento dei compiti ad essi assegnati dalla presente legge, l’Assemblea legislativa regionale provvede con i fondi stanziati nelle unità previsionali di base e nei relativi capitoli del bilancio regionale ad essa specificamente attribuiti. Le risorse necessarie per il funzionamento della Consulta sono quantificate ai sensi dell’articolo 4, comma 3 e dell’articolo 17 della presente legge.
  2. Al Presidente della Consulta ed ai componenti di cui all’articolo 4, comma 1, lettera b), fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui al comma 4, non spetta alcun compenso supplementare rispetto all’indennità di consigliere. Per la partecipazione alle riunioni della Consulta e del suo Comitato esecutivo non spetta ai relativi membri alcun gettone di presenza.
  3. Nell’ambito dei fondi previsti al comma 1, la relativa gestione tecnica-amministrativa è rimessa ad apposita struttura individuata ai sensi dell’articolo 3 della Legge regionale 26 novembre 2001, n.43 “Testo unico in materia di organizzazione e di rapporti di lavoro nella Regione Emilia-Romagna”.
  4. Il regolamento di funzionamento della Consulta è approvato dall’Assemblea legislativa su proposta del Presidente della Consulta, previo parere in sede referente della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

 

 

Art. 19

Norma finanziaria

 

Fermo restando quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 4, l’onere annuale per il funzionamento e l’attività complessiva della Consulta corrisponde a quanto già stanziato nel Bilancio di previsione 2015 della Regione Emilia-Romagna.

Per gli anni successivi al presente esercizio, si rimanda a quanto disposto dalla legge regionale 15 novembre 2001, n. 40 “Ordinamento contabile della Regione Emilia-Romagna, abrogazione delle leggi regionali 6 luglio 1977, n. 31 e 27 marzo 1972, n. 4”, e in particolare l’articolo 68 “Autonomia finanziaria e contabile del Consiglio regionale”, al fine di dare la necessaria copertura finanziaria a quanto previsto dal Piano triennale ai sensi dell’articolo 17 della presente legge.

 

 

Art. 20

Clausola valutativa

 

  1. Con cadenza triennale, contestualmente all’approvazione del Piano triennale di cui all’articolo 17, la Giunta presenta alla Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011 una relazione contenente informazioni documentate sui seguenti aspetti:
  2. a) stato di attuazione degli interventi previsti agli articoli 11, 12, 13 e 14, anche in termini di risorse impiegate e destinatari raggiunti;
  3. b) stato di attuazione degli interventi per sostenere l’associazionismo che opera a favore degli emiliano-romagnoli all’estero, delle loro famiglie e dei loro discendenti;
  4. c) funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo ed iniziative dalla stessa promosse.

 

 

Art. 21

Norma transitoria

 

  1. I procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, relativi alla legge regionale 24 aprile 2006, n.3 “Interventi in favore degli emiliano-romagnoli e funzionamento della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo”, sono disciplinati, fino alla loro conclusione, dalle disposizioni contenute nella suddetta legge, in regime di proroga delle cariche attualmente in corso, fino alla nomina del nuovo Presidente della Consulta.
  2. Entro tre mesi dall’approvazione della presente legge, l’Assemblea legislativa procede all’elezione del Presidente e dei due Vicepresidenti. Entro un mese dall’elezione del Presidente e dei Vicepresidenti è compito del Presidente della Consulta, previo parere in sede referente della Commissione assembleare di cui alla L.R. 8/2011, proporre all’Assemblea l’approvazione del regolamento di cui al comma 4 dell’articolo 18 della presente legge. Entro 90 giorni dall’approvazione del suddetto regolamento devono essere espletate tutte le attività e tutti i compiti per rendere operativa la Consulta.

 

 

Art. 22

Abrogazioni

 

Fatti salvi gli effetti transitori di cui all’articolo 21 della presente legge, la L.R. n.3/2006 è abrogata. Sono altresì abrogati il regolamento 28 novembre 2006, n.6 “Disciplina dei compensi e dei rimborsi spettanti al Presidente, ai componenti ed agli invitati della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo” e l’articolo 45 della legge finanziaria regionale del 29 dicembre 2006 n.20.