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GRUPPO FCA, CALVANO E CALIANDRO: “IL GOVERNO DEFINISCA UNA STRATEGIA PER L’AUTOMOTIVE”

Sollecitare il Governo ad istituire un tavolo nazionale alla presenza di tutte le Regioni per definire una strategia nazionale per l’automotive e per salvaguardare e rilanciare i siti del gruppo FCA. È il senso della risoluzione a prima firma del segretario e consigliere Pd Paolo Calvano, sottoscritta anche dal capogruppo Stefano Caliandro.

«A seguito dell’incontro tenutosi in Regione tra sindaci e organizzazioni sindacali le prospettive del gruppo Fca in Emilia-Romagna riteniamo debbano essere al centro delle politiche nazionali – spiega Calvano –. I problemi urgenti degli occupati di Maserati, Vm Motori e Magneti Marelli attendono una risposta urgente. In Emilia-Romagna il settore dell’automotive è strategico per sviluppo, innovazione e occupazione. Solo in Emilia-Romagna sono oltre 8000 i dipendenti diretti. Per questo oltre alla risoluzione, grazie all’impegno dell’assessore Palma Costi è già stato richiesto al Ministro dello Sviluppo economico di convocare un incontro nazionale con i vertici di Fca, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti di tutte le Regioni sedi di stabilimenti del Gruppo.  Saremo vicini ai dipendenti nel pressing al Governo affinché dia risposte concrete».

«La tutela delle imprese e dei loro lavoratori è al centro del nostro impegno in Regione – aggiunge Caliandro –. Ci sono troppe promesse non ancora attuate da questo Governo, oltre al gruppo Fca attendiamo ancora risposte sulle prospettive di BredamenariniBus su cui manteniamo alta l’attenzione».

Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 6491 Proposta recante: “Piano regionale per la lotta alla povertà 2018-2020 ai sensi del Decreto legislativo 147/2017”.

ORDINE DEL GIORNO

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

la povertà assoluta è la condizione di chi non riesce ad acquistare beni e servizi essenziali per uno standard di vita minimo; rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita accettabile e per non cadere in una condizione di esclusione sociale.

In Italia 4,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, con un’incidenza sulla popolazione del 6,3% (era il 4% nel 2008) – dati Istat 2016 – mentre in Emilia-Romagna le persone in stato di povertà assoluta sono 249.135, pari al 5,6% dei residenti. Si stima inoltre che ci siano 280.277 persone in condizione di grave deprivazione materiale e altre 395.947 a rischio povertà.

Malgrado si tratti di una delle regioni che conserva un livello di benessere tra i più alti d’Italia, anche l’Emilia-Romagna ha risentito della crisi economica che, a partire dal 2008, ha portato molte persone e famiglie a scivolare in una condizione di povertà e disagio.

Evidenziato che

con la legge n. 24 del 2016 la Regione Emilia-Romagna ha introdotto il Reddito di solidarietà (RES): una misura di sostegno al reddito alternativa a quella nazionale, chiamata allora SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva).

Mentre il SIA era un contributo destinato solo alle famiglie con un minore, un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza, in quanto misura concepita originariamente per il contrasto alla povertà infantile, il reddito di solidarietà ha avuto sin dall’origine un impianto “universalistico”, essendo destinato anche alle famiglie unipersonali (ad esempio gli anziani soli) basato su un criterio d’accesso essenzialmente economico. RES e SIA erano dunque misure alternative, che si escludevano a vicenda.

Dal 1° gennaio 2018, il Governo ha trasformato il SIA in REI (reddito d’inclusione). La nuova misura nazionale si ispira al RES emiliano-romagnolo, divenendo misura universalistica: dal 1° luglio 2018 il REI utilizzerà, infatti, come unico criterio d’accesso quello economico (e non familiare), rendendo le platee di potenziali beneficiari della misura nazionale e di quella regionale sostanzialmente sovrapponibili e coincidenti.

Sottolineato che

da settembre 2017 ad aprile 2018, nei primi 7 mesi di applicazione, il RES emiliano-romagnolo è stato erogato a 6.207 famiglie in cui vivono 14.346 persone.

L’Emilia-Romagna, nel modellare la misura nazionale – divenuta livello essenziale delle prestazioni – alle esigenze della sua popolazione ha deciso di trasformare il RES in un reddito minimo aggiuntivo (e non più alternativo) rispetto alla misura nazionale, per far sì che la misura di contrasto alla povertà consenta agli emiliano-romagnoli in difficoltà di riprendere un percorso di autonomia.

Tutto ciò premesso e considerato

impegna Assemblea e Giunta, per quanto di competenza

a richiedere al Parlamento ed al Governo la rapida approvazione di misure di lotta alla povertà che abbiano portata universalistica, come previsto dal reddito di solidarietà approvato dalla Regione Emilia-Romagna, e siano vincolate comunque ad un percorso di reinserimento lavorativo e sociale e volte a consentire ai beneficiari, in prospettiva, il superamento della soglia di povertà relativa e la conquista di una condizione di autonomia.

A richiedere al Parlamento ed al Governo di incrementare il finanziamento del REI per garantire anche alle persone che versano in uno stato di povertà relativa di avere una risposta immediata alla loro condizione.

 Caliandro, Taruffi, Prodi, Bessi, Pruccoli, Mori, Bagnari, Poli, Campedelli, Mumolo, Calvano, Torri, Rossi, Sabattini, Lori, Marchetti Francesca, Soncini, Benati, Serri, Zappaterra, Tarasconi, Rontini

Risoluzione per impegnare la Giunta ad aderire al “Manifesto della Bicifestazione” e alla prima “Giornata mondiale della Bicicletta” dichiarata dall’ONU per il prossimo 3 giugno e ad avviare l’elaborazione del “Piano regionale della mobilità ciclistica”, come parte integrante del Piano regionale dei trasporti, nonché a sostenere l’attuazione progressiva del sistema delle ciclovie regionali.

