L’Emilia-Romagna prosegue la sua battaglia contro la diffusione del nuovo virus.

Il Presidente Bonaccini ha prorogato le misure regionali di contenimento in parallelo a quelle nazionali.
Ma non si sta con le mani in mano in attesa giorno dopo giorno dei dati sui contagi e la malattia.
Va avanti il cambio di strategia che Bonaccini ha preannunciato: messa in sicurezza dei punti strategici del sistema di cura e dei servizi, test e cure domiciliari per prevenire il processo di aggravamento e l’ospedalizzazione dei pazienti.
La Regione sperimenta per prima in Italia uno «screening» di rilevanti dimensioni.
Si comincia con 50mila test sierologici. I prelievi saranno effettuati al personale della sanità pubblica e privata convenzionata e a quello dei servizi socioassistenziali dell’intero territorio regionale.
Sono circa circa 100mila lavoratori, di cui più di 60mila solo nel sistema sanitario regionale pubblico.
Per questo sono già stati ordinati ulteriori 100mila test, e a percorso completato saranno 200mila circa i test effettuati.
In questo modo si verifica, con un’analisi del sangue, rapidamente, la presenza e il tipo di anticorpi nell’organismo, e quindi si ottengono informazioni molto importanti.
In primo luogo se la persona è venuta in contatto con il virus. Chi risulta negativo verrà testato nuovamente dopo 15 giorni, le persone positive saranno invece sottoposte a un tampone per avere la conferma dell’infezione.
Individuare i contagiati è assolutamente necessario. La sicurezza di medici, infermieri, lavoratori della sanità e dell’assistenza e dei pazienti è la prima priorità.
Mentre parte questa “campagna”, è molto presente il dibattito sul dopo “lockdown”. Si tratta di un argomento della massima delicatezza.
Ci vuole la massima attenzione e occorrono informazioni che oggi non possediamo completamente per valutare bene le misure da prendere prossimamente. Ecco allora l’annuncio di Sergio Venturi dell’intenzione di fare un campionamento della popolazione, sempre con lo strumento dell’analisi sierologica, per capire quanta popolazione ha avuto o avrà questa malattia. Sembra ormai accertato che molte persone abbiano subito il contagio e sviluppato la malattia senza o con pochi sintomi, ma non conosciamo quanti siano. Abbiamo ascoltato o letto nei giorni scorsi molte ipotesi, alcune gravissime. Bisogna conoscere la situazione. Ecco perché alla speranza uniamo la prudenza e soprattutto l’azione.