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

premesso che

il Parlamento italiano ha approvato la Legge 11 gennaio 2018, n. 2, recante “Disposizioni per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica”, che prevede tra l’altro l’adozione di piani regionali e urbani della mobilità ciclistica da parte delle Regioni, delle Città metropolitane e dei Comuni;

nella sessione del 15 marzo 2018 l’Assemblea generale dell’ONU ha approvato all’unanimità la Risoluzione che istituisce la “Giornata mondiale della Bicicletta” per il 3 giugno di ogni anno, invitando gli Stati membri a dedicare particolare attenzione alla bicicletta nei propri piani di sviluppo e a includere la bicicletta nelle politiche di sviluppo nazionale, regionale e locale;

il 28 aprile 2018 si è svolta a Roma la “Bicifestazione”, una manifestazione nazionale promossa da decine di associazioni e gruppi da tutta Italia per chiedere città con meno traffico e più persone, secondo una piattaforma di 10 proposte per la mobilità sostenibile, la sicurezza stradale e la vivibilità degli spazi urbani, contenute nel “Manifesto”;

considerato che

lo sviluppo della rete regionale per la mobilità ciclopedonale, insieme alla promozione della cultura ciclabile, sono elementi chiave nelle politiche della mobilità sostenibile della Regione Emilia-Romagna;

la Regione Emilia-Romagna ha approvato la Legge regionale 5 giugno 2017, n. 10 “Interventi per la promozione e lo sviluppo del sistema regionale della ciclabilità, con azioni innovative e finanziamenti per promuovere e facilitare l’uso della bicicletta”.

Impegna la Giunta regionale

ad aderire al “Manifesto della Bicifestazione” e alla prima “Giornata mondiale della Bicicletta” dichiarata dall’ONU per il prossimo 3 giugno;

ad avviare l’elaborazione, anche col coinvolgimento delle Associazioni ambientaliste e della mobilità sostenibile, del “Piano regionale della mobilità ciclistica”, come parte integrante del Piano regionale dei trasporti, promuovendo l’intermodalità, l’interscambio fra la bicicletta e gli altri mezzi di trasporto pubblici e privati, con particolare riferimento alla mobilità su ferro regionale e di bacino metropolitana;

a sostenere, nell’ambito delle previsioni di bilancio e dei fondi europei e statali disponibili, l’attuazione progressiva del sistema delle Ciclovie regionali individuate in coerenza e a integrazione della Rete ciclabile nazionale “Bicitalia”.

Mumolo, Zappaterra, Serri, Sabattini, Marchetti Francesca, Caliandro, Mori, Poli, Iotti, Rontini, Molinari, Boschini, Calvano, Prodi, Taruffi, Torri, Bessi, Pruccoli, Montalti, Bagnari, Lori, Zoffoli, Cardinali, Campedelli, Tarasconi

Approvata a maggioranza dalla Commissione III Territorio, Ambiente, Mobilità nella seduta del 31 maggio 2018

Risoluzione per impegnare la Giunta a proseguire nell’azione sinergica di tutti i soggetti preposti alla gestione e alla sicurezza delle stazioni e dei convogli, al fine di aumentare ulteriormente gli standard di sicurezza e vivibilità per gli utenti e per il personale.

RISOLUZIONE

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

quella della sicurezza delle stazioni e del trasporto ferroviario è un aspetto particolare della più vasta tematica della sicurezza urbana e dei luoghi di aggregazione, su cui la nostra Regione è attiva da decenni.

Gli episodi di microcriminalità e di aggressioni agli utenti ed al personale, verificatesi a bordo dei treni piuttosto che nelle stazioni, hanno indotto la Regione a richiedere un’azione coordinata fra i diversi attori coinvolti nella gestione della tematica che, rispettosa dei ruoli e delle competenze, sia in grado di fornire risposte concrete.

Questo ha portato, nel settembre scorso, alla costituzione di un Tavolo con i Sindacati, RFI, Trenitalia e TPer al fine di trovare soluzioni condivise e in grado di dare soluzioni strutturali.

Evidenziato che

il nodo di Bologna, per dimensioni e strategicità, è sicuramente quello che pone maggiori problematiche e che necessita di specifiche soluzioni.

A tal fine, sono attualmente al vaglio del Tavolo aperto presso il Prefetto – alla cui competenza è affidata la valutazione dei progetti nelle stazioni ed in particolare di Bologna Centrale – i progetti relativi all’aumento della sicurezza percepita nelle stazioni  dotandole di tornelli, trattandosi di soluzioni impattanti verso l’utenza in termini di accessibilità e vivibilità, oltre che di organizzazione della gestione anche in relazione alle funzioni proprie delle Forze dell’Ordine e della Polfer, esulando tali soluzioni dalla mission di RFI in qualità di Gestore dell’lnfrastruttura.

Sottolineato che

negli ultimi anni le azioni attuate su diversi fronti a supporto della sicurezza nelle stazioni e sui convogli hanno permesso di aumentare il monitoraggio sulle tratte a rischio, di dare adeguata formazione agli operatori e rafforzare l’attività antievasione, di irrobustire la vigilanza nelle stazioni sia tramite l’installazione di mezzi di videosorveglianza che col ricorso alla vigilanza privata.

La Regione, per canto suo, dal 2004 regolamenta l’accesso gratuito delle Forze dell’Ordine sui treni ai fini di rendere disponibile un’eventuale attività di supporto e di dare una percezione di maggiore sicurezza agli utenti.

Ribadito che

i miglioramenti qui elencati necessitano di essere implementati di fronte al persistere di situazioni di insicurezza e di microcriminalità, soprattutto passando per il rafforzamento e la razionalizzazione delle forze dell’ordine presenti nelle stazioni e delle loro dotazioni.

Impegna la Giunta regionale

a proseguire nell’azione sinergica di tutti i soggetti preposti alla gestione ed alla sicurezza delle stazioni e dei convogli, al fine di aumentare ulteriormente gli standard di sicurezza e vivibilità di questi luoghi per gli utenti che li frequentano e per il personale che in essi opera.

Caliandro, Molinari, Rossi, Calvano, Rontini, Montalti, Mori, Marchetti Francesca, Bagnari, Bessi, Pruccoli, Prodi, Torri

Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 6398 Proposta della Giunta recante: “Legge Regionale n. 24/2001 e s.m.i – Approvazione Programma per il miglioramento dell’accessibilità degli edifici pubblici”.

ORDINE DEL GIORNO

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

all’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si sancisce il diritto all’abitazione di ogni individuo, per consentire un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia.

La sentenza n. 217 della Corte Costituzionale (25.02.1988) ha esplicitato che «Creare le condizioni minime di uno Stato sociale, concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione, contribuire a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana, sono compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso».

La Regione, come stabilito nella l.r. 24/2001 art. 4, esercita le funzioni di programmazione e verifica degli interventi per le politiche abitative, nonché di indirizzo e coordinamento delle funzioni conferite ai Comuni.

Sono di competenza della Regione, in particolare, le funzioni nel campo degli interventi per le politiche abitative, tra le quali il concorso, con le competenti amministrazioni dello Stato e con gli enti locali interessati, nell’elaborazione dei programmi di edilizia residenziale pubblica di interesse comunitario e statale, cosi come la determinazione dei limiti di costo e dei requisiti prestazionali da rispettare nella realizzazione degli interventi, nonché la verifica dell’attuazione dei programmi e dell’utilizzo delle risorse finanziarie, la determinazione dei requisiti economico-finanziari e di qualificazione tecnica e organizzativa degli operatori che fruiscono di contributi pubblici e la definizione delle modalità di accertamento e di verifica della permanenza degli stessi.

Evidenziato che

a dicembre 2016 il patrimonio pubblico di alloggi, gestiti dalle Aziende casa dell’Emilia-Romagna (Acer), ammonta a 55.700 alloggi, valore che negli ultimi 4 anni appare sostanzialmente immutato. Complessivamente dall’agosto 2001, dalla Legge regionale n. 24 del 2001, l’aumento del patrimonio si attesta attorno al 3,6 %.

Gli alloggi assegnati alle famiglie, al 31 dicembre 2016, sono poco più di 50mila e rappresentano il 90% del patrimonio totale, valore minimo riscontrato nel periodo considerato. Alla crescita del 3,6% del patrimonio si contrappongono una sostanziale stabilità degli alloggi assegnati e un conseguente aumento di quelli non occupati.

Gli alloggi non assegnati includono varie tipologie, tra cui anche alloggi vuoti perché necessitano di interventi di manutenzione o ristrutturazione e che rappresentano la quota più consistente, oltre il 50 %.

Gli alloggi sono di proprietà delle amministrazioni comunali che, con la sottoscrizione di convenzioni o concessioni, ne danno la gestione alle ACER territorialmente competenti, che gestiscono la quasi totalità del patrimonio destinato all’ERP (il residuale è gestito o direttamente dai Comuni o attraverso società di scopo).

Il rapporto alloggi ERP sulle famiglie residenti consente la rappresentazione della distribuzione regionale, presenta un valore medio pari a 27,8 alloggi ogni mille famiglie mentre la mediana del rapporto si attesta attorno a 17,5 alloggi ogni mille famiglie, valore molto inferiore alla media aritmetica regionale, che sta a indicare che vi sono molti più Comuni che hanno pochi alloggi rispetto alle famiglie residenti.

È oltremodo significativo il confronto con il patrimonio ERP dei corrispondenti territori: se il numero delle domande in graduatoria ha un’entità mediamente pari al 55,9 % del parco alloggi esistente, in alcuni Comuni il loro numero supera quello degli alloggi ERP disponibili, che risultano, peraltro, per la quasi totalità già assegnati. In alcuni Comuni si registrano differenziali sensibilmente più alti, arrivando a superare il 200 % di domande rispetto al parco disponibile.

Vari interventi negli ultimi anni si sono susseguiti a livello regionale, in accordo con le amministrazioni comunali, per assicurare l’assegnazione degli alloggi secondo criteri coerenti e uniformi nel territorio regionale, atti a favorire ove possibile un turnover abitativo.

I dati sopra riportati evidenziano un significativo scarto tra la richiesta di alloggi e l’offerta disponibile attualmente sul territorio regionale, generando, in particolare nei Comuni non capoluogo, situazioni di evidente difficoltà nel dare risposte adeguate a questa emergenza.

Tutto ciò premesso, impegna la Giunta regionale ad

attuare misure che vadano a rispondere alle urgenze abitative rispetto all’ERP, nello specifico:

–     affiancare i Comuni per implementare azioni che aumentino la disponibilità del parco alloggi attuale, attraverso il recupero di efficienza di manutenzione, riducendo i tempi di indisponibilità degli alloggi;

–     promuovere, nella disponibilità di nuove risorse, un’integrazione del piano casa regionale, al fine di aumentare l’offerta, ovvero le unità di alloggi destinati all’edilizia residenziale pubblica, prioritariamente attraverso processi di riqualificazione e rigenerazione urbana, puntando alla sostenibilità energetica, alla qualità abitativa e alla vivibilità degli interventi, atti a garantire un mix socio-abitativo che eviti fenomeni di ghettizzazione o gentrificazione.

Prodi, Taruffi, Sabattini, Torri, Bagnari, Montalti, Caliandro, Serri, Rontini, Boschini, Zoffoli

Ordine del giorno n. 1 collegato all’oggetto 6253 Progetto di legge d’iniziativa Consiglieri recante: “Modifiche alla Legge Regionale 28 luglio 2008, n. 16 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale)”

ORDINE DEL GIORNO

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

il progetto di legge di modifica della legge regionale n. 16 del 2008 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale) risponde, tra l’altro, ad un preciso indirizzo contenuto nella Risoluzione dell’Assemblea legislativa ogg. n. 4557 dell’8 maggio 2017 “Sessione europea 2017. Indirizzi relativi alla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla fase ascendente e discendente del diritto dell’Unione europea”, che nella lettera ff) stabilisce espressamente che l’Assemblea legislativa “si impegna ad adeguare entro il 2017 la legge regionale n. 16 del 2008 (Norme sulla partecipazione della Regione Emilia-Romagna alla formazione e attuazione del diritto comunitario, sulle attività di rilievo internazionale della Regione e sui suoi rapporti interregionali. Attuazione degli articoli 12, 13 e 25 dello Statuto regionale) alle disposizioni della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea), cogliendo l’occasione per rafforzare il coordinamento e la collaborazione, a livello politico e tecnico, tra Assemblea legislativa e Giunta, migliorare la partecipazione e la trasparenza, rafforzare le relazioni interistituzionali e dare attuazione ai principi europei per “Legiferare meglio”.”.

Nell’ottica della migliore attuazione e partecipazione alla formazione delle politiche europee, la Regione Emilia-Romagna si è dotata da tempo dello strumento della sessione europea, all’esito della quale può essere adottata la legge comunitaria regionale. La sessione dunque, nel suo insieme, costituisce il momento e l’occasione di esame da parte dell’Assemblea legislativa sia del programma di lavoro della Commissione Europea, che dello stato di conformità dell’ordinamento regionale a quello europeo (e agli adeguamenti nazionali a quest’ultimo).

La legge comunitaria regionale ha una propria genesi particolare negli esiti della verifica di conformità svolta dalla Giunta (art. 29, comma 3, della legge 234 del 2012) e presentata all’Assemblea, ed è formulata sulla base degli indirizzi ricevuti dall’Assemblea nella precedente sessione comunitaria: ha quindi l’obiettivo di adeguare l’ordinamento regionale agli obblighi europei sulla base della verifica di conformità, andando ove necessario a modificare o integrare la legislazione regionale vigente per dare attuazione o applicazione agli atti comunitari.

Il rafforzamento dell’identità europea e la legittimazione dell’UE sono questioni di primaria importanza per il futuro dell’Europa, per il nostro Paese e per l’Emilia-Romagna e la loro concreta attuazione passa anche attraverso un corretto, lineare ed efficace processo legislativo, in grado di coinvolgere i territori e le Regioni in particolare.

Rilevato che

dalla entrata in vigore della legge 16/2008 si sono succedute nove sessioni comunitarie e sono state adottate 5 leggi comunitarie regionali, con cui la Regione ha semplificato e reso più efficiente la propria normativa: da alcuni anni, infatti, contestualmente al progetto di legge comunitaria regionale è stato presentato e poi approvato il progetto di legge “Collegato alla legge comunitaria”, che rappresenta l’adozione di un sistema di “REFIT normativo” unico in Italia, ovvero una eliminazione mirata delle leggi regionali divenute desuete.

Questo significa manutenzione costante, semplificazione e aggiornamento della normativa regionale per lo snellimento e il miglioramento del quadro della legislazione, in maniera analoga a quella che a livello dell’Unione Europea viene attuato ogni anno con il “programma REFIT”.

Considerato che

questa impostazione di fondo e questo impianto normativo dimostrano che per la Regione Emilia-Romagna la legge comunitaria costituisce non esclusivamente lo strumento per il recepimento e l’attuazione della normativa europea, ma anche l’occasione per la verifica e l’applicazione concreta dei principi di miglioramento e semplificazione della legislazione.

La Regione Emilia-Romagna ha posto grande attenzione alla definizione di strumenti e metodi propri finalizzati a consentire una partecipazione qualificata ai processi decisionali europei, anche nella successiva ottica di una corretta ed efficace attuazione del diritto dell’UE nell’ordinamento regionale.

Le Regioni, proprio per il loro ruolo istituzionale e per le funzioni legislative ad esse riconosciute, possono e devono rappresentare un elemento chiave per la definizione di un sistema di formazione e attuazione delle politiche europee trasparente ed efficace, nonché in grado di tenere sempre più conto dell’impatto territoriale delle politiche, anche con modalità orizzontali di discussione ed approvazione di atti di indirizzo (come recentemente attuato nell’atto congiunto sottoscritto da Emilia-Romagna ed Assia).

Evidenziato che

anche alla luce di questo la nostra Regione, nell’ambito del dibattito sul quadro finanziario pluriennale post 2020, e sulla proposta sul prossimo bilancio dell’UE è stata impegnata con un ruolo da protagonista a livello europeo, divenendo il principale promotore della “Cohesion Alliance” (Alleanza per la politica di coesione), una coalizione (frutto di una collaborazione tra le più importanti associazioni europee di enti locali e regionali e il Comitato europeo delle Regioni) che riunisce quanti ritengono che la politica di coesione europea debba continuare ad essere uno dei pilastri sui cui poggia il futuro dell’UE.

È essenziale che le decisioni europee vengano prese nella maniera più “vicina” possibile ai cittadini: per questo le Regioni dovrebbero aumentare il proprio ruolo all’interno dei processi decisionali europei, garantendosi una maggiore partecipazione nella definizione delle priorità strategiche delle politiche, in particolar modo della Politica di Coesione.

Per queste ragioni, in coerenza con il principio di “Governance multilivello”, riteniamo utile attivare tutte le forme possibili di confronto con il territorio, anche attraverso l’istituzione di un Tavolo di confronto permanente fra Regione ed Enti Locali (in rappresentanza di Città Metropolitana, Comuni ed Unioni di Comuni) per assicurare un confronto fra tali istituzioni e per la condivisione delle priorità, degli obiettivi, delle attività e delle azioni che la Regione (Giunta e/o Assemblea legislativa) intendono proporre e realizzare sul territorio regionale, come ad esempio la programmazione dei Fondi strutturali o le attività citate.

Sottolineato che

l’articolo 4 del progetto di legge oggetto 6253, che introduce l’articolo 3bis (Qualità della legislazione), esplicita l’applicazione dei principi europei per “Legiferare meglio” ai processi legislativi già a partire dalla partecipazione costante e qualificata alla formazione del diritto dell’Unione europea, che deve essere pensata e organizzata nell’ottica poi della successiva efficace implementazione nell’ordinamento regionale delle regole europee.

Rilevato che

la legge comunitaria regionale è uno strumento che permette alla Regione il costante adeguamento dell’ordinamento regionale all’ordinamento europeo in alcuni settori strategici delle politiche regionali (quali ad esempio, commercio, turismo, agricoltura, energia, etc.), attraverso una costante “manutenzione” ed aggiornamento dello stock normativo regionale, anche sulla base delle esigenze che annualmente emergono in occasione della sessione europea regionale.

Ritenuto, inoltre, che

il Pdl 6253 evidenzia la funzione di grande rilevanza della legge europea regionale che, con cadenza annuale, persegue l’adeguamento dell’ordinamento regionale all’ordinamento dell’Unione europea e, a questo riguardo, richiama la possibilità che la Giunta presenti il relativo progetto di legge all’Assemblea in occasione della sessione europea, prevedendo, con l’inserimento del nuovo articolo 4 bis nel testo della legge regionale n. 16 del 2008, un’altra importante innovazione, che precisa contenuti e funzioni del Rapporto conoscitivo;

sia necessario prevedere che il rapporto conoscitivo (previsto dal Pdl 6253 che introduce l’articolo 4-bis nella legge regionale n. 16 del 2008) indichi in modo puntuale i temi che possono richiedere interventi nomativi con la legge europea o con un possibile strumento legislativo, evoluzione del REFIT.

Tutto ciò premesso e considerato

impegna la Giunta

ad utilizzare lo strumento della legge europea regionale quale strumento di recepimento ed attuazione della normativa e delle strategie dell’Unione europea, di adeguamento della normativa regionale agli atti normativi europei, evitando che divenga occasione e sede per interventi normativi che non costituiscano attuazione di atti normativi europei o di strategie europee, né siano riconducibili al diritto dell’Unione europea.

Allo scopo di armonizzare, aggiornare e rendere coerente la legislazione regionale anche in relazione a normative di carattere nazionale (ad esclusione di quelle derivanti da norme europee, incluse nella legge comunitaria), a valutare la possibilità di creare uno strumento legislativo, evoluzione del REFIT, complementare agli strumenti legislativi oggi esistenti.

A farsi interprete presso le istituzioni europee della necessità che le Regioni non diminuiscano bensì aumentino il proprio ruolo all’interno dei processi decisionali europei, garantendo una maggiore partecipazione nella definizione delle priorità strategiche delle politiche europee, facendo in modo di avvicinare sempre di più i cittadini alle istituzioni europee e di aumentare il senso di appartenenza e di identificazione con la comunità europea.

Montalti, Bessi, Prodi, Rontini, Soncini, Zappaterra, Boschini, Caliandro, Iotti, Zoffoli, Mori, Campedelli, Rossi, Bagnari, Pruccoli, Tarasconi, Torri, Sabattini, Calvano

Approvato a maggioranza dei presenti nella seduta antimeridiana dell’8 maggio 2018

Risoluzione per impegnare la Giunta ad attivarsi per fare in modo che, nella prossima programmazione riguardante i fondi strutturali e gli investimenti europei, non vengano tagliate risorse alla politica di coesione e alla Politica Agricola Comune.

RISOLUZIONE

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

la Politica di Coesione e la Politica Agricola Comune sono le principali voci di spesa del bilancio comunitario, rappresentandone insieme più di due terzi nel periodo 2014-20.

Scopo della Politica di Coesione, vero collante dei territori d’Europa, è favorire la crescita e lo sviluppo armonioso dell’intera Unione, promuovendo la convergenza tra regioni più avanzate e regioni meno avanzate ma anche tra territori più fragili e territori maggiormente inseriti nelle reti di sviluppo all’interno delle stesse regioni.

Scopo della Politica Agricola Comune, da sempre cardine del processo di costruzione dell’Unione, è non solo la promozione della competitività e dell’innovazione della produzione agricola regionale e della garanzia di reddito che ne deriva per gli occupati del settore primario, ma anche la protezione della salute dell’intera collettività, la salvaguardia della biodiversità e del capitale ambientale, e la manutenzione del territorio, attraverso anche l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) stabiliti per il 2030 dalle Nazioni Unite.

Sottolineato che

la Regione Emilia-Romagna, che nel periodo 2007-13 ha impiegato completamente le risorse disponibili grazie ad una piena capacità di programmazione e progettazione, ha promosso nel ciclo 2014-20 l’integrazione delle politiche di sviluppo europee attraverso l’elaborazione di un unico Documento Strategico Regionale per l’utilizzo dei 2.457,5 milioni di Euro che costituiscono le risorse complessive dei programmi operativi regionali co-finanziati dai Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE).

A metà dell’attuale periodo di programmazione quasi l’80% delle risorse sono state messe a bando e il 50% sono state già concesse ai beneficiari finali, che hanno potuto avviare gli interventi, innescando processi di sviluppo connessi al rafforzamento competitivo e alla crescita occupazionale del sistema economico regionale.

Rilevato che

i cambiamenti epocali che l’Europa sta attraversando, dalla Brexit alla persistenza di imponenti fenomeni migratori, passando per la necessità di potenziare le capacità di difesa comune di fronte alla minaccia terroristica, rischiano di avere un impatto fortemente distorsivo sulla definizione del prossimo QFP post 2020, poiché le Comunicazioni recenti dalla Commissione lasciano supporre un drastico calo delle risorse destinate a queste due Politiche, a favore delle nuove priorità, ed una ridistribuzione dei Fondi SIE verso i Paesi membri con maggior deficit di sviluppo, rischiando di trasformarlo in un mero meccanismo di ridistribuzione, senza considerare che non può esserci vera integrazione, né vera crescita, senza collaborazione fra territori più forti e territori più deboli.

L’orientamento che pare emergere è quello di un accentramento delle decisioni e delle procedure di programmazione dei Fondi SIE post 2020, in cui le Regioni perderebbero la possibilità di partecipare a pieno titolo al negoziato e vedrebbero ridimensionato il proprio ruolo nella funzione di programmazione.

Tale ruolo è invece affidato alle regioni in virtù di quei principi di sussidiarietà e prossimità che trovano la propria legittimazione nei Trattati e oltre che motivazione oggettiva correlata al fatto che sono i territori, per la loro maggiore conoscenza del contesto socio-economico e per la vicinanza fra Istituzioni e cittadini, a possedere gli strumenti più idonei a definire misure di sviluppo locale che possano rendere davvero efficaci le politiche di coesione.

Tale ruolo deve invece essere affidato alle regioni in virtù di quei principi di sussidiarietà e prossimità che trovano la propria legittimazione nei Trattati. Sono le Regioni infatti, per la conoscenza del contesto socio-economico e per la vicinanza fra istituzioni e cittadini, a possedere gli strumenti più idonei a definire misure di sviluppo locale che possano rendere davvero efficaci le politiche di coesione.

Evidenziato che

a fronte di un simile orientamento sono molte le Regioni (e gli Stati) che hanno espresso grave preoccupazione per la direzione indicata dalla Commissione, tanto da dar vita, in seno al Comitato delle Regioni, ad un’Alleanza per la Coesione a cui partecipa anche la Regione Emilia-Romagna.

L’Alleanza per la coesione ha assunto una propria posizione ufficiale in cui si ribadisce la necessità di collaborazione fra territori attraverso la promozione di reti di regioni e, soprattutto, si rileva la necessità di definire le linee del futuro Quadro finanziario pluriennale (QFP) entro una strategia complessiva di medio e lungo termine che disegni l’Europa del prossimo futuro, nella consapevolezza che le scelte su settori cosi strategici impattano pesantemente sulle politiche di innovazione e ricerca, di istruzione e formazione, di occupazione e promozione degli investimenti a livello regionale.

Sul fronte della Politica di Coesione l’assessore Bianchi ha elaborato sin da giugno 2017 un documento di posizione dell’Emilia-Romagna, condiviso con i firmatari del Patto per il lavoro e trasmesso alla Commissione europea in risposta alla consultazione sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea post 2020, ha contribuito alla definizione di proposte nazionali (posizione del governo italiano, posizione della Conferenza delle Regioni) ed europee (posizione della Rete CRPM, Manifesto con le Regioni Assia, Wielkopolska, Nuova Aquitania) e promosso numerose iniziative istituzionali, l’ultima delle quali ospitata dalla Regione Emilia-Romagna il 27 marzo scorso, in cui ha bene sottolineato come la direzione non possa che essere quella di una politica di forte aggregazione e collaborazione tra le regioni europee. In questo senso si rileva come il percorso sia già stato avviato, per esempio attraverso progetti quali la rete Vanguard, di cui la Regione Emilia-Romagna è stata Presidente, che riunisce le Regioni più avanzate d’Europa, a cui anche l’Emilia-Romagna partecipa.

Rilevato che

la comunicazione della Commissione Europea sul futuro del cibo e dell’agricoltura COM(2017) 713, così come i documenti di programmazione economica attualmente in fase di elaborazione da parte della Commissione, lasciano intravedere il rischio concreto di una parziale rinazionalizzazione delle politiche agricole, in nome della semplificazione dei regolamenti comunitari e di una maggiore sussidiarietà tra UE e Stati membri, e di un significativo taglio alle risorse destinate alla PAC.

Di fronte a questo scenario la Regione Emilia-Romagna, attraverso l’assessore Simona Caselli, si è fatta promotrice all’interno delle reti e associazioni di regioni europee di cui è parte, come AREFLH, l’associazione delle regioni e dei produttori di ortofrutta da lei stessa attualmente presieduta, e AREPO, l’associazione delle regioni e dei produttori di DOP e IGP, di una posizione comune contro i tagli al bilancio dell’agricoltura e a difesa del fondamentale ruolo delle Regioni nell’attuazione e gestione, a scala territoriale, della PAC. Tale posizione è stata condivisa anche con la commissione agricoltura del collegio delle regioni francesi.

Queste posizioni sono state ulteriormente sviluppate ed integrate anche nell’ambito della comunicazione dell’assessore Caselli presentata nel corso della discussione sulla “Relazione per la Sessione Comunitaria dell’Assemblea legislativa per l’anno 2018, ai sensi dell’art. 5 della L.R. n. 16/2008” che si è tenuta, presso la Commissione ll “Attività produttive” lo scorso 4 aprile.

Impegna l’Assemblea legislativa e la Giunta regionale

a portare in ogni sede istituzionale preposta la posizione secondo la quale la prossima programmazione dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei dovrà avvenire:

  1. entro la definizione del più generale quadro di sviluppo strategico dell’UE post 2020;

  1. senza tagliare risorse alla Politica di Coesione ed alla Politica Agricola Comune, quanto piuttosto modificando i meccanismi delle entrate proprie e creando complementarietà fra Fondi Strutturali e Fondo europeo per gli investimenti strategici;

  1. rafforzando il ruolo delle Regioni nelle scelte strategiche di programmazione ed investimento, oltre che con un loro coinvolgimento nella fase di stesura dei Regolamenti. Evitando dunque ogni scelta accentratrice in tal senso, con una attenzione particolare per quanto riguarda la PAC ed il Programma di Sviluppo Rurale;

  1. approcciandosi alla distribuzione delle risorse dei Fondi Strutturali e di Investimento Europei con l’ottica di puntare al rafforzamento delle reti di territori, nella consapevolezza che lo sviluppo duraturo necessita di cambiamenti strutturali che solo la collaborazione fra territori forti e deboli può dare ed evitando così che le politiche di coesione si trasformino in un mero ed inefficace strumento di compensazione.

Montalti, Bessi, Prodi, Rontini, Soncini, Zappaterra, Boschini, Caliandro, Iotti, Zoffoli, Mori, Campedelli, Rossi, Bagnari, Pruccoli, Tarasconi, Torri, Sabattini, Calvano

Approvata all’unanimità dei presenti nella seduta antimeridiana del 18 aprile 2018

 

Risoluzione per impegnare la Giunta a porre in essere azioni volte ad attivare le misure umanitarie necessarie ad assistere il popolo curdo, coinvolgendo le organizzazioni non governative presenti in loco, a spingere il governo iracheno a fermare la repressione contro i curdi e a garantire la libertà di informazione, cercando inoltre una soluzione capace di coniugare l’autonomia del popolo curdo e la stabilità geopolitica della regione.

RISOLUZIONE

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

il Kurdistan è un’area, vasta 450 mila kmq, abitata dalla popolazione di etnia curda, suddivisa tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq. Comunità curde si trovano anche in alcune repubbliche ex sovietiche, come l’Armenia e l’Azerbaigian. Il popolo curdo è composto da oltre 40 milioni di persone, che da decenni rivendicano una propria autonomia e indipendenza.

I curdi hanno avuto e continuano ad avere un ruolo cruciale nella lotta contro gli integralisti di Daesh e nel contrastare l’avanzata jihadista-salafita. Con la conquista di Mosul il 9 giugno del 2014 da parte delle milizie del Daesh e la rotta dell’esercito di Baghdad che abbandonò la città in mano ai terroristi, i peshmerga curdi sono stati l’unica forza sul terreno in grado di opporsi all’avanzata del Califfato islamico, in grado di controllare nel 2014 buona parte delle province di Ninive e di Anbar.

Proprio in questi giorni il mondo ha celebrato la caduta di Raqqa, prima controllata dall’Isis, avvenuta anche grazie all’azione dei combattenti curdi.

Considerato che

il 25 settembre 2017 è stato indetto un referendum consultivo sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, per poi avviare un processo negoziale con il governo di Baghdad e il 92,7% degli elettori ha votato per il sì all’indipendenza.

Nonostante la richiesta delle autorità curde di iniziare un’interlocuzione a fronte dei risultati del referendum, si è creato un clima di tensione sia con il governo iracheno (con la chiusura dello spazio aereo curdo e delle frontiere), sia con i paesi limitrofi come Turchia e Iran (che hanno prontamente applicato sanzioni).

Dietro al rifiuto di un Kurdistan indipendente sono soprattutto ragioni economiche e commerciali essendo la zona ricca di idrocarburi.

Tenuto conto che

è in corso dal 20 gennaio l’operazione “Ramo d’ulivo” lanciata dalla Turchia contro i guerriglieri curdi dello Ypg (“Unità di protezione popolare”), alleati degli americani, in Siria. In particolare a Efrin, oltre che a Kobane e al-Qamishli, (parte della regione autonoma curda Rojava), territori che i curdi e loro alleati hanno liberato dall’Isis, sono in corso attacchi da parte di forze di terra e aeree turche che stanno provocando numerose vittime tra i civili.

Anche nella zona del Kurdistan iracheno è in corso una repressione contro il popolo curdo: a Tuz 150 case appartenenti a famiglie curde sono state incendiate, due stazione televisive curde (Rudaw Tv e Kurdistan 24) sono state chiuse dal Governo iracheno e le minacce e le intimidazioni a giornalisti sono denunciate da diverse fonti.

Le dimissioni del presidente Barzani rischiano di aumentare l’instabilità di una regione impoverita dalla crisi economica, affollata di rifugiati e ora lacerata e divisa tra le fazioni che si contendono il potere.

Impegna la Giunta regionale

ad intervenire presso il Governo perché si attivi, anche in sede di Unione Europea e di organismi internazionali:

–         per attivare le misure umanitarie necessarie ad assistere il popolo curdo, coinvolgendo le organizzazioni non governative presenti in loco;

–         per spingere il governo iracheno a fermare la repressione contro i curdi e a garantire la libertà di informazione;

–         per spingere il Governo turco a fermare gli attacchi contro i curdi;

–         per cercare una soluzione capace di coniugare l’autonomia del popolo curdo, l’integrità delle frontiere e la stabilità geopolitica della regione.

A firma dei Consiglieri: Mumolo, Caliandro, Sabattini, Rontini, Lori, Campedelli

Risoluzione per impegnare la Giunta ad adoperarsi affinché venga istituito un Fondo di incentivazione alla mobilità elettrica consistente in appositi contributi per l’acquisto di auto elettriche e per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla ricarica dei veicoli, anche in sede privata, al fine di aumentare la diffusione della mobilità elettrica sul territorio regionale.

RISOLUZIONE

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

il Piano energetico regionale, oggi vigente, individua nell’aumento delle immatricolazioni dei veicoli elettrici una scelta strategica:

“…ln questo scenario, il ruolo delle auto elettriche diventa senza dubbio significativo e in tempi relativamente contenuti. Per le auto elettriche, infatti, si prevede nel 2020 un loro grado di immatricolazione al 20% sul totale. Questo livello di penetrazione delle autovetture elettriche è in linea con quello della Norvegia di oggi (il Paese più avanzato per quanto riguarda la diffusione delle auto elettriche), dove le politiche particolarmente favorevoli del governo verso questo tipo di mobilità hanno portato le immatricolazioni delle auto elettriche al 18% nel 2015 sul totale delle immatricolazioni in tutto il Paese. L’impulso alla diffusione dell’elettrico, in questo scenario, riguarda tutte le tipologie di veicoli: in un’ottica di decarbonizzazione dell’economia, infatti, questa è una delle principali misure per la riduzione delle emissioni di C02.”.

Considerato che

la Provincia Autonoma di Trento ha previsto dall’1 novembre 2017 incentivi per autoveicoli elettrici o ibridi plug-in. L’incentivo varia da 4.000 a 6.000 euro, a seconda che si tratti rispettivamente di autoveicoli ibridi plug-in o elettrici.

La Provincia Autonoma di Bolzano ha da pochissimo approvato una serie di incentivi a favore di chi acquista una auto elettrica consistenti in una riduzione di 4.000 euro sul prezzo d’acquisto e 5 anni di esenzione del pagamento della tassa automobilistica.

Evidenziato che

il Piano Energetico Regionale (PER 2030) prevede che nel 2020 si arrivi ad una immatricolazione di auto elettriche pari al 20% del totale e pari al 40% nel 2030.

Il Piano Triennale di Attuazione (PTA 2017-2019) del PER 2030 indica tra le azioni indicative dell’asse 5 Sviluppo della mobilità sostenibile l’azione Sostegno alle misure finalizzate alla diffusione di veicoli a ridotte emissioni senza specificare quali siano le azioni puntuali che si intendono adottare sia nell’immediato che al 2030.

Il Piano Triennale di Attuazione (PTA 2017-2019) del PER 2030 non indica quante risorse finanziarie si prevede di mettere in campo nel triennio 2017-2019 per le immatricolazioni elettriche pure, indicando solamente le risorse relative alle immatricolazioni ibride benzina-elettrico (1,5 mln. €).

Impegna la Giunta regionale

ad adoperarsi affinché venga istituito un Fondo di incentivazione alla mobilità elettrica consistente in appositi contributi per l’acquisto di auto elettriche e per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla ricarica dei veicoli, anche in sede privata, al fine di aumentare la diffusione della mobilità elettrica sul territorio regionale.

A firma dei Consiglieri: Bertani, Gibertoni, Sassi, Sensoli, Piccinini, Cardinali, Ravaioli, Caliandro, Marchetti Francesca, Sabattini, Zoffoli, Serri, Rontini

Risoluzione per impegnare la Giunta a dare attuazione all’impegno di estendere le agevolazioni per l’acquisto di auto ibride anche a quelle immatricolate nel 2017, nelle forme e nei contenuti equivalenti alle auto immatricolate nel 2018.

RISOLUZIONE

L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Premesso che

gli alti livelli di inquinamento atmosferico registrati nelle città emiliano-romagnole e l’intero territorio regionale pongono una necessaria riflessione in merito alle azioni da adottare per una riduzione delle fonti di emissione.

Il traffico automobilistico incide per circa il 10% sul totale delle emissioni di sostanze inquinanti.

Considerato che

con Legge Regionale 29 dicembre 2015, n. 23 la Regione Emilia-Romagna aveva disposto per l’anno 2016 l’esenzione totale dal pagamento della tassa automobilistica dovuta per il primo periodo fisso e per le due annualità successive ai proprietari di autoveicoli nuovi con alimentazione ibrida benzina-elettrica, o gasolio-elettrica, o con alimentazione benzina-idrogeno.

Valutato che

stante la grave situazione di inquinamento atmosferico delle nostre città e dei nostri territori, è opportuno proseguire nell’incentivazione all’acquisto di auto ibride in sostituzione di un parco auto decisamente antiquato (il 50% dei veicoli ha più di 10 anni).

A fronte di modifiche normative, l’Emilia-Romagna nel 2018 ha messo in campo per tutti i residenti in Emilia-Romagna che acquistano un’auto ibrida di prima immatricolazione un contributo annuo, fino ad un massimo di 191€ (valore di un bollo medio), valido per le annualità 2018-2019-2020.

A tale atto è seguito l’annuncio da parte della Giunta ad estendere il medesimo contributo, con le medesime modalità ed importi, anche alle auto ibride immatricolate nell’anno 2017, per le annualità 2018-2019-2020.

Impegna il Presidente della Regione Emilia-Romagna e la Giunta regionale

a dare attuazione all’impegno di estendere le agevolazioni per l’acquisto di auto ibride anche a quelle immatricolate nel 2017, nelle forme e coi contenuti equivalenti alle auto immatricolate nel 2018.

A firma dei Consiglieri: Rancan, Cardinali, Tarasconi, Molinari, Montalti, Ravaioli, Zappaterra, Poli, Marchetti Francesca, Zoffoli, Boschini, Iotti, Rainieri, Caliandro, Bargi, Bagnari, Liverani, Pettazzoni, Pompignoli, Marchetti Daniele, Foti, Rontini